Anni felici

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Anni felici ***

Roma 1974: Guido è un artista d’avanguardia che cerca di farsi largo nel mondo chiuso dell’arte, tra galleriste che vendono le sue opere più facili, modelle che si prestano compiacenti alle sue performance e critici volubili e per lo più ostili.

Guido è sposato con Serena, una donna borghese che viene da una famiglia di commercianti. La distanza tra i due sembra farsi sempre più ampia, sino alla rottura quando Serena, dopo aver partecipato a sorpresa ad una performance milanese di Guido, del tutto equivocata dalla stampa, decide di accettare l’invito della gallerista Helke per una vacanza in Francia per sole donne.

Il film è raccontato dal punto di vista di Dario, uno dei due figli della coppia.

Daniele Luchetti mette in scena la sua autobiografia più sentita e dolorosa, con i suoi genitori e la sua infanzia di bambino costretto ad una maturità precoce.

Scenate di gelosia, scontri tra arte e denaro, sincerità dell’ispirazione e mode imposte, tutto ritorna nel racconto di Luchetti, che si giova di due tra i migliori attori italiani.

Kim Rossi Stuart, artista maledetto e superficiale, che si sente prima ossessionata dal controllo della famiglia, ma poi senza quest’ultima non riesce a stare è un Guido semplicemente perfetto.

La sua maturità espressiva è centellinata in poche opere in cui il suo talento ha davvero la forza di imporsi. I suoi duetti con Micaela Ramazzotti sono magnifici e finiscono paradossalmente per fagocitare il film che si accende e si spegne con loro, forse troppo innamorato dei suoi attori e dei suoi personaggi.

Certo c’è l’autobiografia di mezzo, difficile per Luchetti mantenere la giusta distanza, ma questo Anni felici è un film certamente riuscito, mai banale, pieno di verità e di dolore.

Ed anche una riflessione non banale sul mondo dell’arte e sul ruolo dell’artista, che deve essere capace di trovare in se stesso e nel suo mondo la fonte della sua ispirazione, senza seguire forme che non gli sono proprie.

Il film termina su una nota dolceamara, e, come succede solo rare volte, si vorrebbe sapere di più di Guido e Serena, si vorrebbe restare con loro ancora un po’.

Luchetti ci lascia un film forse imperfetto, senza equilibrio, ma vitale e generoso, come i suoi interpreti.

Uno dei migliori italiani dell’anno.

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