La guerra dei festival non ha mai fine: Roma contro Torino

Nel quadro già degradato del cinema italiano, ci mancava solo la telenovela infinta dell’inutile, costoso e vuoto Festival di Roma, per il quale ci permettiamo di suggerire una soluzione semplice e indolore: la chiusura.

E invece…

Le prime tediose puntate sono state quelle in cui i responsabili – Rondi e la Detassis – sono stati defenestrati senza un grazie dall’arroganza delle autorità politiche capitoline, per far spazio a Marco Mueller, improvvisamente a spasso, dopo la mancata conferma alla guida della Mostra del Cinema di Venezia.

Quindi, dopo aver tanto faticosamente lavorato per piazzarlo alla guida del festival voluto da Veltroni ed ora sponsorizzato da Alemanno e Polverini, si sono create notevoli ed inaspettate complicazioni sulla durata ed il compenso del suo mandato, sul budget del festival, sulle date e le strutture coinvolte.

Il risultato è che Mueller ha preteso come conditio sine qua non lo spostamento del festival a novembre (9-17) pochissimi giorni prima del Torino Film Festival, piccola ma straordinaria manifestazione di cinema che sopravvive grazie ad un budget cinque volte inferiore a quello di Roma  e che ha un rilievo e un’identità chiarissime e riconosciute.

Non solo, ma tale spostamento è incompatibile con il calendario dell’Auditorium, sede naturale del festival: la Sala Santa Cecilia è già occupata ed allora i film si vedranno, forse, in una tensostruttura, da costruire ad hoc, non si sa bene dove.

Come se a Roma mancassero le sale… per dirla con Flaiano, la situazione è grave, ma non è seria.

Le ultime puntate odierne ci riferiscono che il nuovo presidente del festival, Paolo Ferrari, tenta di rassicurare tutti, senza in realtà convincere nessuno:   “Le decisioni finali su contratto, date e bilancio, le prenderemo mercoledì dopo aver sentito lunedì i soci fondatori. Abbiamo approvato il bilancio del 2011 ed esaminato il bilancio preventivo del 2012. Cercheremo il più possibile di rispettare le date del Festival di Torino. La centralità del festival sarà sempre all’Auditorium Parco della Musica, per quanto probabilmente non si potrà usare la Sala Santa Cecilia. Verrà creata anche una tensostruttura all’esterno, è ancora da decidere dove metterla. Non ci saranno sovrapposizioni con il Torino Film Festival. La rassegna torinese è il 23 e io sono stato il primo a dire che avremmo evitato di sovrapporci. Faremo uno sforzo e di fatto non ci sarà alcuna sovrapposizione. C’è vicinanza, ma purtroppo la vicinanza non la scelgo io, le date sembrano impossibili.”

Un bell’articolo di Natalia Aspesi su Repubblica fa il punto della situazione, al netto dell’egocentrismo dei protagonisti, dell’organizzazione da burla e dell’autolesionismo tutto italiano.

Le montagne italiane continuano a partorire topolini.

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