The Raid 2: Berandal

timthumb

The Raid 2: Berandal ***

Dopo lo straordinario e sorprendente The Raid: Redemption, capace di spingere i limiti del cinema action ad una fisicità ormai del tutto inconsueta e prodigiosa, Gareth Evans non avrebbe potuto donare al suo film un sequel più ispirato.

Il primo capitolo della storia di Rama, raccontava l’assedio della polizia ad una roccaforte della malavita organizzata: nella risalita di un vecchio palazzo verso le stanze occupate dal boss gli assaltatori finivano per diventare ostaggio del terrore, in un film che usava l’unità di luogo, tempo ed azione in maniera esemplare.

The Raid 2 riparte esattamente dove era finito il capitolo precedente: sopravvissuto all’attacco, Rama viene interrogato da un superiore, Bunawar, che si occupa di una squadra speciale che combatte le diramazioni della criminalità organizzata nelle istituzioni e nella polizia.

Bunawar propone a Rama di infiltrarsi nella gand del boss Bangun, facendo amicizia con il figlio Uco, detenuto in prigione.

L’ingresso in carcere sarà durissimo: Rama ci resterà due anni, ma si farà amico Uco e, una volta uscito, sarà accolto come un figlio da Bangun.

Nel frattempo un altro boss, Bejo, ha freddato il fratello di Rama e ha deciso di muovere guerra a Bangun, in maniera piuttosto subdola.

Uco scalpita per assumere sempre nuove responsabilità, scontrandosi con il padre che gestisce i suoi affari con antica saggezza.

Evans evita di ripetere l’exploit del primo capitolo, rinnovando completamente la struttura narrativa del secondo, che si distende su più anni ed ha una narrazione più tradizionale, nella quale gli straordinari numeri d’azione scoppiano con una forza ancor più devastante.

Il film perde il ritmo nevrotico e febbrile che aveva l’originale, ma guadagna in complessità psicologica e ambizione drammatica.

Iko Uwais è a dir poco fenomenale, capace di trasformare qualunque oggetto quotidiano in un’arma letale. Il suo corpo di adatta all’ambiente e ne sfrutta ogni risorsa.

Il film procede evidentemente per accumulo verso lo showdown finale con l’avversario più temibile, ma nel percorso, Evans inserisce molte deviazioni che rendono il viaggio assai più interessante.

Le sequenze memorabili si sprecano, in un tentativo inesausto di rinnovare ancora una volta le coreografie e l’architettura stessa del cinema d’azione.

Fin dall’ingresso in carcere con Rama che usa gli spazi angusti di un bagno per affrontare una schiera pressochè infinita di avversari, alla scena chiave in cui i carcerati si affrontano nel campo all’aperto, sotto la pioggia e nel fango, ogni volta Evans suggerisce angoli di visione inconsueti, riprende i suoi attori e gli stuntman, tutti esperti nel Pencat Silat, un’arte marziale indonesiana di brutale efficacia e stordente bellezza coreografica.

Questa volta i personaggi usano magnificamente anche armi bianche e lame corte che sembrano estensioni cyberpunk dei pugni stessi.

Per non parlare dell’inseguimento in auto, con il protagonista che cerca di liberarsi di 4 guardie del corpo all’interno di una di esse. La macchina da presa di Evans è prodigiosa e lascia letteralmente a bocca aperta.

E se forse in questo secondo episodio, il regista gallese paga qualche debito al cinema dei maestri, da Tarantino a Jackie Chan, sino a Park Chan Wook ed all’ultimo Refn, il suo non è mai un omaggio sterile, ma una reinvenzione funzionale, come nel caso dei due killer che usano la mazza da baseball ed i martelli.

Ed anche se c’è qualche sbavatura narrativa e qualche momento in cui il film sembra prendere fiato nel corso delle quasi due ore e mezza di durata, siamo di fronte ad un film che chiede anche allo spettatore di partecipare all’azione, incassando i colpi di Rama e spingendo i limiti del visibile sino al punto di non ritorno.

Chi potrà fare di più?

The-Raid-21

Un pensiero riguardo “The Raid 2: Berandal”

E tu, cosa ne pensi?

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.