Cinema e pirateria. Uno studio tedesco sfata un falso mito…

Su La Repubblica online di questa mattina una notizia che finalmente sfata uno dei pregiudizi più duri a morire… quello che vede negli utenti, che scaricano film e video dalla rete, come uno dei nemici della settima arte ed un pericolo per la sopravvivenza della stessa macchina-cinema.

Sia chiaro, noi di Stanze di Cinema non supportiamo alcuna forma di pirateria e sosteniamo sempre il cinema in sala e sui supporti originali, a tutela degli autori e della creatività individuale.

Siamo però abituati ad analizzare i fenomeni, senza inutili semplificazioni, restituendone la complessità, senza censure o ipocrisie.

Ed allora occorre dire chiaro che proprio i cosiddetti pirati sono i maggiori frequentatori delle sale cinematografiche, coloro che acquistano e noleggiano film in dvd o blu-ray e che sostengono distribuzione e produzione ufficiale.

Chi ama il cinema non vuole perdersi le anteprime, rivede i film più volte, ama le proiezioni in sala, l’IMAX e magari anche un 3D efficace. Compra televisori in HD, lettori di blu-ray, computer potenti e hard disk, colleziona e cataloga i film del cuore: è il consumatore ideale per l’industria.

Fargli la guerra per qualche download è miope e controproducente.

La drammatica implosione dell’industria musicale, travolta dal download e dagli mp3 – gratuiti ed a pagamento-  non ha insegnato molto…

L’esperienza unica del cinematografo non è replicabile e coloro che usano il download lo fanno spesso per rompere il meccanismo delle uscite mondiali scaglionate, delle finestre tra sala e home video e i limiti ormai sempre più evidenti della distribuzione tradizionale, soprattutto sul cinema d’autore.

La tecnologia colpisce l’home video e si affiancherà in maniera sempre più forte ai supporti fisici, dvd o blu ray, su cui conservare i contenuti, ma nulla potrà mai sostituire la meraviglia di una sala buia.

Lo stesso è avvenuto anche nel campo musicale, con l’esplosione dei concerti dal vivo e dei dvd live, a discapito della forma tradizionale dell’album in studio.

La battaglia sacrosanta contro la pirateria va combattuta tenendo presente davvero chi sono i nemici delle major: non il singolo utente, ma chi trae vero profitto dalla commercializzazione di prodotti contraffatti, di scarsa qualità.

Lo scontro va combattuto inoltre con le armi proprie e sullo stesso terreno: rendendo disponibili i film anche in formato immateriale, sul web, in maniera semplice e poco costosa, e magari costringendo le compagnie telefoniche ad addebitare un canone fisso agli utenti, da corrispondere all’industria dei contenuti.

La tassazione va fatta alla fonte, l’accesso a banda larga al web presuppone naturalmente lo scambio di contenuti multimediali: è lì che bisogna intervenire.

Ecco qualche passo dell’articolo:

Tra i pirati ci sarebbero i migliori amici del cinema. Scaricare opere pirata favorirebbe il consumo legale, invece di scoraggiarlo. Sarebbe giunto a queste conclusioni uno studio segreto condotto dal noto osservatorio di ricerca GFK. Ma è stato tenuto nascosto perché i committenti non hanno gradito i risultati.

E i committenti – manco a dirlo – sono le aziende dell’industria tedesca dei film. La notizia, lanciata dal sito tedesco Telepolis 1, sta facendo il giro del web internazionale. Colpisce perché confermerebbe una tesi sostenuta, anche in Italia, da alcuni gruppi per la libertà del web, secondo cui la pirateria non danneggia l’economia del copyright.

Quest’ultimo studio riguarda gli utenti del sito Kino.to, che forniva link a film in streaming. A giugno, una mega indagine della polizia (250 agenti coinvolti) lo ha raso al suolo, portando all’arresto dei suoi 13 amministratori. Sul sito adesso appare un avviso, “chiuso in base al sospetto di aver creato un’organizzazione criminale che violava il copyright”.

Per calcare la mano, l’industria avrebbe quindi commissionato lo studio, per provare che il sito aveva danneggiato le vendite e fare un identikit di quei “criminali” che erano gli utenti. Ma lo studio – secondo quanto riferito a Telepolis da una fonte di GFK – ha dimostrato il contrario. Che gli utenti usavano il sito perlopiù per avere un’anteprima del film, che poi avrebbero acquistato o visto al cinema.

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