Addio a Max Von Sidow: un lungo viaggio da Bergman a Hollywood

Si è spento in Francia dove viveva da molti anni, il novantenne Max Von Sidow, straordinario attore svedese, patrimonio del cinema mondiale.

L’incontro con Bergman avviene a teatro a Malmo, poi undici film girati assieme, dal debutto nel 1957 con l’inarrivabile cavaliere del Settimo sigillo, fino a L’adultera del 1971, ma anche Il volto, L’ora del lupo, Come in uno specchio, Luci d’inverno.

Quindi nel 1965 con La più grande storia mai raccontata diventa Gesù per George Stevens. Da allora una infinita galleria di ruoli da caratterista, impreziosite dal successo clamoroso dell’Esorcista, in cui interpreta padre Merrin.

Tra i suoi ruoli più incisivi ricordiamo almeno I Tre giorni del Condor, con il mellifluo e doppiogiochista Joubert, l’Imperatore Ming nel super camp Flash Gordon di De Laurtentiis, il Maggiore delle SS Von Steiner in Fuga per la vittoria per Huston, Re Osric in Conan il barbaro di Milius, il dott. Kynes nel Dune di Lynch, Frederick, l’artista compagni di Barbara Hershey in Hannah e le sue sorelle.

La sua prima nomination agli Oscar arriva solo nel 1989 con Pelle alla conquista del mondo del bergmaniano Bille August.

Negli anni ’90 è con Wenders in Fino alla fine del mondo, con Lars Von Trier in Europa, e ancora con August in Con le migliori intenzioni, nuova Palma d’oro a Cannes, scritto da Bergman.

Nel nuovo secolo, lavora con Spielberg e Scorsese in Minority Report e Shutter Island, con Schnabel ne Lo scafandro e la farfalla e con Scott nel nuovo Robin Hood. 

Con Molto forte incredibilmente vicino arriva la sua seconda nomination agli Oscar. Gli ultimi ruoli sono quelli del corvo con tre occhi ne Il trono di Spade, del saggio Lor San Tekka in Star Wars – Il risveglio della forza e di Vladimir Petrenko in Kursk di Vinterberg.

In Italia è stato tra gli altri il Presidente Riches, per Francesco Rosi e il suo adattamento da Sciascia, Cadaveri eccellenti, il Capitano Ortiz ne Il deserto dei Tartari di Zurlini, nel doppio ruolo di Lisa Carpi e del capo polizia in Gran Bollito di Bolognini. Ma era anche nel Cristoforo Colombo di Lattuada nel 1985.

Nel 2012 fu premiato al Bif&st a Bari. Al Corriere della Sera dichiarò che Hollywood in fondo l’aveva salvato: “Vede, dopo aver interpretato per Bergman il crociato che arriva da Gerusalemme, i ruoli religiosi mi hanno sommerso: sacerdoti, vescovi, santi, persino il papa, poi il demonio… una vera noia per un attore. Naturalmente tutti pensavano che io fossi molto religioso, invece, sfortunatamente, non lo ero per nulla”. 

Anche se Bergman non sembrava approvare le sue scelte: “Non fu molto contento della mia decisione. Mi diceva: «Ah… te ne vai nel deserto». E rideva. Ingmar ha avuto un’influenza enorme su di me: probabilmente perché avevamo ricevuto la stessa educazione, venivamo entrambi dalla borghesia protestante, suo padre era pastore, il mio uno studioso. Ci capivamo al volo”.

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