The Hurt Locker è il miglior film dell’anno: 6 Oscar per il film di Kathryn Bigelow. Tutte le foto dei vincitori!

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Ed alla fine, il piccolo film presentato a Venezia nel 2008, senza distribuzione, si è aggiudicato l’Oscar. Per Kathryn Bigelow è un successo senza precedenti, che va a coronare una carriera comunque prestigiosa, nella quale spiccano Point Break, Strange Days, Blue Steel, Il buio si avvicina.

Certamente non era il migliore dell’anno (palma che va senza dubbio a Nemico Pubblico) e neppure il più meritevole nel lotto dei dieci nominati (tra i quali spicca per originalità Bastardi senza gloria), ma ha una sua forza innegabile. Il sergente William James, spericolato artificiere dell’esercito, con la sua tuta che sembra arrivata dallo spazio è una figura che rimarrà certamente nell’immaginario di quei pochi che hanno avuto la fortuna di vedere The Hurt Locker.

Ora bisogna vedere se questi 6 Oscar – che premiano così generosamente il Best Picture che ha incassato di meno nella storia – saranno capaci di imporre all’attenzione del pubblico questo ed altri film sul conflitto iracheno, da sempre snobbati negli USA. O se invece The Hurt Locker entrerà presto nel novero degli errori più grossolani della storia degli Oscar.

Presentato al Lido, fu accolto subito dal plauso generale, anche della stampa di sinistra, che non sembrava vedere quanto ambiguo e contraddittorio fosse il punto di vista della Bigelow, la quale, pur mostrando entrambe le facce dell’impegno americano in Iraq, quella saggia e prudente del sergente Sanborn e quella incosciente e piena di pregiudizi del “rambo” James, finiva per preferire quest’ultimo, drogato dall’adrenalina che solo la guerra può offrire ed incapace di reinserirsi nel contesto sociale e familiare americano.

Anche la Bigelow si è mantenuta ambigua, accompagnando il film in Europa con parole chiare contro la guerra e sfumando in patria le sue posizioni in un approccio apolitico, possibile forse solo ora che Bush ha lasciato il posto al democratico Obama: non è più tempo di contrapposizioni forti. Si può cominciare a riflettere sulla guerra in modo anche provocatorio ed inconsueto.

Così come avvenne con la guerra del Vietnam, rimossa per un decennio, sino a che Carter non si insediò alla Casa Bianca, anche questa volta è stato necessario quasi un decennio, prima che Hollywood facesse i conti con la guerra santa, lanciata contro il mondo islamico dopo gli attacchi alle Torri Gemelle.

Anche allora si impose un film controverso ed accusato di fascismo (Il Cacciatore), aprendo la strada ad opere differenti per sensibilità e sguardo, dalla riflessione filosofica e conradiana di Apocalypse Now, al tradimento di Platoon, dal dualismo allucinato di Full Metal Jacket, all’incubo del reduce John Rambo, dall’idillio infranto di Un mercoledì da leoni sino ai reduci di Tornando a casa, Vittime di guerra, Nato il 4 luglio ed all’anticonformismo di un disc jockey in Good Morning Vietnam.

Il tempo poi ha contribuito a superare le interpretazioni ideologiche ed il film di Michael Cimino è diventato un classico senza tempo, la cui forza metaforica risuona più potente, ogni volta che lo si rivede.

Chissà che non accada anche con The Hurt Locker….

Certo, anche questa volta l’Academy ha regionato politicamente assegnando i suoi premi: così come avvenuto molte volte in passato, ha premiato un film in sintonia con lo zeitgeist politico e sociale. Ha posto fine ad un assurdo pregiudizio nei confronti delle donne registe ed ha affermato l’importanza di cambiare atteggiamento rispetto alla guerra in Medio Oriente, riflettendo sulle cause del conflitto, invece di rimuoverlo dalla coscienza collettiva.

E indubbiamente la vittoria di un piccolo Davide, contro il Golia-Avatar, sembra adeguata ad una visione dell’america meno muscolare ed imperialista, rispetto a quella del film di Cameron, capace di conquistare, con la forza della sua imponente produzione, l’immaginario globale.

