BFI London 2013: B for Boy

B for Boy

B for Boy ***1/2

Le strategie fondamentali per seguire un Festival cinematografico sono due: puntare ai titoli famosi per vederli in anteprima e battere sul tempo i recensori, ovvero cercare i titoli minori – spesso opere prime, che a meno di vittorie non arrivano alla grande distribuzione – e sperare in qualche gemma nascosta.

B for Boy rientra nella seconda categoria. Opera prima in concorso per la regista-sceneggiatrice-produttrice nigeriana Chika Anadu, il film ha ricevuto la menzione speciale della giuria “per il suo ritratto semplice ma coinvolgente di una donna spezzata, in bilico tra tradizione e modernità nella Nigeria contemporanea.” A powerful film, told with a visual and emotional elegance.

Nelle parole di Anadu, “B for Boy è un dramma contemporaneo ambientato in Nigeria che racconta la storia di una donna e del suo bisogno disperato di avere un figlio maschio.” Una storia semplice, che pur non essendo basata su fatti realmente accaduti racconta con precisione e lucidità di sguardo la tragedia che moltissime donne (non solo in Nigeria) vivono ogni giorno, prodotto di tradizioni culturali retrograde che la femminista militante Anadu si impegna da anni a combattere.

Una storia semplice, che tuttavia ha incontrato molte difficoltà durante le fasi di raccolta fondi e produzione: Anadu non fa mistero di aver potuto realizzare il film grazie a risparmi familiari, dato che nessuno era disposto a finanziare una regista senza esperienza – “ma d’altro canto, come si fa ad accumulare esperienza senza investimenti iniziali?”

Facendo di necessità virtù, Anadu costruisce un film minimalista, con ambienti dimessi dai colori opachi e nessuna concessione all’esibizionismo spettacolare nella colonna sonora o negli effetti speciali – al contrario, le scene di maggiore intensità emotiva sono spogliate di qualsiasi orpello visivo o sonoro, lasciando spazio ai dialoghi e all’espressività degli interpreti.

Al centro di B for Boy sta Amaka, splendidamente impersonata dalla quasi esordiente Uche Nwadili: il suo ritratto di donna vittima delle pressioni familiari e sociali restituisce con passione e misura la complessità e gli obblighi derivanti dell’essere professionista di successo, moglie e madre in una società patriarcale e misogina, in cui essere donna si identifica in ultima analisi con l’abilità di generare eredi maschi per mantenere la sicurezza e i beni del clan di appartenenza.

Dopo l’accoglienza più che positiva della critica e del pubblico londinese, B for Boy attraverserà l’Oceano per la prima statunitense all’American Film Institute Festival: gli auguriamo tutto il successo possibile.

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