Il coronavirus cancella anche il Telluride Film Festival

Solo la settimana scorsa i suoi due direttori avevano firmato con Venezia, New York e Toronto la lettera d’intenti per collaborare assieme alle edizioni 2020, senza farsi la solita guerra delle anteprime mondiali.

Sette giorni dopo hanno annunciato la cancellazione del festival.

Telluride, il più esclusivo e misterioso dei quattro grandi festival autunnali, che dura appena tre giorni e non annuncia un vero programma, se non il giorno d’apertura, ma ospita le anteprime americane di alcuni dei film più attesi della stagione, ha dovuto dare forfait.

Sull’onda della cattiva abitudine di Cannes, anche Telluride, che avrebbe dovuto aprire il 3 settembre, si limiterà ad annunciare i film selezionati: “We hope you discover the titles we’ve selected for this year’s program at the New York Film Festival, Toronto International Film Festival, or Venice Film Festival, or when they’re made available on a wider basis. We will announce soon what we have carefully programmed in the hopes that you will experience as we did, the best in film this year.”

Telluride sembra aver preso finalmente coscienza che il Colorado è proprio uno di quei 50 Stati che compongono il Paese più colpito dalla pandemia, in cui il numero dei casi confermati è in vertiginoso aumento e non in regressione: “After months of intense due diligence around physically holding an event, we’ve come to the heartbreaking but unanimous conclusion to cancel this year’s Labor Day celebration of film in Telluride. 

While there will be those who might say they’re not surprised by it, that this was inevitable, we beg to differ. It didn’t have to be this way. Until the past week or so, we had a very good plan to put on the SHOW safely. But with a seemingly unending number of new cases of Covid-19 and the national chaos around it, even the best strategy is threatened by this out of control environment”.

Meglio tardi che mai?

Chissà che qualcuno anche a Venezia – in programma dal giorno prima di Telluride – non comprenda che un’edizione tutta in presenza, con attori e registi, giornalisti e accreditati provenienti da tutto il mondo, rischia di assumere le sembianze di un invito al disastro sanitario.

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