Echo Valley

Echo Valley **

Thriller di ordinaria fattura diretto dal semisconosciuto Michael Pearce e scritto da Brad Ingelsby (Il fuoco della vendetta, Tornare a vincere, Mare of Easttown), Echo Valley arriva direttamente in streaming con l’indifferenza che è ormai riservata ai prodotti delle piattaforme, content che serve solo a dare l’impressione che ci sia perennemente qualcosa di nuovo da proporre agli abbonati.

Siccome Apple Tv+ non è tuttavia Netflix, il film interpretato da Julianne Moore, Sydeny Sweeney e Domhall Gleeson, è un lavoro dignitoso, che forse, come ha scritto qualcuno al di là dell’oceano, avrebbe potuto essere trasformato in una serie, in considerazione della ricchezza degli elementi che compongono un plot che nei 105 minuti di Echo Valley appare un po’ affrettato e superficiale.

Kate è una donna di mezza età che gestisce tutta da sola una fattoria nel sud della Pennsylvania. Separata dal marito avvocato, la nuova compagna è appena morta tragicamente per un banale incidente e con la figlia tossicodipendente Claire i rapporti sono particolarmente tumultuosi, tra richieste continue di soldi, fughe dai rehab e ricatti emotivi.

Claire frequenta un altro sbandato di nome Ryan. Dopo una litigata fra i due, la ragazza getta da un ponte il suo zaino, senza sapere che contiene la droga di Jackie, che ora rivuole indietro da Claire il guadagno che ne avrebbe ricavato vendendola.

Si presenta così alla fattoria per minacciarla. Claire fugge con Ryan ma una notte ritorna a casa disperata con la maglietta insanguinata, chiedendo alla madre di aiutarla: ha ucciso il fidanzato per errore e ora non sa che fare con il cadavere.

Kate prende in mano la situazione, getta il corpo sul fondo del lago vicino e cerca di mettersi tutto alle spalle. L’indomani Claire sparisce ancora, ma Jackie ritorna alla fattoria per i suoi soldi, minacciando Kate di rivelare alla polizia il suo ruolo nell’omicidio di Ryan.

Thriller della vendetta e melò familiare al contempo, il film di Pearce lascia molte sottotrame sullo sfondo: dal lutto per la morte della compagna di Kate al ruolo della vicina Jessie, dalla nuova famiglia del marito Richard al rapporto controverso tra Claire e Ryan, fino ai motivi del villain Jackie.

In uno script ricco di rovesciamenti, il film procede svelto verso una soluzione consolatoria, che rimette a posto i ruoli. Pian piano la centralità del rapporto madre-figlia lascia spazio all’intreccio che sembra procedere verso una resa inevitabile e poi la ribalta in un riuscito piano di vendetta.

Julianne Moore e Sydney Sweeney provano anche a rendere meno piatto e stereotipato il loro rapporto, ma la sceneggiatura le riporta sempre alle solite scene madri che abbiamo visto continuamente. Il povero Gleeson invece ha il ruolo ingrato del cattivo cattivissimo, che si crede furbo, ma viene beffato.

Kyle MacLachlan ha una sola scena: poco più di un cameo.

Tra tutti l’unica che sembra spassarsela davvero è Fiona Shaw, in un ruolo piccolo, ma non marginale, che finisce per muovere la storia, più di quello che immaginiamo.

Echo Valley resta il più classico degli straight-to-streaming, purgatorio della produzione cinematografica americana, in cui le necessità alimentari fanno gioco su ogni necessità narrativa e su ogni urgenza comunicativa.

A chi interessa un prodotto di questo tipo? Qual è il suo pubblico? Chi se lo ricorderà 10 secondi dopo averlo terminato?

Insipido.

 

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