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Points of View: Passengers

passengers

La storia di due passeggeri che si ritrovano da soli su un’astronave durante un viaggio interspaziale, risvegliandosi dalla loro ibernazione 90 anni prima dall’arrivo.

Morten Tyldum, regista di The Imitation Game, torna alla regia con Passengers, un romanzo di fantascienza che promette bene come thriller intrigante e mozzafiato ma che, dopo pochi minuti, si perde in una romantica storia d’amore in cui riconosciamo un Adamo e un’Eva, la cui storia è resa forse diversasemplicemente perchè ambientata nello spazio e proiettata in un futuro probabilmente non troppo distante da noi.

L’astronave Avalon è in viaggio verso la colonia Homestead II. La durata del viaggio è 120 anni. A bordo dormono, ibernati, 5000 passeggeri diretti verso un altro pianeta per intraprendere una nuova vita, ma qualcosa va storto. Jim Preston (Chris Pratt) e Aurora Lane (Jennifer Lawrence) si risvegliano prima del tempo.

Nel ventunesimo secolo l’isola deserta di Robinson Crusoe viene sostituita da un’astronave in viaggio nello spazio ugualmente deserta ma contenente ogni comfort necessario ad un essere umano per sopravvivere.

Inizialmente Jim Preston, primo passeggero a svegliarsi a causa di un malfunzionamento dell’astronave, incarna il Robinson Crusoe del ventunesimo secolo, o meglio, cinematograficamente parlando, il Tom Hanks di Cast Away: solo, intrappolato nello spazio, cerca prima di chiamare aiuto, poi di scoprire quali sia il problema che abbia portato al suo risveglio non previsto e, alla fine, si rassegna al suo destino di dover vivere solo su Avalon fino al resto dei suoi giorni.

Le stesse domande che potevamo rivolgerci nei panni di Robinson Crusoe, ce le rivolgiamo ora nei panni di Jim Preston: cosa faresti se ti trovassi da solo su un’astronave nel bel mezzo dello spazio?

Nei primi trenta minuti del film, quando Jim è rassegnato e disperato, nell’immagine in cui lo vediamo seduto al bancone di un bar dove un androide, unico pseudo abitante dell’astronave, gli serve da bere, ritroviamo un piacevole e gradito rimando a Shining, alla folle pazzia di Jack Nicholson; e allora possiamo pensare che anche per Jim la follia è vicina e da lì un’intrigante storia visionaria sta per prendere vita su un’astronave nello spazio.

Ogni speranza d’intrigo e suspence viene meno al risveglio di Aurora Lane (Jennifer Lawrence), la bella addormentata nell’astronave (anzichè nel bosco) di nome e di fatto, risvegliata egoisticamente da Jim un anno dopo.

E allora ecco che Jim dà risposta alla domanda precedentemente posta: solo su un’astronave dove ci sono 5000 persone ibernate, un uomo spinto dalla disperazione e dall’ormone maschile, a quanto pare, sceglierebbe accuratamente la sua compagna di vita da risvegliare.

Meccanico lui, scrittrice lei, anche Aurora arriva a rassegnarsi alla sua vita bloccata nello spazio, si innamora gradualmente del suo compagno di viaggio per poi arrivare a scoprire la verità sul suo risveglio. La storia d’amore subisce così una battuta d’arresto. I conflitti tra i due protagonisti vengono, in seguito, sospesi dal problema più grave del malfunzionamento dell’astronave che mette a repentaglio la vita degli altri passeggeri e dell’intero equipaggio. I pochi minuti di azione finale non servono a compensare la mancanza d’intreccio del resto del film.

Al risveglio di Aurora la coppia si è formata: Jim è Adamo e Aurora è Eva, i progenitori, capostipiti e antenati di una generazione, quella dormiente sull’astronave, che darà inizio ad un nuovo mondo e ad una nuova epoca.

Il romanzo fantascientifico si perde in una melensa e aspettata storia d’amore, passionale e carnale grazie alla prestante fisicità dei due protagonisti, che, nella sostanza, si rivela un clichè e un susseguirsi di scene d’amore e battute inflazionate del tipo “Ti fidi di me?”.

Ben calcolata e, a dir poco, strategica la scelta di Chris Pratt e Jennifer Lawrence, un coppia cinematografica bella a vedersi costituita da due stelle giovani e ben apprezzate dell’attuale panorama cinematografico.

Piacevole e d’effetto la visita nello spazio, sebbene non sia nulla di nuovo rispetto a ciò che abbiamo già visto in Gravity (tra gli esempi più recenti).

Forse è questo il nostro futuro? Tra qualche anno ci ritroveremo anche noi su un’astronave, anzichè su una nave da crociera o un aereo, con biglietti di prima, di seconda e terza classe, mossi da diverse motivazioni per abbandonare il pianeta Terra?

Ogni tipo di domanda, risposta e riflessione svaniscono in una storia che mette insieme spunti letterari e cinematografici diversi per non arrivare a nulla. Jim è certamente più fortunato rispetto a Robinson Crusoe e a Tom Hanks: l’astronave gli fornisce cibo, bevande e svaghi essenziali che gli facilitano la sopravvivenza. E non solo: l’astronave offre a Jim anche un’ampia scelta per scegliere la sua compagna di vita.

Passengers è un viaggio spaziale senza meta: nessuno sviluppo, nessun reale e approfondito spunto di riflessione. Sebbene l’idea potesse essere un esperimento interessante dal punto di vista sociologico e psicologico, sulla scia del Grande Fratello, per studiare il comportamento umano in una condizione di solitudine e difficoltà, Passengers risulta un naufragio, un affondamento “spaziale” alla stregua del Titanic.

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