Mueller comincia male: il Festival di Roma spostato a due giorni dal Torino Film Festival?

Venerdì scorso Gianluigi Rondi si è dimesso dalla presidenza del Festival di Roma, rompendo l’impasse creatasi tra i sostenitori di Piera Detassis e quelli Marco Mueller e di fatto favorendo la nomina di quest’ultimo a nuovo direttore.

La faccenda non avrebbe potuto essere gestita peggio, tra accuse politiche, giochi di potere, in vista delle prossime elezioni municipali, ed un dibattito che non ha mai affrontato il nodo chiave di questo festival che vanta solo 6 edizioni in chiaroscuro: serve davvero una festa del cinema a Roma? Il periodo a ridosso di Venezia e poco prima di Torino è quello giusto? Che identità dare ad una manifestazione ricchissima di soldi, ma sinora povera di idee e progetti? E’ opportuno avere anche un concorso internazionale e di che tipo?  Che ruolo può avere il mercato nel nuovo Festival? Che piani avrà il nuovo direttore artistico?

Di tutti questi interrogativi la Fondazione ed il CDA non sembra abbiano discusso. Tutto si è risolto in una disputa di nomi e di “padrini”. Destra contro Sinistra, in maniera impropria: perchè se Mueller certo non sembra un conservatore, la Detassis e Rondi sono poco credibili come paladini del PD.

Ora si aggiunge una nuova grana. La Fondazione non ha ancora scelto il sostituto di Rondi – che pare sarà Paolo Ferrari – e Marco Mueller, la cui nomina deve ancora essere ratificata dal CDA ha già pianificato le nuove date del festival sino al 2018 !!!

Non solo, ma le ha comunicate a mezzo mail e poi con una telefonata a Gianni Amelio, direttore del Torino Film Festival.

L’anno prossimo infatti il nuovo Festival di Roma terminerà il 21 novembre, a due giorni dall’inizio della storica manifestazione torinese, che ha una storia trentennale. Dal 2013 invece le date si sovrapporranno completamente.

Amelio, in un’intervista a La Stampa, questa mattina, si è detto allibito dai modi e dalla perentorietà delle indicazioni di un direttore non ancora neppure nominato e si è detto dispiaciuto che una corazzata come Roma finisca per speronare la piccola barca a vela del TFF, che anche quest’anno ha dimostrato la sua vivacità, molto lontana dalla crisi evidente del Festival capitolino.

Commenta Amelio: Periodi così ravvicinati determinano l’impossibilità di diversificare le fonti a cui attingere film. Mi metto prima di tutto nei panni del pubblico, di chi ama il cinema, se lo scopo principale di un festival è informare, mostrare delle opere, dare visibilità a film che altrimenti non l’avrebbero, è ovvio che in questo modo tutto questo diventerà impossibile.

Mi ha inquietato subito il tono, che non era interlocutorio, ma perentorio, contrario a qualunque spirito da “gentlemen agreement”, in assoluto contrasto con i rapporti che abitualmente esistono tra realizzatori di manifestazioni di questo tipo. Anche con la precedente direzione del Festival di Roma c’erano stati confronti sulle date, ma erano stati risolti con quei toni di cui parlavo.

È una guerra che non vorremmo, ed è anche una guerra impari. Lo scontro tra Venezia e Roma era in qualche modo nell’ordine delle cose, noi, invece, siamo un Festival di struttura piccola che viene trattato in un modo che ci offende, non considerato, come se non esistessimo.

Sulle stesse pagine Nanni Moretti, che ha preceduto Amelio alla direzione del TFF, afferma: Non sono la persona più adatta per parlare di questo argomento. Fin dall’inizio, dalla prima edizione, quella di Veltroni e Bettini, non sono mai stato amico di quel Festival. Comunque quella di piazzare un festival tra la Mostra di Venezia e la rassegna di Torino, l’ho sempre trovata un’idea sbagliata, e, infatti, nonostante siano passati degli anni, il Festival di Roma non ha mai trovato una sua identità. Se proprio si voleva fare una Festa, si poteva organizzare d’estate, magari mettendo insieme il meglio degli altri festival.

Da Mueller nessuna dichiarazione. Anzi il sindaco Alemanno, suo grande sponsor, conferma le date di metà ottobre per il 2012, legate anche alle disponibilità dell’Auditorium.

Evidentemente Mueller non ha comunicato nemmeno al sindaco il suo progetto di spostamento del Festival, per riportarlo nel centro della Capitale a metà novembre.

Quando tutto questo ha avuto inizio, con la mancata conferma di Marco Mueller alla Mostra di Venezia ci eravamo schierati per una soluzione che mettesse il cinema al primo posto e che salvaguardasse il suo patrimonio di competenza ed esperienza come direttore.

Tutto quello che è seguito è stato invece un braccio di ferro estenuante e di basso profilo. Il metodo è importante quanto il merito.

E Mueller non sembra essere partito con il piede giusto. Se la soluzione per rompere la competizione con Venezia è quella di sfrattare il Torino Film Festival dalla sua collocazione naturale, allora non ci siamo proprio.

Torna spontanea ancora una volta la domanda che ci siamo fatti negli ultimi sei anni: ma ha senso ed è utile un festival di impianto tradizionale a Roma, nella stagione autunnale, così satura di altre manifestazioni analoghe in Italia ed all’estero? Non sarebbe meglio dirottare quei fondi, pubblici e privati per rafforzare il più antico festival del mondo, che è costretto a sopravvivere in una condizione da terzo mondo, tra strutture antiquate e scavi a cielo aperto? Roma è già la città del cinema, ha bisogno anche di un Festival?

Per noi la risposta è chiarissima. Spaeriamo che Mueller presenti un progetto a lungo termine, che preveda qualcosa di più di uno spostamento di date.

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