Ex Machina. Recensione in anteprima!

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Ex Machina ***

Fumettista e scrittore inglese, noto per il bestseller di culto The beach, diventato poi un film di Danny Boyle con Di Caprio, Garland ha lavorato molto anche per il cinema: sono sue le sceneggiature di 28 giorni dopo, Sunshine e del capolavoro Non lasciarmi.

Ex machina è il suo clamoroso debutto alla regia, prodotto da Scott Rudin e Film4, con un budget indipendente.

Caleb è un programmatore del più grande motore di ricerca del mondo, Blue Book. Una mattina vince la lotteria aziendale: passerà una settimana con il fondatore della compagnia, Nathan.

Un elicottero lo scorta nella segretissima magione del guru, nascosta nel mezzo di una foresta.

Dopo aver ricevuto un badge all’ingresso, Caleb si addentra nella villa costruita sulla roccia, fino ad incontrare Nathan: barba lunga, occhiali, testa rasata, intento a smaltire un dopo sbornia al sacco da boxe.

Con modi affabili e melliflui, il fondatore convince il suo impiegato a firmare un accordo di assoluta riservatezza su quello che vedrà nel corso della settimana.

C’è in ballo una ricerca segretissima sull’intelligenza artificiale e Caleb è stato convocato per effettuare una sorta di ‘test di Turing’ su Ava, una macchina dal volto femminile, capace di sentimenti, di relazioni, di linguaggio e pensiero autonomo.

Il compito del protagonista è di mettere alla prova l’intelligenza artificiale creata dalla Blue Book.

Solo che nel corso delle sedute giornaliere, Caleb comincia a sospettare di essere lui stesso oggetto di indagine. Prima viene messo in guardia da Ava sulle bugie di Nathan nel corso di black out provocati ad hoc dall’automa, poi finisce per scoprire sentimenti umanissimi nei confronti della macchina.

Nella villa ipertecnologica c’è solo un’altra persona, Kyoko, una donna giapponese che non sembra comprendere l’inglese…

Il film di Garland torna sui temi della fantascienza distopica e sui limiti della ricerca scientifica e del controllo delle tecnologie che da sempre sono al centro della sua riflessione cinematografica.

E’ evidente che dietro il genio manipolatorio di Nathan ci sono i grandi padri dell’informatica 2.0, da Mark Zuckerberg a Page & Brin, fino a Steve Jobs.

Nel suo persoaggio si sente l’eco di una volontà di potenza che non accetta alcun limite e che non si interroga sul senso della vita.

Eppure Garland non sembra voler descrivere un nuovo grande fratello nell’epoca dei social media e della fine della privacy: non c’è moralismo nel suo apologo, che prende le mosse dal contesto, in modo assolutamente neutrale.

Ma così come accadeva in Blade Runner, l’elemento umano, l’istinto di sopravvivenza, l’anelito alla libertà finiscono per avere la meglio su di ogni tentativo di ingabbiare, contenere e indirizzare quella scintilla di vita che il creatore ha donato alla sua creatura.

Se volete siamo ancora dalle parti di Mary Shelley: Garland riscrive, nel tempo presente, la favola tragica di una volontà prometeica che non indietreggia di fronte a nulla, prefigurando uno scenario inedito, capace di rompere la dittatura del controllo.

Per farlo utilizza magnificamente la scenografia naturale e architettonica, che sembra rappresentare per i protagonisti una prigione senza via d’uscita, si fa beffe dell’ossessione per tessere, password e programmi, costruendo un meccanismo narrativo che brucia lentamente, che svolta con precisione glaciale, accumulando indizi e scoperte, che ribaltano costantemente il punto di vista.

Ex Machina non solo respira perfettamente l’aria del suo tempo, ma si pone di fronte alla creazione della vita, ai limiti dell’uomo ed alla ricerca della propria identità, in modo da riaggiornare quelle riflessioni, alla luce delle conquiste tecniche e scientifiche.

Cita opportunamente Oppenheimer e Wittgenstein e nel farlo supera naturalmente i limiti del film a tesi, un po’ come era avvenuto vent’anni fa con un’altro grande racconto, quel Truman Show, che tante riflessioni aveva saputo anticipare e la cui forza non smette di sorprendere i nuovi spettatori.

Ottimo il lavoro dei tre protagonisti: Domhall Gleeson è il debole Caleb, Oscar Isaac, sempre più mefistofelico, interpreta Nathan, ma è soprattutto l’Ava di Alicia Vikander a sorprendere, per misura e sfumature drammatiche. Dopo essersi rivelata in Anna Karenina e A Royal Affair, qui è alle prese con un personaggio completamente differente, lontanissimo da pizzi e crinoline, che da strumento si fa mezzo e poi azione, fino a perdersi nel mondo, ombra e riflesso di vita, come nel mito della caverna.

Da non perdere.

ex Machina 2

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