Sundance 2014. Primo report

Frank

Manhola Dargis sul New York Times ha lanciato l’allarme sulla proliferazione di film che resteranno invisibili al festival di Park City. Ma il Sundance di Robert Redford è ormai diventato un momento chiave nella stagione cinematografica internazionale.

I grandi festival europei – Cannes, Berlino, persino Locarno e Venezia – guardano al Sundance per cercare i film indie più originali e anticonformisti, da presentare nelle loro rassegne collaterali.

Nei primi giorni del festival si è segnalato con particolare forza Frank, del regista irlandese Lenny Abrahamson, interpretato da Michael Fassbender e Maggie Gyllenhaal. Il film segue un giovane musicista che entra a far parte di una band pur senza vere il talento necessario. Si trova catapultato nei conflitti e nelle frustrazioni tipiche di un gruppo che vuole emergere. Frank è una commedia molto divertente. Fassbender, che interpreta il leader della band, recita quasi tutto il film con una enorme maschera di cartone sul viso.

Sempre di musica si parla in Whiplash di Damien Chazelle: il protagonista è un giovane batterista che cerca di emergere nel Conservatorio di New York, spinto dal suo insegnante a mettersi alla prova con i migliori.

Meno favorevole l’accoglienza riservata al nuovo film di Anton Corbijn (Control, The American), tratto da un romanzo di Le Carré, A most wanted man.

Non basta un cast di prim’ordine con Philip Seymour Hoffman, Rachel McAdams, Willem Dafoe e Robin Wright, per levare la sensazione che le trame del film sarebbero state meglio rispettate in una miniserie della HBO.

Ancor peggio il nuovo film di Lynn Shelton, Laggies, con Keira Knightley e Chloe Moretz, una commedia del tutto implausibile su una donna divisa tra i suoi amici, una giovane sedicenne a cui si affeziona ed un matrimonio imminente che vorrebbe evitare.

in attesa che Johnny Depp si decida ad interpretarlo sul grande schermo, al Sundance si è visto un documentario magnifico su Whitey Bulger, il criminale, arrestato solo nel 2011 in California, che ha terrorizzato il South Boston per molti decenni ed il cui rapporto con l’FBI non è mai stato chiarito fino in fondo.

Whitey: The United States vs. James J. Bulger, il documentario di Joe Berlinger cerca di fare chiarezza, con uno stile più vicino ai romanzi di James Ellroy che non al cinema della realtà.

Whitey Bulger

 

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