Atomica Bionda

Atomica Bionda **1/2

Dopo l’exploit di Mad Max: Fury Road e i ruoli da regina cattiva negli adattamenti di Biancaneve, qualcuno deve aver immaginato che Charlize Theron avrebbe potuto interpretare benissimo, grazie al fisico statuario e all’espressività ridotta, anche l’eroina di un film d’azione old style.

E’ infatti sono arrivati il ruolo in Fast & Furious 8 e di seguito questa Atomica Bionda, diretto da quel David Leitch, che aveva rivitalizzato anche la carriera di Keanu Reeves con il personaggio di John Wick.

Leitch, già stuntman in alcuni film seminali delgi anni ’90, poi stunt coordinator, prima di diventare regista della seconda unità, sembra averci preso gusto e dopo la co-regia di John Wick, si è tuffato anima e corpo in questo progetto, che vorrebbe essere forse il capofila di una serie aperta, con protagonista l’agente dell’MI6 Lorraine Broughton

Siamo nel 1989 a Berlino, ad una settimana dalla Caduta del Muro, e la preziosissima lista degli agenti del controspionaggio sembra caduta in mano nemica, dopo l’omicidio dell’agente James Gascoigne, che l’aveva con sè.

L’MI6 invia così Lorraine nella capitale tedesca, in fermento, per recuperare il prezioso documento. Lì ad attenderla, troverà ovviamente i russi, gli americani della CIA, un’avvenente agente francese alle prime armi e l’agente David Percival, capo della sezione locale. Un tipo eccentrico, che sembra perfettamente a suo agio nell’ambiguità morale e politica degli anni ’80.

Il film ricostruisce i sette giorni di Lorraine a Berlino dall’interrogatorio a cui i servizi inglesi e americani la sottopongono al suo ritorno in patria.

Il film così si sviluppa per lunghi flashback d’azione, tra inseguimenti in auto, corpo a corpo, sparatorie senza esclusione di colpi, sesso, doppio gioco e tanta vodka con ghiaccio.

Le gesta spericolate di Lorraine sono racchiuse in una colonna sonora da urlo, che dai New Order passa per George Michael, Echo & the Bunnyman e i Queen, fino ad arrivare a David Bowie, agli Eurythmics, ai Clash, ai Depeche Mode: insomma una selezione, che avrebbe mandato in estasi Patrick Bateman di American Psycho.

Leitch conosce perfettamente come si coreografa una scena d’azione e ci mette del suo per spingere al massimo la sua eroina, che mostra sul suo fisico tutti i segni della battaglia: occhi neri, ecchimosi, sangue e lunghi bagni in una vasca piena di ghiaccio, per riprendersi.

Intelligentemente punteggiato dalle notizie delle tv sulle manifestazioni che precedettero la caduta del Muro, che sembreranno per molti degli spettatori di Atomica Bionda, reperti da un passato quasi sconosciuto, il film gioca la carta della Guerra Fredda, con un certo coraggio, incurante della sua inattualità, ma certo che costruire un contesto credibile per la sua protagonista dia spessore ad un film che è tutto di superfici, di riflessi, di immagini dietro a cui si nascondono bugie difficili da smascherare.

Se Atomica Bionda sarà solo il primo capitolo di una serie à la Bourne, capace di generare sequel e spin off, lo sapremo solo tra qualche anno. Leitch, la Theron e i produttori probabilmente lo speravano, quando hanno deciso di adattare la graphic novel The Coldest City per il grande schermo.

Immerso nei neon anni ’80 e in indovinato contrasto tra la fotografica grigia e naturalistica degli esterni e quella iperrealistica dominata dal contrasto tra blu e rosso, negli interni, Atomica Bionda è assai meno spiritoso e fatuo di quanto ci saremmo aspettati.

Lorraine non ha molta voglia di giocare, cercando di salvare la pelle e smascherare la spia russa che si annida nell’MI6. La Theron le presta il suo sguardo più impenetrabile e la sua fisicità, ma così evidente, ammantata di stivaloni di pelle, cappotti avvolgenti e freddezza glaciale. Il film è tutto suo: James McAvoy lo attraversa un po’ gaglioffo e persino la solitamente ipercinetica Sofia Boutella viene relegata ad un ruolo assai marginale.

Il tentativo della Theron di rimodellare la sua carriera, aprendosi nuove possibilità, anche come spericolata femme fatale sembra riuscita: il pubblico apprezzerà?

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