A view from the cellar: brothers, in law

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Blood

Nick Murphy

2013 .

Anni fa ho attraversato un pezzetto di Galles tornando in treno dall’Irlanda, e ricordo di essere stato impressionato dal paesaggio lunare che mi scorreva davanti. Non ci sono più tornato, ma vorrei.

Blood è stato girato su un’isola del Galles, Hilbre. Il vento, lo spazio, la splendida desolazione di questo posto, raggiungibile solo quando la marea è bassa, regalano a questo film buona parte del suo fascino. La verità è sepolta dall’acqua, ma non scompare: resta nascosta, e prima o poi la marea la farà emergere.

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Prima della decadente ghost-story The awakening, Nick Murphy ha diretto questo film, livido ritratto di due fratelli, (true) detectives alle prese con l’omicidio di una ragazzina e con la loro stessa discesa nel buio. Murphy proviene dalla tv, e anche Blood proviene da una serie televisiva. Insomma, troppa tv fa male: il risultato è una sensazione di incompletezza, mancano troppi dettagli sul come e perchè, da dove e da quando. Proprio come se ci fossero state puntate precedenti che non abbiamo visto.

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Il crimine, il thriller, la tensione narrativa sono ridotti ai minimi termini, emarginati, e trattati in maniera sbrigativa. Il regista punta tutto sui nodi famigliari e sulla generale atmosfera amara della pellicola, ed in questo riesce sicuramente a vincere, tanto da farla sembrare (e questo è indubbiamente un merito) più riuscita ed avvincente di quanto in realtà sia.

Il loro papà, ex-sbirro (brutale) pure lui, non fa altro che ripetere le stesse due o tre puttanate riguardo ai metodi spicci che usava per interrogare i sospetti, ma è giustificato dall’alzheimer. Il corpo maestoso di Brian Cox dona solennità a questo carismatico demente.

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Il sangue non è solo quello che scorre, il sangue è anche quello che lega i padri ai figli, nel solito continuo altalenante rapporto di amore/odio reciproco. Siamo ben lontani dal cinema di Clint Eastwood o di Paul Thomas Anderson, molto ben lontani. Ma il tentativo di Murphy è proprio quello di andare in quella direzione. Non ci riesce, quasi nessuno può.

Il risultato non affonda nella mediocrità, però. Grazie a Paul Bettany e Stephen Graham, capaci di dare peso e gravità ai due fratelli ed alla loro crisi irreversibile; e all’uomo-garanzia, Mr. Mark Strong, come sempre bravissimo, e perfettamente a suo agio nel ruolo del malinconico e solitario giustiziere.

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Blood non ci dice quasi niente, ad essere sinceri. Quello che ci frega, a noi, è che amiamo il genere. E un film così, con queste facce, questi posti, questo vento, noi siamo praticamente costretti ad apprezzarlo. Voi potete anche ignorarlo, non vi perdete niente.

Dikotomiko

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