Marco Giusti su Natale a Beverly Hills

Un blog di cinema come si deve, non può non avere un’opinione sul prevedibile campione d’incassi italiano di Natale!

Purtroppo però nessuno ha avuto il coraggio di affrontare i 100 minuti dell’ultima fatica di Aurelio De Laurentis, ormai assurta per il Ministero a opera d’essai e d’interesse culturale, con tutti gli sgravi adeguati alla profondità del messaggio ed al valore della regia di Neri Parenti.

Vi segnaliamo allora questa ahimè divertita recensione di Marco Giusti – inventore di Blob e Fuori Orario, autore dei “castori” su Mel Brooks e Laurel&Hardy, nonchè di opere su Billy Wilder, Roberto Benigni, Massimo Troisi ed il cinema brasiliano – ormai aduso a discettare di stracult e delle gustose amenità del cinepanettone natalizio, per il manifesto.

Lo sapevamo. Anche il 26° film di Natale della coppia De Laurentiis-De Sica, “Natale a Beverly Hills”, diretto con mano felice da Neri Parenti, è un trionfo di volgarità, doppi sensi pecorecci, calci nelle palle, vecchie ridicolizzate per i loro appetiti sessuali, peti e gettate di cacca in faccia (a Ghini…).

Meglio! Dopo le inutili ospitate da Bruno Vespa, la mancanza dei consueti sceneggiatori, Brizzi e Martani, la pesante cacciata dal set della superfiga Belen Rodriguez (oscurava la Hunziker?), temevamo il peggio. Cioè la normalizzazione, la commedia perbenista, le sitcom modello Mediaset.

Invece già dalle prime sequenze, dopo i notevoli titoli di testa che scorrono su Los Angeles, arrivano Michelle Hunzinker che si confronta con i piselli di un gruppo di spogliarellisti per il suo addio al celibato, poi Gianmarco Tognazzi con parrucchino pesantissimo (alla conferenza stampa gli hanno scritto sul suo cartellino Paolo Tognazzi!) che viene apostrofato da Alessandro Gassman come “il solito figaless”, cioè senza figa, poi come “pistolino d’oro, perché se lo stava sempre a lucidà”, quindi Christian, scatenatissimo, che porta in giro una vecchia americana ricca e si permette battute del tipo “Quando gli stringo le zinne le esce il latte in polvere”.

I nomi dei personaggi parlano da soli. Tognazzi si chiama Rocco Passera, Massimo Ghini, che fa l’uomo di Sabrina Ferilli, Aliprando Impepoli della Fregna, pronunciato con la g dura, freg-na, che permette una serie di volgarità a Christian. “Come freg-na de pecora?”. I rami cadetti della famiglia si chiamano della Mona, de la Fesse, della Fava…

…Christian, che riesce a farci ridere per tutto il film, ha dalla sua partner perfetti e affiatati come Ghini e la Ferilli, che a un certo punto viene apostrofata come “burina di Fiano”, e si muove con grande eleganza anche nelle situazioni più pesanti…

…Alla fine, grazie al trio Christian-Ghini-Ferilli, e ai miracoli di Neri Parenti nel dosare il tutto, il film scorre bene e si ride parecchio. Completano il cast Paolo Conticini come padre di Michela Quattrociocche, new entry mocciana, e una rediviva Jo Champa, che arrivò a Hollywood ai tempi della scalata di Parretti alla Metro e lì rimase sposandosi un miliardario non giovanissimo. Certo, ci fosse stata Belén, il pubblico maschile avrebbe apprezzato di più.

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