Oscar: 7 premi per Oppenheimer, Cillian Murphy e Emma Stone migliori attori

E’ un trionfo per Christopher Nolan e il suo Oppenheimer nella Notte degli Oscar.

Un successo atteso, ma non meno autorevole, che ha confermato esattamente i 7 premi vinti anche ai BAFTA.

Grande successo per Povere creature! di Yorgos Lanthimos che chiude la serata con 4 premi, tra cui quello per la migliore attrice protagonista. Emma Stone è salita sul palco commossa sino alle lacrime. E’ il secondo premio per l’attrice dopo quello vinto per La La Land. 

Cillian Murphy ha vinto il premio per il miglior attore protagonista, per il suo ritratto di Oppenheimer. Difficile dire che non sia estremamente meritato.

Molto indovinata la scelta di far presentare i premi agli attori ad alcuni passati vincitori della stessa categoria: l’impatto emotivo è molto forte, così come l’idea che si tratti di scegliere un primus inter pares.

Inevitabile il riconoscimento a Robert Downey Jr. come miglior non protagonista per Oppenheimer.

Molto commosso e politico il discorso di ringraziamento di uno scosso Jonathan Glazer, per il sensazionale La zona d’interesse, premiato come il miglior film internazionale: “In questo momento, siamo qui come uomini che rifiutano la strumentalizzazione della loro ebraicità e dell’Olocausto da parte di un’occupazione, che ha portato al conflitto per così tante persone innocenti – che si tratti delle vittime del 7 ottobre in Israele o dell’attacco in corso a Gaza – tutte le vittime di questa disumanizzazione. Come possiamo fare a opporre resistenza?”

Non meno forte il discorso di Mstyslav Černov, il regista ucraino del documentario 20 Days in Mariupol: “Vorrei non aver mai fatto questo film, vorrei non aver mai vinto questo Oscar e che la Russia non avesse mai invaso l’Ucraina. Scambierei subito questa statuetta con la pace”

Come da tradizione la serata è cominciata con gli attori non protagonisti.

Da’Vine Joy Randolph ha aperto le danze con una vittoria senza sorprese, per la notevole commedia The Holdovers, seguito da Hayao Miyazaki che ha conquistato il suo secondo Oscar per il capolavoro Il ragazzo e l’airone.

Per le migliori sceneggiature sono stati scelti Anatomia di una caduta con Triet e Harari e ad American Fiction dell’esordiente Cord Jefferson.

Il giapponese Godzilla Minus One ha battuto i concorrenti americani, vincendo l’Oscar per gli effetti speciali visivi.

Super snob Wes Anderson che non si è presentato a ritirare il suo primo Oscar per il cortometraggio The Wonderful Story of Henry Sugar. L’Academy ha voluto fargli un regalo, evidentemente poco gradito, per un prodotto francamente modesto.

John Cena in una gustosa gag ha celebrato nudo il cinquantesimo anniversario di uno dei più noti imprevisti della storia del premio, apparendo nudo per presentare il premio ai migliori costumi, mentre Ryan Gosling e Emily Blunt hanno battibeccato sul fenomeno Barbenheimer.

Memorabile il numero musicale di Ryan Gosling sulle note di I’m Just Ken, concluso con un karaoke di tutto il Dolby Theatre e un assolo di Slash alla chitarra. Peccato che il premio per la migliore canzone sia andato alla fiacchissimo pezzo di Billie Eilish, al suo secondo Oscar, dopo quello vinto per No Time To Die.

Secondo Oscar anche per Ludwig Goransson che bissa il successo di Black Panther con quello di Oppenheimer. Troppa gloria.

Il momento dedicato a chi ci ha lasciato è stato introdotto dalla voce di Andrea Bocelli e della sua Con te partirò.

Jimmy Kimmel ha battuto il segno giusto prima dell’ultimo premio, leggendo un messaggio cattivissimo di Donald Trump sulla serata e chiudendo con una battuta altrettanto sagace “ci sta guardando? Non è tardi in prigione?”

