Incontrerai l’uomo dei tuoi sogni

Incontrerai l’uomo dei tuoi sogni **

Il nuovo film di Woody Allen ritorna su molti dei suoi temi preferiti, con la malinconia e la serietà di molte delle sue ultime opere.

Non è più tempo di commedia sembra dirci il genio newyorkese: nella ronde sentimentale che trascina almeno tre generazioni, c’è poco da stare allegri.

Alfie (Anthony Hopkins), atletico sessantenne, molla la moglie Helena (Gemma Jones), in cerca di ardori giovanili, che sfoga con una escort ignobilmente stupida.

La moglie intanto si deprime, tenta il suicidio e si trova conforto solo nelle favole di una presunta veggente, che gli promette miracolosi incontri sentimentali.

Intanto la figlia (Naomi Watts), assistente di un famoso gallerista, vive insoddisfatta con il marito scrittore: la madre li aiuta ad andare avanti, ma non possono nemmeno permettersi il figlio tanto voluto.

Intanto si convince di una possibile liason con il nuovo affascinante datore di lavoro (Antonio Banderas), mentre il marito (Josh Brolin) lascia l’impiego d’autista per terminare il suo quarto romanzo, cher verrà rifiutato dalla casa editrice.

Nel frattempo una misteriosa musa vestita di rosso (Freida Pinto) si affacciata alla finestra di fronte.

Sarà il destino a segnare una svolta nelle vite di tutti, creando speranze ed illusioni di felicità, ma a carissimo prezzo.

Allen sembra aver perso la leggerezza di un tempo, per chiudersi un un pessimismo sempre più cupo.

Descrive personaggi completamente allo sbando: vivono in balia del destino, senza sapere nulla di sè, nè delle persone che sono accanto a loro. Insoddisfatti, capricciosi, falliti, sembra cercare la felicità disperatamente, ma senza successo.

Non tutte le quattro storie sono sullo stesso livello: soprattutto Anthony Hopkins mi è parso in seria difficoltà con il suo personaggio, che ricalca un topos alleniano, fin dai tempi di Manhattan.

L’uomo maturo che abbandona la compagna per ricercare in giovanissime oche bionde il barlume della felicità giovanile, è un tema ormai logoro che Allen dovrebbe quantomeno aggiornare.

Bravissimi invece Josh Brolin, ingrassato ed arruffato, Naomi Watts, bellezza sfiorita dalle preoccupazioni familiari e Gemma Jones, madre confusa e credulona, che ha sempre una parola sbagliata per tutti.

Il finale aperto che Allen sceglie per i suoi personaggi, lascia l’amaro in bocca, ma è forse l’unico possibile.

La chiusura lascia insoddisfatti non tanto perchè non chiarisce quale sarà il fututo delle tre storie, ma perchè abbandona i suoi protagonisti proprio nel momento più dramamtico delle loro vite: le loro meschinità sono venute al pettine, i loro tradimenti sono evidenti, i loro errori sono scoperti, di fronte hanno solo la sconfitta.

Il futuro rimane chiuso in una palla di cristallo: con tre meravigliosi primi piani di Brolin, della Watts e di Hopkins, Allen lascia un velo di incertezza sulle loro esistenze, interrompendo pudicamente il racconto prima che la commedia diventi dramma.

Cosa ne sarà di loro? Il film non ce lo dice, se non nella citazione shakespeariana sull’insensatezza della vita, che apre e chiude il film. 

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