Points of view: Concussion – Zona d’ombra

Concussion - Zona d'Ombra

Concussion – Zona d’ombra si aggiunge ai numerosi film d’inchiesta e biografici che il cinema ha prodotto negli ultimi tempi: Truth, La grande scommessa, Il caso Spotlight (vincitore del Premio Oscar 2016) e il film biografico L’ultima parola – La vera storia di Dulton Trumbo, tutti volti a raccontare un pezzo di storia americana o a celebrare uno dei suoi protagonisti.

Questa volta il protagonista indiscusso è Will Smith che torna sul grande schermo sempre all’altezza di ruoli impegnati e drammatici interprete di un thriller biografico e d’inchiesta scritto e diretto da Peter Landesman.

Zona d’ombra racconta la storia vera del dottor Bennet Omalu (Will Smith), il famoso neuropatologo forense di origini africane che all’inizio degli anni 2000 sconvolse con la sua scoperta il mondo sportivo americano dedito al football, sport per eccellenza, e la National Football League, la potente Lega a capo degli affari politici ed economici che giravano e girano intorno a questo sport.

Quando il dottor Omalu si trovò ad operare autopsie su corpi di campioni ed ex-campioni di football americani morti suicidi o in seguito ad arresti cardiaci, esaminando il cervello di uno di questi, Mike Webster, campione dei Pittsburgh Steelers, scoprì una relazione tra la stato di depressione e di pazzia di cui l’ ex-giocatore soffrì nell’ultimo periodo della sua vita e le violente testate o traumi cranici che aveva subito costantemente durante la sua carriera: continue commozioni celebrali che portarono alla malattia degenerativa del cervello in seguito definita CTE (Encefalopatia traumatica cronica).

Il dottor Omalu, uomo dalla grande integrità morale e dall’incrollabile etica professionale, combattè per salvare vite umane, andando contro tutto e tutti nel rivelare una spinosa e scomoda verità che l’opinione pubblica fece fatica ad accettare che i potenti cercarono di soffocare perchè contraria ai loro interessi.

A rendere Omalu una vittima perseguitata, degna di riscatto e venerazione, fu sicuramente la sua origine africana. Da qui l’introduzione nel film del tema del razzismo, il rifiuto di accettare una scomoda verità soprattutto se quella verità deriva da una persona di colore e da un immigrato nigeriano, ed il tema dell’integrazione, desiderio di appartenere all’America visto come il Paese dove i sogni diventano realtà.

Landesman ha scelto un argomento interessante ed importante da far conoscere, ricordare e raccontare ma, nonostante i buoni propositi e le ottime premesse, la storia parte e ripiega ripetutamente sul suo protagonista dalla personalità integerrima, buona e coraggiosa, e si perde in esami esistenziali di un uomo che è certamente un esempio da seguire ma le cui riflessioni eccessivamente retoriche spesso si dilungano e prevalgono sulle azioni.

Se da una parte tale predominante centralità consente a Will Smith di distinguersi sempre nel suo talento, dedito in modo completo, anima e corpo, ai suoi personaggi, dall’altra porta ad una retorica esagerata, poco convincente e piatta dal punto di vista emotivo tale da sminuire un importante dramma che ancora oggi interessa la salute degli atleti.

La pellicola, pertanto, scorre piatta e lenta, senza colpi di scena e priva di coinvolgimenti emotivi.

Degne di nota, tuttavia, le performance dei suoi protagonisti, oltre a Will Smith, l’interpretazione di Gugu Mbatha Raw, moglie di Omalu, e di Alec Baldwin, “pentito” medico sportivo.

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