Complessivamente si può dire che dopo tre anni resi fragili dal COVID e dall’affermazione probabilmente effimera delle piattaforme, la notte del 2024 segna un ritorno del grande cinema della sala, dei festival come strumento centrale della promozione e dell’affermazione di sguardi originali e di una certa grandeur hollywoodiana che è sempre andata a braccetto con gli Academy Awards.

Difficile trovare un premio non indovinato nella serata, forse solo quello al miglior adattamento andato al piccolo American Fiction, in un lotto che comprendeva La zona d’interesse, Povere creature! e Oppenheimer. Ma è una singola nota stonata in una cerimonia che è stata inclusiva nel senso migliore del termine, evitando eccessi e forzature (vedi Lily Gladstone infilata a forza nella categoria sbagliata, per dare rilievo ad un ruolo comunque secodario) e che è stata capace di sancire scoperte e consacrazioni in pari misura.

Il secondo premio a Miyazaki, l’affermazione di Jonathan Glazer, quella del film di Lanthimos e di Emma Stone, come quella di Robert Downey jr., la testata d’angolo dell’universo Marvel, così come il successo a lungo rimandato di Nolan, significativamente introdotto da Steven Spielberg, in un evidente e voluto passaggio di testimone a fine serata: sono tutte testimonianze di eccellenza e di talento da parte di un’industria che prova a fare i conti con i postumi complicati della pandemia e del lungo sciopero.

Una volta quell’industria sembrava tuttavia a stento riuscire a guardare oltre il proprio ombelico, ma con la massiccia iniezione di votanti stranieri e qualche riforma necessaria nelle selezioni,  il risultato è sempre più in grado di riconoscere il talento di quello che ormai è il cinema internazionale, senza barriere e senza confini.

La presenza del Leone d’oro e della Palma d’Oro contemporaneamente nei 10 migliori film dell’anno è un dato che induce ad una riflessione non scontata.

La miglior sceneggiatura originale va ad un film francese, il miglior film internazionale è diretto da un inglese, ma parlato interamente in tedesco, lo stesso Nolan è inglese, mentre Lanthimos è un cinquantenne cresciuto di Atene e di recente tornato a vivere in patria.

Per non parlare del doppio riconoscimento al Giappone, non solo nell’animazione capolavoro di Miyazaki, ma anche con il premio ai miglior effetti speciali di Godzilla Minus One, un film che si riappropria di un carattere di cui Hollywood si era appropriato non sempre in modo legittimo, riconoscendo la cura artigianale di un film con un budget infinitamente inferiore a quelli nominati nella sua stessa categoria.

Segno che anche nel campo della tecnologia applicata, contano più le idee che il denaro e che una certa evidente sciatteria nel settore degli effetti visivi è ormai ampiamente diffusa a Hollywood.

La stagione che viene pare piuttosto povera di progetti prestigiosi americani e al netto di Dune e di Mad Max Furiosa è verosimile che la prossima notte degli Oscar dovrà pescare a piene mani dallo stesso cinema internazionale, in modo ancora più massiccio.

Non è una cattiva notizia.

Di seguito tutte le nominations, i vincitori e i link alle nostre recensioni:

MIGLIOR FILM

MIGLIOR REGIA

  • Jonathan Glazer – La zona d’interesse
  • Yorgos Lanthimos – Povere creature!
  • Christopher Nolan – Oppenheimer
  • Martin Scorsese – Killers of the Flower Moon
  • Justine Triet – Anatomia di una caduta

MIGLIOR ATTORE

  • Bradley Cooper – Maestro
  • Colman Domingo – Rustin
  • Paul Giamatti – The Holdovers
  • Cillian Murphy – Oppenheimer
  • Jeffrey Wright – American Fiction

MIGLIOR ATTRICE

  • Annette Bening – Nyad
  • Lily Gladstone – Killers of the Flower Moon
  • Sandra Hüller – Anatomia di una caduta
  • Carey Mulligan – Maestro
  • Emma Stone – Povere creature!

