Venezia 2012. Thy Womb – Sinapupunan

Thy Womb – Sinapupunan **1/2

In concorso

Il nuovo film di Brillante Mendoza che ritorna in concorso a Venezia dopo Lola è in pari misura una ricognizione etnografica, sui riti ed i costumi dei Bajau, nomadi del mare filippini ed un racconto disperato di amore e perdita.

Nella piccola comunità delle isole Tawi Tawi, dove tutti vivono sul mare in equilibrio con la natura ed i suoi ritmi, la levatrice, che si prende cura dei figli degli altri, non può avere bambini.

Dopo molti anni di matrimonio, decide di consentire al marito di sposare una donna più giovane che gli regali un primogenito.

Inizia così una complessa ricerca tra le donne disponibili e con una dote che i due possano permettersi di pagare.

Il film si apre e si chiude su un parto, ripreso in diretta da Mendoza. La fertilità e la procreazione sono più importanti dell’amore. Nella civilità arcaica e musulmana dei Bajau, tutto è regolato secondo leggi non scritte, ma immutabili.

Il sacrificio d’amore sarà ancora più amaro di quanto preventivato.

Siamo dalle parti di Malick, se volete, con riprese straordinarie di fondali marini, matrimoni rituali, pesca con le reti.

Su tutto però c’è la determinazione di una donna, decisa a regalare la felicità più grande al proprio compagno, sino al punto di farsi da parte.

Il film sembra però racchiudere la tragedia personale della protagonista, nel respiro più ampio di una comunità e di una natura che esige il suo tributo per continuare a prosperare.

Non ci sono scene madri in Thy Womb, ma piccoli gesti, sguardi espliciti, silenzi sin troppo evidenti.

Mendoza è lontano anni luce dalla violenza di Kinatay, premio per la miglior regia a Cannes 2009. Anche il suo stile si è fatto più complesso, più ricco visivamente, segno di un cineasta che non ha ancora pienamente raggiunto la propria maturità espressiva.

3 pensieri riguardo “Venezia 2012. Thy Womb – Sinapupunan”

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