Mereghetti su Star Trek Into Darkness

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La recensione settimanale del “Mereghetti” è dedicata a Star Trek Into Darkness, secondo episodio della nuova serie, sempre diretto da J.J.Abrams, in procinto di guidare un altro reboot, quello del concorrente storico Star Wars.

Il primo episodio era stato una piacevole sorpresa, capace di raccontare una storia nuova con gli stessi personaggi, mantenendo l’affetto ed il rispetto per il passato, senza inutili nostalgie.

“[…] Lo sforzo di ridare smalto e fascino cinematografici ai personaggi inventati da Gene Roddenberry a metà degli anni 60, Abrams se l’era in buona parte sobbarcato con il film del 2009, curiosissimo esempio di reboot che faceva «ripartire» la serie ringiovanendo i personaggi.

[…] Aiutato sempre dagli sceneggiatori Alex Kurtzman e Roberto Orci, a cui si è aggiunto per l’occasione Damon Lindelof, tutti abilissimi nel coccolare i fan della serie con rimandi e allusioni a episodi e battute diventati «storici», ma capaci anche di conquistare gli spettatori «nuovi» con una storia godibilissima anche se non si ha una conoscenza enciclopedica del mondo trekkiano.

 Lo si scopre immediatamente nelle primissime scene quando il doverismo «kantiano» di Spock (Zachary Quinto) lo spingerebbe a sacrificare la vita per compiere la missione che è stata gli è stata affidata (bloccare l’eruzione-esplosione di un vulcano per salvare una popolazione primitiva dalla distruzione) mentre l’insofferenza un po’ «anarchica» alle regole del suo superiore Kirk (Chris Pine) metterà in campo l’eterna risorsa del cinema hollywoodiano: elogio dell’individualismo più senso dell’amicizia. Con un «surplus» di citazioni cinefile che mescolano Indiana Jones a Star Wars e aiutano a capire perché lo stesso regista sia stato incaricato di far ripartire con un settimo film anche la serie «antagonista» inventata da George Lucas.

[…] La storia del film è quella – molto avvincente – della lunga riabilitazione morale di Kirk, degradato dopo aver infranto le regole per salvare Spock all’inizio del film ma poi riabilitato nel comando dell’Uss Enterprise quando il terribile Kahn sembra voler dichiarare una guerra personale alla Confederazione. Guerra che naturalmente nasconde molti segreti.

[…] Come ho detto all’inizio, le citazioni e le allusioni alla mitologia trekkiana non si contano (e in parte sfuggono ai non adepti come me).

[…] Ma cogliere o meno questi rimandi non inficia il puro piacere visivo e narrativo che Abrams sa innescare nello spettatore, riuscendo ancora una volta a far rinascere dalle sue «ceneri» un mondo fantastico che sembrava appannaggio solo dei fan puri e duri.”

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