Locarno 2013. Mary Queen of Scots

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Mary Queen of Scots **

Infanzia, giovinezza e morte per mano del boia di Maria Stuarda (1542 – 1587), regina di Scozia, regina consorte di Francia (seppur brevemente) e pretendente al trono d’Inghilterra. Tre volte sposa e tre volte vedova, Maria la cattolica fu imprigionata dalla cugina Elisabetta I per quasi vent’anni, condannata a morte e decapitata per ragioni di Stato e guerre di religione.

Una vita breve ma intensa, riassunta brillantemente dalla tagline dell’ultimo film del lucernese Thomas Imbach, candidato al Pardo d’Oro 2013: A queen who lost three kingdoms. A wife who lost three husbands. A woman who lost her head. Peccato che il film vero e proprio conservi poco della brillante concisione del trailer, somigliando più a un polpettone di consistenza televisiva.

Le vicende tragiche di Maria Stuarda hanno ispirato moltissimi adattamenti per il grande schermo – una Esecuzione di Maria Stuarda risale all’anno di nascita del cinema (1895), mentre rimangono nella storia della settima arte l’interpretazione di Katharine Hepburn (diretta da John Ford nel 1936) e quella di Vanessa Redgrave in una produzione inglese del 1972, regia di Charles Jarrott. A questo giro, la svizzera Okofilm Production non bada a spese per adattare l’omonima biografia di Stefan Zweig (apparsa per la prima volta nel 1935): il risultato è sontuoso, ma senz’anima. Costruito attorno a una serie di flashback in lingua inglese, il film è un mosaico di viaggi, incontri, scontri e lotte di cui ricostruiamo il senso grazie la voce fuori campo della protagonista, che legge (in lingua francese) le lettere scritte e mai inviate alla cugina Elisabetta.

Mary, Queen of Scots poteva essere un esperimento interessante: studiare il potere da vicino, attraverso gli occhi e la mente di una giovane donna estranea alle sue dinamiche. Lo spirito giovane si trasforma ben presto però in giovanilismo, con le questioni politiche che diventano questioni di cuore appesantite da una ricostruzione storica fedele, ma inutilmente pedante – diamo per scontato che sceneggiatori e regista abbiano studiato, e sappiano selezionare e snellire la trama con giudizio.. Mentre le incursioni nel pastiche sono qualcosa di già visto – Sofia Coppola e Marie Antoinette insegnano.

Non stupisce che i critici accorsi in massa alla proiezione per la stampa abbiano lasciato la sala in silenzio – niente applausi, molti sospiri e mezzi commenti delusi. Una delusione che va oltre il film in sé: Mary, Queen of Scots avrebbe potuto garantire al cinema svizzero un posto d’onore nell’olimpo delle grandi produzioni europee, e fornire un ottimo trampolino di lancio per i suoi giovani interpreti – prima tra tutti Camille Rutherford, che dona volto, voce e corpo atletico a Maria Stuarda.

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