MIGLIOR ATTORE NON PROTAGONISTA

  • Sterling K. Brown – American Fiction
  • Robert De Niro – Killers of the Flower Moon
  • Robert Downey Jr. – Oppenheimer
  • Ryan Gosling – Barbie
  • Mark Ruffalo – Povere creature!

MIGLIOR ATTRICE NON PROTAGONISTA

MIGLIOR SCENEGGIATURA ORIGINALE

MIGLIOR SCENEGGIATURA NON ORIGINALE

  • American Fiction (Cord Jefferson)
  • Barbie
  • Oppenheimer
  • Povere creature!
  • La zona d’interesse

MIGLIOR FILM INTERNAZIONALE

  • Io capitano (Italia)
  • Perfect Days (Giappone)
  • La società della neve (Spagna)
  • The Teachers’ Lounge (Germania)
  • La zona d’interesse (Regno Unito) di Jonathan Glazer

MIGLIOR FILM D’ANIMAZIONE

MIGLIOR FOTOGRAFIA

  • El Conde
  • Killers of the Flower Moon
  • Maestro
  • Oppenheimer (Hoyte van Hoytema)
  • Povere creature!

MIGLIOR MONTAGGIO

  • Anatomia di una caduta
  • The Holdovers
  • Killers of the Flower Moon
  • Oppenheimer (Jennifer Lame)
  • Povere creature!

MIGLIOR SUONO

  • The Creator
  • Maestro
  • Mission: Impossible – Dead Reckoning Part One
  • Oppenheimer
  • La zona d’interesse (Johnnie Burn, Tarn Willers)

MIGLIOR COLONNA SONORA

  • American Fiction
  • Indiana Jones e il quadrante del destino
  • Killers of the Flower Moon
  • Oppenheimer (Ludwig Goransson)
  • Povere creature!

MIGLIOR CANZONE ORIGINALE

  • The Fire Inside – Flamin’ Hot
  • I’m Just Ken – Barbie
  • It Never Went Away – American Symphony
  • Wahzhazhe (A Song For My People) – Killers of the Flower Moon
  • What Was I Made For? – Barbie (Billy Eilish e Finneas O’Connell)

MIGLIOR SCENOGRAFIA

  • Barbie
  • Killers of the Flower Moon
  • Napoleon
  • Oppenheimer
  • Povere creature! (James Price, Shona Heath e Zsuzsa Mihalek)

MIGLIORI COSTUMI

  • Barbie
  • Killers of the Flower Moon
  • Napoleon
  • Oppenheimer
  • Povere creature! (Holly Waddington)

MIGLIOR TRUCCO E ACCONCIATURE

  • Golda
  • Maestro
  • Oppenheimer
  • Povere creature! (Nadia Stacey, Mark Coulier e Josh Weston)
  • La società della neve

MIGLIORI EFFETTI SPECIALI

  • The Creator
  • Godzilla Minus One (Takashi Yamazaki, Kiyoko Shibuya, Masaki Takahashi e Tatsuji Nojima)
  • Guardiani della Galassia Vol. 3
  • Mission: Impossible – Dead Reckoning Part One
  • Napoleon

MIGLIOR DOCUMENTARIO

  • Bobi Wine: The People’s President
  • The Eternal Memory
  • Four Daughters
  • To Kill a Tiger
  • 20 Days in Mariupol di Mstyslav Černov

MIGLIOR CORTOMETRAGGIO

MIGLIOR CORTOMETRAGGIO D’ANIMAZIONE

  • Letter to a Pig
  • Ninety-Five Senses
  • Our Uniform
  • Pachyderme
  • War Is Over! Inspired by the Music of John & Yoko

MIGLIOR CORTOMETRAGGIO DOCUMENTARIO

  • The ABCs of Book Banning
  • The Barber of Little Rock
  • Island in Between
  • The Last Repair Shop
  • Nǎi Nai & Wài Pó

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