Italia: ultimo atto. Il nuovo libro di Fabrizio Fogliato

Italia ultimo atto Fogliato

Il nuovo libro di Fabrizio Fogliato, Italia: ultimo atto, è un viaggio appassionante e inedito nel cinema italiano, che abbraccia il lungo cinquantennio che dalla crisi degli anni ’20 approda sino al rapimento di Aldo Moro, passando attraverso i momenti più oscuri del secondo dopoguerra e gli anni apparentemente felici del boom economico.

Ma Italia: ultimo atto non è solo un libro di cinema, è un grande romanzo sugli italiani, sul loro carattere, sui loro desideri, sulle loro paure. L’idea di Fogliato è quella di raccontare quanto il cinema abbia saputo interpretarne – e influenzarne – l’evoluzione.

Per rintracciare i confini di questo percorso, a due vie, tra grande schermo e pubblico, l’autore si è affidato ad una ricerca filologica straordinaria, attraverso il cinema popolare, quello dei generi, quello dei film ad episodi, spesso dimenticato e trascurato, ma capace invece di rappresentare l’indole degli italiani in maniera più netta ed essenziale, meno mediata dalla forza delle istanze d’autore.

Il progetto di Fogliato lascia davvero senza fiato, per la capacità unica di indagare la storia del nostro paese, in un continuo rimando tra realtà e rappresentazione, tra cronaca e sogno.

Italia: ultimo atto procede in due direzioni, una cronologica che comincia da Mussolini e dalla nascita dell’Istituto LUCE e della settimana INCOM ed arriva sino alle soglie degli anni ’80, segnati dalla violenza terroristica e dal tunnel dell’eroina; l’altra invece tematica, che individua e ripercorre, nel corso del ventennio 1959-1979, le linee di frattura della società e del costume italiano ed il rapporto sempre più ambiguo e consapevole dello spettatore con le immagini.

Fogliato mette in fila, con la consueta abilità narrativa, una serie di film che si vorrebbe vedere o rivedere immediatamente: da Rotaie di Mario Camerini ad Acciaio di Ruttmann, tratto da Pirandello, da Treno Popolare di Matarazzo, fino ai prodromi del neorealismo, Roma città libera di Marcello Pagliero, Proibito rubare di Luigi Comencini, ambientato nella Napoli occupata dagli americani, Tombolo paradiso nero di Giorgio Ferroni, ispirato da un articolo di Montanelli sulla pineta di Livorno come zona franca di illusioni e illegalità.

Il ritratto delle città italiane occupate dalle forze alleate è dipinto a tinte fosche, tra sfruttamento, prostituzione, contrabbando, tradimenti.

Gli anni ’50 segnano la rinascita della piccola borghesia ed il cinema è costretto ad adeguarsi: lo spettatore degli anni ’50 è l’ultimo di quell’Italia contadina e semplice, spesso analfabeta, che si ritrova nelle sale di seconda e terza visione per ridere e molto spesso per piangere, immedesimandosi negli eroi del grande schermo.

Ed allora è un profluvio di melodrammi, ma anche di ritratti di borghesia in nero: il collettivo Siamo donne, la proposta indecente di Vortice di Matarazzo, Una donna ha ucciso di Cottafavi.

Ma gli anni ’50 sono anche quelli della grande migrazione interna verso il nord industriale e le grandi città. C’è una frenesia del riscatto che travolge soprattutto i giovani, disposti a tutto per il denaro: il racconto di Fogliato passa attraverso Guendalina di Lattuada e Febbre di vivere di Claudio Gora, un vero tour de force registico, per approdare infine a L’inferno addosso di Gianni Vernuccio, rimasto impigliato nelle maglie della censura e mai uscito nelle sale, per la sua visione disincantata dell’omicidio, come forma di ribellione estrema ad una famiglia grottesca e caricaturale.

Il viaggio prosegue quindi negli anni del boom economico, dei nuovi consumi e dei nuovi desideri: la spiaggia come simbolo della villeggiatura d’agosto, tra Lattuada e Risi, la giustizia come fardello per i furbi e i trasformisti alla Alfredo Martelli, il protagonista de L’assassino di Petri, interpretato da Mastroianni o alla Giovanni Alberti, ne Il Boom di de Sica, interpretato da Alberto Sordi, la politica ipocrita e moralista come nell’episodio Il complesso della schiava nubiana, con un memorabile Ugo Tognazzi democristiano.

E non siamo che all’inizio del grande romanzo popolare di Fogliato, che prosegue ancora attraverso l’odissea giovanile tra musica e violenza, come in Milano nera da una sceneggiatura di Pasolini, stravolta in sede di riprese, i polizieschi delle città assediate dalle bande criminali, come in Banditi a Milano di Lizzani ed i film di Umberto Lenzi, la rivoluzione sessuale post-sessantottina, tra angosce esistenziali, rivendicazioni femministe e pruriti commerciali, ben rappresentate dalla Erika Blanc di Io, Emmanuelle o da Top sensation di Alessi e Le salamandre di Cavallone.

Il viaggio si chiude con due film rimossi e con una coda sensazionale: Morire Gratis di Sandro Franchina, custodito al Mo.Ma di New York, uno dei rarissimi road movie italiani e Flashback di Raffaele Andreassi, il suo unico film di finzione, presentato a Cannes nel 1969, che riavvolge il nastro sino alla Seconda Guerra Mondiale, affidando il ruolo del protagonista ad un soldato tedesco, perdutosi al di là della Linea Gotica.

Il lungo epilogo è invece dedicato ai quattro film di Massimo Pirri, realizzati tutti nella seconda metà degli anni ’70, capaci di anticipare tragicamente il destino dell’intero paese: dalle utopie libertarie di Càlamo, alla strada senza uscita del terrorismo di Italia: ultimo atto, alla borghesia corrotta e prigioniera dei propri vizi di L’immoralità, sino al cupio dissolvi della droga in Tunnel/Eroina, girato nel 1979, presentato alla Mostra di Venezia ed uscito solo nel corso del 1983.

Il lungo capitolo su Pirri si apre con la ripubblicazione della bella intervista di Pulici al regista, a cui segue quella di Fogliato al suo co-sceneggiatore storico, Morando Morandini jr. I quattro film chiave di Pirri sono quindi esaminati dall’autore con grande attenzione al contesto e nelle loro profetiche implicazioni sociali e politiche.

Qui si chiude il primo volume della contro-storia di Italia: ultimo atto, ma il secondo è già in lavorazione.

Il lavoro di Fogliato è davvero encomiabile e ricchissimo di spunti, osservazioni, spigolature, note che vi accorgerete di appuntarvi, a futura memoria.

Ma la sua forza più travolgente è quella di spingere il lettore a ripercorrere il suo viaggio, riscoprendo questi film dimenticati e perduti, nei listini dei distributori di home-video, nelle biblioteche o nelle cineteche, magari online.

L’auspicio è che Italia: ultimo atto possa diventare anche un viaggio per immagini, perchè quel tesoro scoperto da Fogliato merita certamente di essere condiviso.

Non perdetelo. In libreria!

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ITALIA: ULTIMO ATTO – L’ALTRO CINEMA ITALIANO – Vol. 1
Da Alessandro Blasetti a Massimo Pirri

Brossura – 470 Pagine
Euro 20,00
Edizioni Il Foglio
Collana LA CINETECA DI CAINO – 3

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