No Sudden Move

No Sudden Move ***

Il nuovo film di Steven Soderbergh per Warner Bros e HBO Max, comincia come un noir fuori tempo massimo ambientato nella Detroit degli anni ’50, con un macguffin semplicissimo che muove l’azione, tre criminali che vengono assoldati per recuperare dei documenti, ma poi pian piano si trasforma in un grande affresco circolare sull’avidità inesorabile del capitalismo, sul potere dei soldi, sulle grandi industrie americane: quella delle automobili e quella criminale.

Curtis è appena uscito di prigione dopo aver scontato una lunga condanna. Viene assoldato da un misterioso emissario, Doug Jones, assieme ad altri due criminali da poco, Ronald e Charley, per sequestrare la famiglia di un contabile, Matt, e costringerlo a recuperare dei documenti nascosti in una cassaforte verde, nell’ufficio del suo capo.

Un colpo semplice in apparenza, pulito, senza complicazioni. Ma a chi servono quei documenti e cosa provano?

Difficile a dirsi, nella città delle grandi case automobilistiche, divisa tra la banda dell’italiano Frank Capelli e del nero Aldrick Watkins e in cui anche la polizia che si occupa del crimine organizzato sembra muoversi in modo poco ortodosso.

Le cose non vanno come sperato. Il capo di Matt si è portato via i documenti dalla cassaforte, uno dei tre criminali sa più degli altri e viene freddato.

Curtis e Ronald cercano di capire chi li ha incastrati, recuperando i documenti compromettenti e cercando di venderli al miglior offerente.

Ma forse stanno facendo un passo troppo lungo per le loro deboli gambe.

Il nuovo film di Soderbergh, scritto da Ed Solomon (Men in Black, Now You See Me) con cui aveva lavorato per la serie Mosaic, depista a lungo i suoi spettatori, costruendo un complicato intreccio corale con molti personaggi e sottotrame, che fungono da cortina fumogena che occulta sino all’ultimo la natura del suo lavoro.

Proprio come in un noir che si rispetti è difficile comprendere subito le intenzioni dei personaggi che ruotano attorno a Curtis e Ronald, i due piccoli criminali che si trovano al centro di una storia troppo grande per loro.

Poi piano piano il mosaico confuso dell’inizio – che cerca di replica la stessa confusa incertezza che si trovano a vivere i due personaggi coinvolti in un intreccio di cui non comprendo i confini precisi – va a posto e tutti i pezzi trovano la loro collocazione.

In fondo c’è una sola logica dietro gli affanni dei piccoli uomini di questa storia ed è il Potere dei Soldi: non le poche decine di migliaia oggetto di continue trattative al rialzo, ma i grandi interessi economico-finanziari, quelli che fanno muovere le cose terrene, il capitale che governa la nazione.

Un capitale avido, che non ammette di perdere un solo centesimo lungo il percorso, a cui tutti si inginocchiano reverenti, siano criminali o poliziotti, consapevoli che il vero boss è quello vestito in gilet gessato, cravatta rossa e occhialini. Un boss che non usa la pistola, ma la penna per comandare.

Il film di Soderbergh si fa beffe dei desideri dei suoi personaggi, dei loro piani astuti, del loro tentativo di giocare una partita che sia grande abbastanza da cambiargli la vita.

Una partita destinata al fallimento, in cui l’unica speranza è di uscirne vivi, lasciando tutto sul tavolo.

No Sudden Move costruisce lentamente il suo meccanismo drammatico e funziona egregiamente soprattutto nell’ultimo atto che si incarica di frustrare sistematicamente le ambizioni di tutti, fra tradimenti, omicidi e fughe che non portano a nulla.

Il film di Soderbergh ha un cuore nerissimo, desolato, senza speranza, in cui neppure il crimine serve a risalire la scala sociale: anche in quel campo, chi è sotto deve rimanere dov’è.

E anche se non tutto funziona dal punto di vista narrativo e la parte centrale è farraginosa e confusa, il progressivo e implacabile lungo finale ha il compito di riallineare tutte le diramazioni periferiche.

E una asciutta didascalia finale di farci comprendere davvero gli interessi in gioco in questa storia apparentemente piccola e marginale e invece decisiva.

Da non perdere

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