2012

2012 **

Roland Emmerich è sempre stato il regista delle catastrofi imminenti: che sia la porta verso un altro pianeta come in Stargate, o un’invasione aliena come in Indipendence Day o un lucertolone post-atomico come in Godzilla, poco importa.

Quello che conta per Emmerich è poter mostrare azione ai limiti del parossismo, effetti speciali sbalorditivi, distruzione, macerie ed eroi, spesso militari, che riescono a salvare il mondo. Letteralmente.

Il suo è sempre sembrato un cinema in cui “le dimensioni contano” ed in cui i valori tradizionali Dio, Patria e Famiglia si sposavano con la scaltrezza e lo sprezzo del pericolo di soldati, marines e piloti.

Un’esaltazione del vecchio spirito conservatore, dell’imperialismo americano e di un militarismo provvidenziale e necessario.

Dopo il mezzo flop de Il patriota, opera ambientata durante la Guerra d’Indipendenza, con il campione del conservatorismo retrogrado, Mel Gibson, deve essere scattato qualcosa nel regista originario di Stoccarda, perchè fin da The day after tomorrow – L’alba del giorno dopo, passando per 10.000 a.c., per arrivare sino a quest’ultimo 2012 i suoi film si sono sempre più interessati alle tematiche ambientaliste, alle catastrofi generate (o non impedite) dall’uomo, incapace di comprendee le sfide della natura.

2012 sembra infischiarsene delle profezie Maya, ma si concentra invece ancora una volta sul surriscaldamento globale, sulle minacce del sole al nostro pianeta e su una possibile rottura della crosta terrestre, capace di ruotare su se stessa, travolgendo gli assetti idrogeologici, consolidati da millenni.

La distruzione di Los Angeles e della California, che letteralmente sprofonda lungo le linee di frattura della faglia di Sant’Andrea, è indubbiamente suggestiva, così come il vulcano che si apre nel parco di Yellowstone e l’ondata che travolge Washington.

Certo quando si assiste a questi film, occorre una notevole sospensione dell’incredulità, ma certo il livello raggiunto dagli effetti speciali computerizzati lascia senza fiato.

Emmerich non insiste neppure più di tanto con l’altrimenti tipico luddismo culturale, così come farebbe un Michael Bay qualunque. La distruzione dei simboli della nostra civiltà, per una volta ci è risparmiata. Anzi compito dei governi è quello di salvaguardare i capolavori dell’umanità e traghettarli verso il prossimo futuro.

I protagonisti di 2012 sono uno scrittore fallito, che cerca in ogni modo di mettere in salvo la propria famiglia ed un geologo di colore, che per primo, assieme ad un collega indiano, si accorge della possibilità della catastrofe.

Non ci sono militari, non ci sono facili eroismi ed anche il ritratto della politica e dei politici è meno qualunquista di quanto ci si potrebbe aspettare. Il presidente americano, di colore, decide di restare al campidoglio e muore travolto da un’ondata gigantesca, che trascina la portaerei Kennedy; il collega italiano, prega in piazza San Pietro, proprio mentre crolla la Cappella Sistina e il cupolone viene inghiottito da Piazza San Pietro.

I governi che sanno la verità, tenendo all’oscuro le masse, hanno progettato una serie di enormi imbarcazioni, poste ai piedi dell’Himalaya, capaci di imbarcare uomini e animali: una sorta di moderne arca di noè, col compito di consentire la sopravvivenza della specie.

Alcuni passeggeri sono stati selezionati per merito, altri semplicemente mettendo in vendita i posti.

Ma anche qui il messaggio di Emmerich è chiaro: il magnate russo, avaro ed ingrato, finirà per non riuscire a salire sulla nave, nonostante il biglietto pagato  1 milione di euro… proprio mentre si riaprono le porte delle imbarcazioni, per consentire a nuovi passeggeri di condividere la salvezza.

Strana conversione quella di Emmerich (e dei suoi produttori), da falco repubblicano a novello Al Gore.

Certo le semplificazioni rimangono, i personaggi sono tagliati con l’accetta dello stereotipo e le interpretazioni sono quanto mai svogliate e superficiali.

Ritorna però il politically correct degli anni ’90 clintoniani: è questo l’effetto più immediato della presidenza Obama, sui blockbuster hollywodiani?

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