Paolo Mereghetti sugli Oscar a The Hurt Locker

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In un articolo pubblicato online sul Corriere, Paolo Mereghetti commenta a caldo la vittoria di Kathryn Bigelow.

I sei Oscar vinti dal film adesso faranno salire anche il giudizio critico sul film, ma è indubbio che il capolavoro (finora) della Bigelow resta Point Break, la storia di una banda di surfisti che rapina banche e che affascina anche il poliziotto che è riuscito a infiltrarsi nel gruppo. Oppure, il suo film d’esordio, Il buio si avvicina…

…metto un gradino sotto quello che forse è il film più conosciuto della Bigelow, Strange Days, cosceneggiato dal suo allora marito James Cameron e ambientato in un futuro oggi cronologicamente superato (il 31 dicembre 1999: era stato girato cinque anni prima) ma tecnologicamente fantascientifico, grazie all’idea che le persone possano rivivere, attraverso una specie di videoregistratore cerebrale, esperienze vissute da altri.

…a rivedere il film a distanza di anni quello che colpisce maggiormente sono ancora una volte le qualità della messa in scena, come l’uso di soggettive mozzafiato o di spericolati piani sequenza (oltre a una sensibilità tutta femminile nel mettere in scena le implicazioni perturbanti della violenza).

Le stesse qualità, unite a un montaggio davvero magistrale, che fanno la forza di The Hurt Locker, mentre personalmente resto perplesso di fronte a una lettura della guerra come palestra di violenza che rischia di dare assuefazione (o peggio dipendenza) senza che la regista cerchi mai di illuminare questo tema con un autentico sguardo morale.

Oggi, sul Corriere in edicola, Mereghetti approfondisce:

Il film usa tutti i possibili luoghi comuni del genere bellico per rendere simpatico il sergente William James… allo stesso modo i personaggi di contorno sono stereotipati quando non schematici. Senza parlare del fatto che nessuno sembra interrogarsi sulle ragioni di quel che si vede nel film, ma ci si limita a esaltare la scelta di chi vive pericolosamente.

Una posizione molto ambigua, che esalta il machismo dimenticando la realtà della guerra e che nè il pubblico italiano nè quello americano hanno particolarmente apprezzato.

Federico Rampini di Repubblica ha scritto cose simili sul suo blog:

Può una donna essere intimamente militarista? Credo di sì, dopo aver visto il bellissimo e inquietante film “The Hurt Locker” della regista americana Kathryn Bigelow.

Il vero miracolo che compie la Bigelow è un altro: non solo t’incolla alla tua poltrona ma ti costringe a identificarti con i suoi personaggi, a parteggiare per loro anche quando sono odiosi. (In altri tempi si sarebbe detto: un film cripto-fascista).

Dopo pochi minuti abbandoni qualsiasi pudore, rinunci a capire l’Iraq e gli iracheni, ti disinteressi di ogni spiegazione storica e contesto sociale. Sei risucchiato nei riti tribali di quel manipolo di guerrieri. Ti senti contagiato dalle loro ondate di adrenalina, sei attratto dal loro codice d’onore e da quell’idea arcaica di eroismo.

Il pericolo, che è la loro droga, diventa la tua droga davanti allo schermo.

Come ben sapete, Stanze di Cinema ha sempre condiviso e sostenuto questa tesi. Siamo felici che ora si faccia strada, così autorevolmente, nel muro dei consensi entusiastici, che avevano accolto The Hurt Locker a Venezia, fino a pronosticarlo come sicuro vincitore della Mostra.

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3 pensieri riguardo “Paolo Mereghetti sugli Oscar a The Hurt Locker”

  1. Io l’ho cercato al cinema, ma mi sa che non se ne interessa nessuno, come successo prima degli Oscar.

  2. Forse ritorna in sala, dopo gli Oscar. Pare ci siano in Italia 4 copie attualmente in distribuzione. Comunque lo si trova già da molto tempo in dvd e blu ray.

  3. Le copie sono un pò di più, ma a questo punto c’è il primo caso di film sovradistribuito: al cinema, appunto, in dvd e in tv, su Sky. Nessuno ci ha fatto caso…

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