Cary Fukunaga e l’algoritmo di Netflix

Presentando Maniac, la sua nuova serie scritta e diretta per Netflix, interpretata da Jonah Hill ed Emma Stone, Cary J.Fukunaga ha rivelato candidamente quanto l’argoritmo, che presiede alle scelte del network ed analizza i dati del binge-watching dei suoi clienti, sia centrale anche da un punto di vista creativo.

“Because Netflix is a data company, they know exactly how their viewers watch things, so they can look at something you’re writing and say, We know based on our data that if you do this, we will lose this many viewers. So it’s a different kind of note-giving. It’s not like, Let’s discuss this and maybe I’m gonna win. The algorithm’s argument is gonna win at the end of the day. So the question is do we want to make a creative decision at the risk of losing people. There was one episode we wrote that was just layer upon layer peeled back, and then reversed again. Which was a lot of fun to write and think of executing, but, like, halfway through the season, we’re just losing a bunch of people on that kind of binging momentum. That’s probably not a good move, you know? So it’s a decision that was made 100 percent based on audience participation”.

Opera senza autore?

Il procedimento appare piuttosto inquietante, non solo perchè questo benedetto algoritmo funziona notoriamente male, suggerendo film e serie, che gli utenti del gigante dello streaming non hanno interesse a vedere realmente, ma anche perchè interviene in modo presuntivo sin dalla fase creativa.

E’ pur vero che dare un’occhiata al processo creativo di una serie tv è come entrare nella cucina di un fast food: bisognerebbe sempre evitarlo.

Ma di solito tutto avviene artigianalmente in una writers room dove produttori, showrunner e sceneggiatori costruiscono l’arco narrativo della stagione e poi assegnano a ciascuno le singole sceneggiature di puntata, che cambiano e vengono aggiustate mano a mano che gli episodi vengono girati e poi trasmessi, secondo una formula piuttosto rigida, che prevede un certo numero di scene da girare in un determinato periodo di tempo, senza poter sgarrare, e una revisione continua.

Il fatto che nella writers room di Netflix ci sia un convitato di pietra virtuale, che indirizza le scelte è quanto meno curioso.

Forse è dovuto anche al fatto che le serie Netflix sono rilasciate tutte contemporaneamente e pertanto sono testi chiusi che non ricevono feedback, se non quando sono ormai immodificabili.

Ma se la società di Sarandos voleva accreditarsi come il paradiso degli autori, preservando la loro libertà espressiva, francamente le rivelazioni di Fukunaga gettano una luce ambigua su tutto il processo.

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