Creed. Recensione in anteprima!

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Creed **1/2

Il secondo film di Ryan Coogler, dopo l’esordio fortunato di Fruitvale Station è una sorta di spin-off della serie di Rocky.

Apollo Creed era il pugile campione del mondo, con cui l’italo-americano di Philadelphia combatteva nel primo e nel secondo episodio della saga. Morto sul ring del corso del quarto episodio, durante un incontro con il russo Ivan Drago, Creed ha lasciato però un figlio nato fuori dal matrimonio, che non ha mai conosciuto.

Adonis è cresciuto tra riformatorio, famiglie affidatarie e carcere minorile, dopo la morte prematura della madre.

La moglie di Apollo decide alla fine di adottarlo, per consentirgli di studiare e di ritrovare il calore di una famiglia. Adonis però ha nel sangue la passione per la boxe e, nonostante lavori per una società finanziaria, nei weekend indossa i guantoni a Tijuana.

Il richiamo del ring è troppo forte: si licenzia e decide di allenarsi professionalmente.

Ma a Los Angeles il peso del suo cognome è troppo grande: Adonis decide di spostarsi quindi a Filadelfia, usando il cognome della madre, per ricominciare da zero nella palestra un tempo gestita da Mickey, l’allenatore di Rocky Balboa, l’amico-rivale del padre.

Rocky però è uscito dal giro, si è ritirato nel suo ristorante, Adrian’s, e non ha molta voglia di tornare nel mondo della boxe. Ma la rabbia e la determinazione di Adonis e un fortunato incidente, che mette fuori gioco lo sfidante al titolo mondiale, detenuto dall’inglese ‘Pretty’ Conlan, lo convincono a prendere sotto la sua ala il giovane pugile.

Il film di Coogler più ancora che un sequel è davvero una sorta di remake del film originale, rimettendo in scena molti dei momenti che hanno fatto la fortuna del film di Avildsen, scritto e interpretato da Sylvester Stallone: dall’inizio con gli incontri minori, all’opportunità inattesa per il titolo mondiale, dall’allenatore riluttante, alla storia d’amore che rimane in sottofondo, dall’allenamento cittadino e old style a Philadelphia, fino alla fanfara di Bill Conti che segna l’ultimo round nella sfida decisiva.

Creed è un atto d’amore spudorato e senza vergogna: riprende tutti i cliché dell’originale, mettendo in scena la rivincita dell’underdog, la sfida dell’umile che si gioca la chance della vita.

Rocky era un racconto così tipicamente americano, così fedele al mito della seconda opportunità, da risultare travolgente nella sua ingenuità. Nel contesto perfettamente coerente della New Hollywood, Stallone aveva creato uno degli antieroi più popolari del suo tempo. Un figlio dell’America dell’emigrazione, che si faceva strada nella vita grazie al sacrificio e al lavoro duro.

La sua sfida più grande non era alla fine quella con l’imbattibile Apollo Creed, ma quella con se stesso.

Il crescendo emotivo che accompagnava il bravo ragazzo del quartiere, capace di resistere ai colpi del campione, era il frutto di una sceneggiatura semplice, ma in grado di toccare sentimenti primari.

Coogler non ha fatto altro che ripercorrere lo stesso identico canovaccio, senza mai rinnegare il percorso della saga, fino a ricollegarsi direttamente anche all’ultimo Rocky Balboa. Tutto si tiene nel suo film, lo sguardo è rivolto al passato, l’effetto nostalgia è volutamente cercato.

E’ cinema vecchio stile, certo, incapace di uno sguardo davvero personale sulla realtà e poco interessato a mostrare la distanza tra la Philadelphia del 1976 e quella di oggi.

Se il film di Avildsen si giovava di piccole notazioni minori, di comprimari e losers in grado di restituire una certo spirito realista alla favola incredibile del protagonista, qui il regista si limita a mettere in scena un doppio duello/duetto: quello tra Adonis e l’anziano Rocky e quello tra lo stesso Adonis e Bianca, la musicista che abita sotto di lui.

Su questo canovaccio naturalmente Coogler innesta la storia del riscatto del protagonista, dal riformatorio sino alla chance per il titolo, con qualche timido accenno alla cultura di strada.

Il suo Creed funziona perfettamente, proprio perchè in fondo non è che un ricalco sapiente dell’originale a cui rende sentito omaggio. Gli appassionati della saga vi ritroveranno le stesse vibrazioni del classico degli anni ’70, gli altri si divertiranno a sentir raccontare ancora una volta una vecchia storia, che no smette mai di funzionare.

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