Jason Blum: poche registe donne e pochissime disposte a lavorare con la Blumhouse

Jason Blum è uno dei produttori più affermati nella Hollywood del XXI secolo. La sua Blumhouse però si fonda su un modello completamente in controtendenza rispetto a quello delle altre case di produzione, anche le più innovative, come Annapurna, Amazon o Netflix.

Due interviste (Polygon e The Hollywood Reporter) lo celebrano in questi giorni. In particolare quella concessa al THR è strepitosa. Vi consigliamo di leggerla integralmente.

Blum, dopo aver lasciato la Miramax all’inzio del nuovo secolo, ha lavorato quasi solo nel cinema di genere, con budget inferiori ai 10 (più spesso 5) milioni di dollari. Il risultato sono 3,8 miliardi di dollari incassati dai suoi film in dodici anni, due nominations agli Oscar e due Emmy.

I successi continui di Paranormal Activity, Insidious, Oujia, Il giorno del giudizio, Split, Get Out, Whiplash nascono tutti da un prezioso contenimento dei costi e una scelta specifica sul target di spettatori a cui quei prodotti erano rivolti.

Il modello di business della Blumhouse è quello dei microbudget, della massima libertà creativa e della serializzazione dei successi, senza mai perdere di vista i numeri. In una Hollywood affetta da gigantismo, in cui non solo si spendono 150 milioni per un cinecomics, ma in cui si strapagano anche i film indie, grazie alla munificenza di Netflix e Amazon, Jason Blum è un’eccezione che funziona.

“The artists get so much more power and so much more say. And when you give them power, they want your notes; it’s not a fight. They get final cut. It’s fundamentally a very different way to make commercial movies.  We as a company are kind of good at identifying problems and then we let the filmmakers solve them.

That’s why I do low budget, because it’s low risk. I don’t do low budgets because of big profits. I could actually make a lot of money making expensive movies. I choose not to because I think it stifles creativity. There are five movie makers where that doesn’t apply — Jim Cameron, Spielberg. But if you’re not in that anointed group, the way to do what you want to do is to lower your budget”.

La Blumhouse si è lanciata ora su progetti più ambiziosi, come la serie Sharp Objects, BlacKkKlansman di Spike Lee, il nuovo Halloween e Glass, il terzo capitolo della saga di M.Night Shyamalan, iniziata con Unbreakable.

Ma neanche Blum è al riparo dalle prefiche del politically correct: è stato infatti rimproverato perchè i suoi film sono diretti solo da uomini.

Con la rivista Polygon si è dovuto difendere: We’re always trying to hire female filmmakers. We’re not trying to do it because of recent events. We’ve always been trying. There are not a lot of female directors period, and even less who are inclined to do horror. I’m a massive admirer of [‘The Babadook’ director] Jennifer Kent. I’ve offered her every movie we’ve had available. She’s turned me down every time.

Un’altra regista che è stata contattata più volte dalla Blumhouse è Leigh Janiak, che aveva diretto l’horror Honeymoon nel 2014, ma nessun progetto di è concretizzato.

Ovviamente, dopo questi commenti, Blum è stato immediatamente costretto a scusarsi via twitter… “Thank you for calling me out on my dumb comments in that interview. I made a stupid mistake. I spoke too quickly about a serious issue — an issue I am passionate about. We have not done a good enough job working with female directors and it is not because they don’t exist. I heard from many today. The way my passion came out was dumb. And for that I am sorry. I will do better.”

Ogni commento sarebbe superfluo…

Con Hollywood Reporter si è invece lasciato andare ad una previsione: “The golden age that we’re living now in TV will be back to movies; the windowing will have finally gotten settled. Windows on most movies will have collapsed or gotten much, much smaller, and as a result the delivery of movies will be much more efficient and I think we’ll see a renaissance of the theatrical drama”.

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