Mereghetti, Zalone e la fortuna del cinema italiano

ZALONE, DANCS, ERGUY 2T6B6883

Il successo letteralmente mostruoso del film di Zalone, che in 4 giorni ha sfondato il muro dei 18 milioni d’incasso, spinge anche Mereghetti a qualche considerazione “di sistema”.

Dopo aver dedicato un’inutile paginata a raccontarci che in fondo Sole a catinelle era esattamente come ce lo saremmo aspettato, sul Corriere di domenica si rende conto che il film”ha attirato un pubblico che non va mai al cinema o che ci va raramente e che si muove solo per eventi eccezionali. Probabilmente sono gli stessi spettatori che decretavano gli incassi record dei cinepanettoni e che da un anno o due hanno cominciato a stancarsi di quella formula”.

San Checco ha fatto ancora il miracolo ed il mercato ringrazia sentitamente. Un po’ meno ringraziano gli altri film, che in questo ponte di novembre sono stati ridotti al ruolo di comparse“.

In chiusura: “il cinema italiano non può reggersi sugli eventi da mille copie. Avrebbe bisogno di normalità”.

Cioè 8-10 film che incassino 10 milioni di euro ed altrettanti tra i 5 ed i 10.

Invece sì, il cinema italiano respira un po’, soprattutto con gli esercenti che hanno programmato Sole a catinelle, ma poi? Non si può vivere di eventi isolati e di deserto perenne.

E poi vogliamo anche dire che questi nostri bravissimi produttori  non spendono un euro per produrre o distribuire altri film che non siano quelli delle loro galline dalle uova d’oro, passando serenamente da Zalone a De Sica, dai soliti idioti ai manuali d’amore?

Perchè De Laurentiis non produce il prossimo film di Crialese?  Perchè Valsecchi non sostiene Matteo Garrone?

Negli ultimi trent’anni la storia si è ripetuta puntualmente: con Celentano, quindi i Vanzina, poi i cinepanettoni di Neri Parenti, Pieraccioni, il trio, ora Siani e Checco Zalone. Tutti film che hanno fatto ricchi i loro produttori ed interpreti, ma che hanno provocato il progressivo depauperamento del nostro cinema, costretto ad accontentarsi troppo spesso di sceneggiature ridotte a raccolte di sketch o ricalchi continui di un originale ben riuscito.

Nessuno di questi film ha mai avuto alcuna eco a livello internazionale. Il dimenticatoio li ha accolti in pochissimo tempo, come fossero strani oggetti passati fuori moda, che si guardano con un certo sgomento. Il cinema di genere italiano si è ridotto a produrre inutili cloni di commedie improponibili ed ha finito per distruggere le fondamenta della nostra eccellenza, che sulla famosa commedia all’italiana, ma anche sul giallo, l’horror, il western, i primi polizieschi di derivazione francese, aveva costruito una sua credibilità industriale ed artigianale.

Certo è una semplificazione, ma non così lontana dalla realtà.

C’è stata qualche eccezione, anche di successo: ad esempio i nuovi comici (Benigni, Troisi, Verdone) che hanno almeno cercato di alzare l’asticella e di migliorarsi, riuscendoci spesso, ed arrivando sino ai festival ed all’Oscar, ma anche loro, per motivi diversi, si sono poi perduti.

Ed al cinema italiano non resta che aggrapparsi alle poche eccellenze, che non diventano mai sistema: non è poco, ma non basta.

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