Mereghetti su Nella casa

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La recensione settimanale di Paolo Mereghetti è dedicata al nuovo film di Francois Ozon, Nella casa.

Hitchcock più Zavattini più Woody Allen più Paul Klee più quel «mattone» di Viaggio al termine della notte (il perché di quel sostantivo lo si capisce nella penultima scena…) e la lista potrebbe proseguire quasi all’infinito. Il nuovo film di François Ozon, Nella casa, è una specie di puzzle sul tema della creazione, vista volta a volta come condivisione, voyeurismo, compensazione, invidia, sogno (e anche qui, chi più ne ha più ne metta) ma è soprattutto una nuova variazione sul tema dell’apparenze e della realtà, quello che pur nella varietà dei toni e dei modi ha innervato fino a oggi tutta la produzione di questo quarantacinquenne regista francese.

[…] il professor Germain (Fabrice Luchini) trova nei temi del suo allievo Claude Garcia (Ernst Umhauer) non solo un certo qual talento di scrittura, ma un’idea narrativa decisamente insolita: senza tanti preamboli, Claude confessa sulla pagina scritta il fascino che esercita su di lui, ragazzo disagiato di basse condizioni sociali, la famiglia borghese del suo compagno Rapha Artole (Bastien Ughetto). E i componimenti (che terminano sibillinamente con la locuzione: «continua») non svelano solo la sua fascinazione di classe, con tanto di citazione per l’«odore borghese» della madre Esther (Emmanuelle Seigner), ma anche i sotterfugi con cui Claude riesce a farsi amico Rapha e poi a farsi invitare a casa sua.

[…] Non tutto funziona alla perfezione, a cominciare da un doppiaggio a volte insoddisfacente. Su un punto di partenza simile, Sei gradi di separazione di John Guare (e Fred Schepisi) sapeva avanzare con più coraggio, ma è indubbio che la coppia dei coniugi Germain alla fine assuma un ruolo e un’importanza narrativa che all’inzio non sembravano avere e che i colpi di scena che offrono allo spettatore sono piacevoli e soprattutto sorprendenti (compreso l’utilizzo non convenzionale del capolavoro letterario di Céline). E quel finale «aperto», dove l’idea della Finestra sul cortile di Hitchcock è moltiplicata all’infinito e coniugata con la suggestione zavattiniana per cui basta pedinare la realtà per trovare storie affascinanti, aiuta a rileggere con ironia questa insolita commedia con riflessione filosofica incorporata.

Due stellette e mezza.

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