La seconda stagione della serie Netflix The Gentlemen, spin-off dell’omonimo film di Guy Ritchie, ci riporta nelle atmosfere ovattate della campagna inglese, tra il legno scricchiolante e l’erba verdissima in cui vive il tredicesimo Duca di Halstead, Eddie Horniman (Theo James). Nella sua residenza, come abbiamo visto nella prima stagione, si è però posizionata una banda di malviventi dedita alla produzione e al commercio su larga scala della cannabis: la famiglia Glass, guidata, dalla prigione, dal padre Bobby (Ray Winstone) e, sul campo, dalla figlia Susie (Kaya Scodelario). Scoperta la presenza della piantagione di cannabis, il Duca ha cercato inizialmente di sottrarre la propria residenza e la propria famiglia a questo business illegale, per finire non solo con l’accettarlo, ma anche con l’ambizione di ottenere maggior voce in capitolo nelle strategie di commercio del prodotto. Sarà proprio l’urgenza di autonomia a spingerlo ad avvicinarsi al boss Marco Moretti (Sergio Castellitto) e alla mafia italiana. Lo strappo con Bobby Glass, che si consuma nelle prime puntate di questa nuova stagione è tutt’altro che indolore per il Duca, che finisce in fin di vita: salvo per miracolo, acciaccato nel corpo e ferito nel proprio amor proprio, Eddie rimetterà tutto in discussione, finendo non solo per confermare la propria volontà di farsi strada nel mondo criminale, ma anche quella di sposare la principessa italiana Isabella (Benedetta Porcaroli), suggellando così una scelta di campo ben precisa. Nel frattempo la famiglia di Eddie continua a richiedere le sue attenzioni: il fratello Freddy (Daniel Ings), in cura in un elitario centro di disintossicazione, si mostra inquieto e non ha ancora accettato di essere stato diseredato dal padre, mentre la sorella Charly (Jasmine Blackborow) ha deciso di tornare a casa perché in cinta. Non mancano gli sviluppi legati a queste due diverse situazioni, che finiscono con l’influenzare anche gli affari criminali di Eddie.
La seconda stagione procede su un sentiero coerente e progressivo, sviluppando il carattere del Duca e portando a compimento un arco evolutivo ben delineato: è lui il centro del racconto, sia a livello di azione che di introspezione. Eddie ha ormai acquisito piena consapevolezza della propria naturale inclinazione al potere e della propria innata abilità nella gestione di affari illegali, senza alcuna paura di sporcarsi le mani o di dover uccidere, se necessario, anche persone innocenti. Eddie riesce infatti a sopportare i sensi di colpa, con la ferma determinazione di non abbandonarsi ad essi. L’apprendistato è finito, e ora il Duca vuole acquistare la propria indipendenza, rompendo i legami con chi (Bobby, ma anche Susie) cerca in ogni modo di tenerlo legato a sé. Forse anche per questo sceglie di avere al proprio fianco, nella vita privata, non la dominante Susie, ma la più morbida principessa Bella, una nobildonna italiana che unisce stile, eleganza e vitalità, nonché rappresenta una chiave d’accesso al boss della mafia Marco Moretti.
The Gentlemen 2 non disperde il fascino dell’ambientazione, anzi lo amplifica con le nobili residenze lacustri e lo esalta nel contrasto tra l’eleganza formale della nobiltà e la violenza senza scrupoli della criminalità organizzata. Il produttore e showrunner Guy Ritchie (Sherlock Holmes, Mobland, Snatch – Lo strappo) è maestro nel gestire i contrasti e anche in questa seconda stagione conferma la formula che ha portato la serie ad ottenere un buon riscontro di pubblico e di critica: dialoghi vivaci, montaggio serrato, personaggi eccentrici e fortemente caratterizzati. Non ci si può annoiare: i colpi di scena non mancano e la tensione drammatica del triangolo amoroso Eddie-Bianca-Susie regala interesse anche ai momenti di “pausa criminale”.
I nuovi innesti, soprattutto italiani (Castellitto, Porcaroli, Morrone) si integrano alla perfezione con il resto del cast, confermando quel senso di empatia e di solida professionalità che aveva caratterizzato la prima stagione dello show. Anche le location nel nostro Paese sono credibili e non scadono nel luogo comune o nel clichè. Per il resto le interpretazioni di tutti sono convincenti, riuscendo ad attribuire ai caratteri nuove sfumature finora inespresse, come nel caso di Freddy, interpretato da uno strepitoso Daniel Ings. La scelta di Guy Ritchie di puntare su personaggi ricchi di sfaccettature emotive e psicologiche, trattenute, ma ben presenti, rischia di spingere quelli minori sul confine della macchietta, come nel caso di Stanley Johnston (Giancarlo Esposito) che, più della prima stagione, rimane ai margini, una sorta di grillo parlante utilizzato dalla narrazione a convenienza. Forse valeva la pena compiere scelte più radicali, concentrandosi maggiormente su alcuni personaggi e abbandonare sottotrame che rallentano un po’ lo sviluppo, specie nella prima parte di stagione. E’ proprio qualche passaggio superficiale a penalizzare, a tratti, questa seconda stagione, che comunque mantiene inalterati visibilità e capacità di ingaggio dello spettatore, specie quando, negli ultimi episodi, il ritmo diventa serrato e la trama si concentra su di un aspetto preciso cioè la vendetta di Eddie.
Lo show conferma il suo stile brillante, pop, con piacevoli rimandi cinefili e uno spiccato gusto estetico che si manifesta in una messa in scena accattivante e in abiti sartoriali, ma senza superficialità o cadute in facili cliché. Qua e là si può anche intravedere qualche sprazzo di critica sociale che contestualizza la visione e la radica nell’Inghilterra odierna.
Sull’onda del discreto successo di pubblico e di critica Netflix ha rinnovato la serie per una terza stagione.
TITOLO ORIGINALE: THE GENTLEMEN
DURATA MEDIA DEGLI EPISODI: 55 minuti
NUMERO DEGLI EPISODI: 8
DISTRIBUZIONE STREAMING: Netflix
GENERE: Drama, Dark Comedy, Crime
CONSIGLIATO: a quanti amano la scostante bellezza della campagna inglese, le sonorità del legno antico e il profumo dei sacchetti di canfora, ma non disdegnano nemmeno un anello di brillanti e un giro in motoscafo sul Lago Maggiore in un’assolata giornata di sole. Senza dimenticare di portare con sé un fucile a canne mozze o una più pratica Beretta tascabile.
SCONSIGLIATO: a quanti cercano coerenza, linearità narrativa e approfondimento: qualche superficialità bisogna pur concederla alla fantasia, eccessiva ed estetizzante, di Guy Ritchie.
VISIONI PARALLELE: naturalmente il film del 2019. Stessa mente creativa, stesso impianto, con la differenza che qui ci troviamo in un universo narrativo più ampio ed articolato.
UN’IMMAGINE: la Dolce Vita in un’immagine: il Duca che attraversa sul motoscafo Riva il lago Maggiore, in una splendida giornata di sole, pronto ad attraccare nel porticciolo privato di un’elegante villa neoclassica. Forse un po’ patinato, ma davvero molto bello.

