Valentino: the last emperor

 

by Simona Airoldi

“Dopo di me, il diluvio!”: questa è la laconica risposta di Valentino Garavani a chi gli chiede quale sarà il suo successore. Emblema di un personaggio diventato un’icona riconosciuta in tutto il mondo e genio consacrato della moda di alto livello (“gli altri fanno solo stracci” cinguetta baldanzoso con lui l’amico Karl Lagerfeld, direttore delle altrettanto storiche Maison di Chanel e Fendi).

Questa frase rappresenta con prorompente presunzione il Valentino-pensiero, protagonista recalcitrante quanto lusingato del docu-film di Matt Tyrnauer, giornalista del patinato magazine Vanity Fair.

Il reporter, non senza difficoltà, ha seguito lo stilista della grande V per quasi due anni, fino al suo ritiro dalle scene nello scorso 2007.

Il risultato è un documentario serrato e avvincente, capace di svelare le molteplici anime che danno vita alla carriera del coriaceo sarto di Voghera, senza sottrarre mai alla narrazione l’alone di lussuoso sogno che ci si aspetta dal regno della haute couture.

Chi si aspetta un film egoriferito, dedicato solo agli addetti ai lavori, troverà una piacevole sorpresa. Si comincia dalla fine, in occasione della celebrazione dei quarantacinque anni di attività della Maison: una grande mostra, una scenografica sfilata retrospettiva e diversi eventi commemorativi degni di un vero imperatore.

Trecento abiti e poche febbrili ore di festeggiamenti per riassumere un’intera vita dedicata alla moda: attorno allo stilista, caparbiamente rimasto mano creativa dei suoi capi e non solo un marchio da apporre a piacimento altrui, gravitano capitali immensi e gruppi imprenditoriali in continua competizione, ma anche un sottobosco infinito di sartine laboriose, personale di servizio esclusivo, cagnolini viziati, giornaliste (ir)riverenti e stelle e stelline di vario genere.

Ma, soprattutto, il film parla di una grande storia d’amore e d’amicizia, quella con Giancarlo Giammetti, inseparabile compagno di vita e dedito socio d’affari fin dagli esordi di Valentino.

I due battibeccano come in una commedia d’altri tempi, scambiandosi battute in un traballante esperanto italiano/francese/inglese che sembrano scritte a tavolino per quanto sono esilaranti.

Memorabili i continui cambiamenti d’umore e di idee del Maestro, che pare non accorgersi di quanto un suo piccolo capriccio o presa di posizione possa compromettere giorni e giorni di intenso lavoro.

Il girato, seppur tagliato ad arte come un vestito di sartoria dai lustrini luccicanti, non camuffa né nasconde, mostrando le sue parti più belle e spettacolari, ma anche quelle più private e malinconiche, creando un interessante cortocircuito tra finzione e realtà.

Dove finisce il personaggio inizia la persona, e viceversa. Il film si fa portavoce, infine, del progressivo e inevitabile mutamento, in atto ormai da tempo, nel mondo del fashion business, sempre meno fashion e sempre più business.

Il fatturato ha sempre più spesso la priorità sull’atto creativo e artistico, e questo pragmatismo spoetizzante delle cifre porta, come in una sorta di regola del contrappasso, alla scelta più difficile, ma anche l’unica possibile per un sognatore come Valentino: mettere la firma non più sui propri vestiti, ma sulla lettera di dimissioni.

Annunci

E tu, cosa ne pensi?

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.