Tully

Tully ***

Charlize Theron, Diablo Cody e Jason Reitman avevano lavorato assieme nel 2011 in Young Adult, il ritratto dolceamaro di una quarantenne single e in carriera, che tornava nella sua città natale, per fare un bilancio doloroso e disincantato della sua vita.

I tre si ritrovano ancora per questo Tully, che sembra porsi come controcanto familiare, rispetto all’altro.  La protagonista è sempre una donna di quarant’anni, che abita nei sobborghi di New York, ma questa volta è la colonna di una famiglia che si sta ingrandendo.

Marlo è incinta al nono mese, è sposata a Drew che fa un lavoro che nessuno capisce, ed ha già due bambini, che vanno alle elementari.

Il fratello Craig ha fatto fortuna ed una sera a cena decide di regalare a Marlo, per i primi mesi dopo il parto, una night nanny, una ragazza che si occupi della nuova bambina durante la notte.

Marlo sulle prime rifiuta, l’idea di far entrare nella sua casa una sconosciuta che si occupi della piccola, non le piace, sembra voler sminuire il suo ruolo di madre, ma poi sopraffatta dagli impegni familiari e dallo stress decide di farsi aiutare. Ma chi è davvero la misteriosa ventiseienne Tully…

Il film di Reitman è il racconto delle piccole grandi bugie che mandano avanti le nostre vite, è il racconto dei sacrifici, che ciascuna madre affronta nella cura dei figli e nel sostenere la propria famiglia.

La sceneggiatura di Diablo Cody è anche questa volta capace di raccontare attraverso la quotidianità, apparentemente ordinaria, personaggi esemplari, capaci di scelte coraggiose e anticonvenzionali.

Se la Mavis di Young Adult era una scrittrice sull’orlo di una crisi di nervi, disposta a tutto per barattare le sue frustrazioni da Sex & the City con la solidità di un rapporto familiare, Marlo è proprio una donna che si è annullata nella dimensione domestica: la sua vita a Brooklyn, le sue avventure, la sua libertà sono ormai solo fonte di rimpianto.

E’ un film amaro questo Tully, che usa i tempi della commedia e non si risparmia un pugno di battute feroci, dal bambino che partecipa ad un reality come esperto di Pilates, al cane del fratello di Marlo che si chiama Prosecco, fino al figlio problematico della protagonista che nella scuola privata che frequenta, tutti definiscono gentilmente ‘quirky’, ovvero strambo.

E’ anche un film profondamente originale, che tocca una nota suonata molto raramente dal cinema americano, con una sincerità e una generosità che colpiscono.

E’ grazie all’aiuto di Tully che Marlo sembra riscoprire se stessa, uno spazio proprio, che non sia per forza quello del ruolo materno che la storia le ha assegnato.

Ma anche questa piccola fuga dalla realtà è solo un’illusione, destinata a concludersi bruscamente.

Forse però, come mostra il finale, l’unica via d’uscita è proprio nella riacquistata consapevolezza che il peso della cura, deve essere condiviso più equamente all’interno della famiglia: diversamente non c’è inganno che possa riuscire, non c’è sacrificio che possa essere tollerato.

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