La cerimonia è stata piottosto sobria e veloce – tre ore e mezza in tutto – mentre i due presentatori non hanno entusiasmato. Il numero musicale iniziale era certo molto meno efficace di quello strepitoso di Hugh Jackman l’anno passato.

L’assenza dei premi alla carriera, delle canzoni nominate ed i tempi strettissimi concessi ai discorsi di ringraziamento hanno giovato al ritmo della cerimonia, non però alll’emozione ed alla commozione che sono parti ineliminabili in una premiazione.

Un po’ stucchevole e lentissima la presentazione dei cinque attori nominati, attraverso il discorsetto edificante di un collega, che ci ricorda quanto è bravo, buono, amichevole e sincero il collega candidato. Tanto più che quasi tutti questi discorsi sono sapientemente sceneggiati e letti sul gobbo elettronico, pertanto hanno ben poca spontaneità… oltre a mettere in serio imbarazzo molti nominati.

Sul premio al miglior film straniero caliamo ancora una volta un velo pietoso: negli ultimi anni si sono alternati i film più improbabili, trascurando capolavori del calibro di In the mood for love, Parla con lei, Gomorra, Valzer con Bashir, 4 mesi 3 settimane 2 giorni… 

Sarebbe ora di abolire o trasformare radicalmente questa categoria assolutamente obsoleta. Grazie a qualche provvidenziale cambio di regolamento, quest’anno sono stati almeno nominati i due film migliori (Il Profeta e Il nastro bianco), ma anche questa volta la vittoria è andata ad un oscuro film argentino…

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Ecco tutti i vincitori:

  • Best Picture: “The Hurt Locker” Kathryn Bigelow, Mark Boal, Nicolas Chartier, Greg Shapiro
  • Best Director: “The Hurt Locker” Kathryn Bigelow
  • Best Actor: Jeff Bridges in “Crazy Heart”
  • Best Actress: Sandra Bullock in “The Blind Side”
  • Best Supporting Actor: Christoph Waltz in “Inglourious Basterds”
  • Best Supporting Actress: Mo’Nique in “Precious”
  • Best Original Screenplay: “The Hurt Locker” Written by Mark Boal
  • Best Adapted Screenplay: “Precious” Screenplay by Geoffrey Fletcher
  • Best Foreign Language: “The Secret in Their Eyes (El Secreto de Sus Ojos)” Argentina
  • Best Animated Film: “Up” Pete Docter
  • Best Documentary: “The Cove” Louie Psihoyos and Fisher Stevens
  • Best Cinematography: “Avatar” Mauro Fiore
  • Best Art Direction: Avatar” Rick Carter, Robert Stromberg, Kim Sinclair
  • Best Costumes: “The Young Victoria” Sandy Powell
  • Best Editing: “The Hurt Locker” Bob Murawski and Chris Innis
  • Best Score: “Up” Michael Giacchino
  • Best Song: The Weary Kind”(Crazy Heart) Ryan Bingham and T Bone Burnett
  • Best Makeup: “Star Trek” Barney Burman, Mindy Hall and Joel Harlow
  • Best Visual Effects: “Avatar” Joe Letteri, Stephen Rosenbaum, Richard Baneham, Andrew R. Jones
  • Best Sound Editing: “The Hurt Locker” Paul N.J. Ottosson
  • Best Sound Mixing: “The Hurt Locker” Paul N.J. Ottosson and Ray Beckett
  • Best Animated Short: “Logorama” Nicolas Schmerkin
  • Best Live Action Short: “The New Tenants” Joachim Back and Tivi Magnusson
  • Best Documentary Short: “Music by Prudence” Roger Ross Williams and Elinor
  • Ecco le foto dei vincitori. Come sempre cliccando sulla foto accederete all’intera gallery:

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    The Hurt Locker

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    Kathryn Bigelow

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    Jeff Bridges

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    Sandra Bullock

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    Christoph Waltz

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    Mo’Nique

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    Marc Boal

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    Geoffrey Fletcher

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    Mauro Fiore

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    Sandy Powell

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    T Bone Burnett

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    Ryan Bingham

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    George Clooney & Elisabetta Canalis

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    Diane Kruger

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