Venezia 2013. Il salario della paura

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Il salario della paura ***1/2

In occasione della consegna a William Friedkin del Leone d’Oro alla carriera, la Mostra ha proiettato la nuova copia restaurata di Sorcerer – Il salario della paura, girato dal regista nel 1977, all’apice del successo dopo Il braccio violento della legge e L’esorcista e rimasto il suo film più sfortunato e invisibile.

Tratto dal medesimo romanzo che ha ispirato Vite vendute di Cluzot, il film di Friedkin è il racconto di un’impresa impossibile e disperata.

In un piccolo e poverisismo paese del centroamerica si rifugiano i quattro protagonisti: sono un terrorista arabo, un killer professionista, un piccolo delinquente che ha fatto il colpo sbagliato ed un magnante della finanza francese che ha truffato la borsa ed i risparmiatori.

All’inizio del film li vediamo all’opera: quindi li ritroviamo nell’esilio assai poco dorato nel quale sono costretti a lavorare sodo ad un pozzo petrolifero, per mantenersi.

Quando un incidente mette a rischio la sopravvivenza degli investimenti petroliferi locali, i quattro si offrono volontari per trasportare un carico di dinamite instabile, che servirà a chiudere la falla.

E’ un viaggio della speranza, il cui premio è la possibilità di raggiungere la capitale con qualche migliaio di dollari in tasca: due camion dissestati, rimessi in funzione per miracolo, con tre casse di dinamite ciascuno e due driver che si alternano alla guida, attraversano la giungla battuta da piogge torrenziali e le strade pericolose che separano il deposito dal pozzo petrolifero.

Friedkin construisce un racconto di morte, senza speranza, nel quale l’individualismo cede il passo alla solidarietà, ma neppure quella alla fine sembra essere sufficiente.

Pervaso da segnali nefasti e dall’inquietante presenza del male, che sembra accompagnare il viaggio dei quattro dropouts, Sorcerer si lega a filo rosso a L’esorcista, nella rappresentazione di una civiltà senza scampo, pervasa da un destino inesorabile e avverso.

Qui però non ci sono buoni e cattivi, i quattro eroi sono criminali costretti alla fuga, nessuno è più innocente: il pessimismo di Friedkin ed il suo sguardo disilluso sulla vita e le cose del mondo trova qui uno dei suoi vertici assoluti. Rotto spesso solo dalla musica dei Tangerine Dream, il film è una sinfonia silenziosa e disperata, che ancora oggi non ha perso la sua forza evocativa ed emozionale.

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