Ancora nulla di fatto per Marco Mueller a Roma

Mi dispiace ritornare ancora una volta sulla querelle tra presidenti e direttori di festival. Ma la situazione, che a Venezia si è risolta velocemente e con piena soddisfazione, a Roma sembra complicarsi in modo incomprensibile e con un provincialismo che lascia allibiti.

Se volete i particolari li trovate qui.

Il tira e molla politico tra centrodestra e centrosinistra sulle nomine alla guida del festival capitolino è assolutamente vergognoso.

Tanto più che le contrapposizioni prescindono completamente dal merito e dal metodo, ma sono di natura puramente elettoralistica.

Forse Polverini, Alemanno, Bettini e Zingaretti non si sono accorti che il clima nel paese è cambiato profondamente. Che i sacrifici richiesti a tutti, non consentono più scelte partigiane.

Non è più il tempo dei comandanti Schettino.

La questione è molto semplice. Marco Mueller, uno dei migliori organizzatori di eventi culturali e cinematografici del mondo è libero da altri impegni e disponibile a rifondare il Festival di Roma su basi nuove, spostando la rassegna, liberandola dal giogo dell’Auditorium e dal confronto con Venezia e Torino, rilanciandola sul piano culturale ed organizzativo.

Ne dovremmo essere tutti entusiasti. Finalmente la persona giusta al posto giusto, con un progetto degno di questo nome, che scrive la parola fine ad una situazione che finiva per impoverire proprio il festival capitolino.

E invece la sinistra romana, gelosa del suo piccolo festival, di cui il mondo non conosce neppure l’esistenza, che fa? Si mette di traverso. Sostiene l’andreottiano Gianluigi Rondi e la vecchia gestione Detassis, che ha toccato il punto più basso proprio con l’ultima deludentissima edizione.

Cose da pazzi…

Il braccio di ferro sembra non trovare sbocchi. Rondi è in carica sino a giugno e non vuole nominare nuovi vertici del festival che non gli siano graditi.

Qualcuno pensava di ritagliare un ruolo apposito di consigliere a Mueller, consentendogli di lavorare già al festival senza attendere giugno. Forse non sarà così.

Nella solita commedia all’italiana, la situazione è grave ma non è seria. 

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