Sherlock Holmes Gioco di ombre

Sherlock Holmes Gioco di Ombre *1/2

Trionfatore natalizio al magro botteghino italico e piazzato a quello americano, seppur in forte calo rispetto agli incassi del primo episodio, questo Gioco di Ombre, seconda incursione di Guy Ritchie nel mondo ottocentesco di Sherlock Holmes, è un film francamente imbarazzante.

Dopo aver tentato di rinnovare la figura un po’ invecchiata dell’investigatore dal talento sopraffino, capace di ricostruire a forza d’indizi una realtà oscura ai più, Ritchie è del tutto fuori controllo.

Il suo cinema fatto di accelerazioni e scene d’azione autoconclusive, unite dall’unico filo di un umorisimo che strizza l’occhio allo spettatore compiaciuto, qui è al suo zenit.

Si resta travolti dal ritmo continuo degli eventi, si seguono i personaggi dalle strade di Londra, a locali di dubbia moralità, quindi sulle carrozze dei treni in corsa, sino a misteriori castelli svizzeri dove si decidono le sorti del mondo. Il tutto senza alcuna logica narrativa.

La storia è un sovrapprezzo che i produttori hanno ritenuto di non affrontare. In tempi di crisi, in fondo, bastano un paio di attori simpatici, un cattivo che si vede appena, un’attrice europea, riciclata da un’altra serie di successo, e il talento di Ritchie nel mescolare un mazzo con le carte carte tutte uguali.

L’azione per l’azione. Un po’ di arti marziali, corse a perdifiato, sparatorie, maschere ed esplosioni: il film utilizza tutto l’armamentario noto. Ed anche il meccanismo narrativo inventato da Ritchie nel primo episodio, in cui Holmes in flashforward anticipa le mosse dei suoi antagonisti, prevedendone l’esito, è usato ed abusato in modo pedissequo.

L’importante è non fermarsi mai, perchè altrimenti lo spettatore avrebbe il tempo di chiedersi: ma che cosa sto vedendo? Di cosa stanno parlando i protagonisti di questo film? Che razza di storia mi stanno raccontando?

E’ una partita truccata quella che giocano Holmes e Watson contro l’odiato Moriarty, che trama per mettere in crisi i rapporti diplomatici franco-tedeschi. I personaggi entrano ed escono dal film senza alcuna giustificazione. La sceneggiatura di Kieran Mulroney e Michele Mulroney è un enorme buco nero, che conduce alla prevedibile conclusione, in cui il ragionamento dell’eroe finisce per scontrarsi con quello ugualmente predittivo del suo antagonista, risolvendosi in un nulla di fatto che ricalca quello del racconto L’ultima avventura.

Ma a Ritchie non bastava: ed allora ecco lo sberleffo del finale in extremis, in cui l’eroe ritorna, giusto in tempo per strizzare l’occhio al suo pubblico, convinto che, alla fine, un tipo simpatico come lo Sherlock di Robert Downey Jr non avrebbe potuto di certo soccombere al noiosissimo Moriarty di Jared Harris!

Ed allora basta aggiungere un punto interrogativo al The End, per rimettere tutto in gioco.

Umberto Eco nella fenomenologia di Mike Bongiorno giustificava il successo del presentatore con la sua apparente mediocrità, continuamente esibita: qualunque spettatore poteva sentirsi rassicurato. Qui siamo all’opposto: siccome Holmes è molto più intelligente di chiunque, ogni voragine della sceneggiatura è giustificata con un’intuizione geniale del nostro eroe.

Detto solo che il sottotesto omosessuale tra Holmes e Watson qui si fa ancora più esplicito e che il matrimonio del dottore finisce per scatenare gelosie da amante tradito, c’è solo da sperare che non dovremo sorbirci un terzo episodio di questa rilettura trash di un personaggio che il cinema ha quasi sempre trattato male.

Spendere altre parole per descrivere una trama incomprensibile ed inconsistente o per ragionare su interpreti (pur simpaticissimi) e stile, ci sembra esercizio del tutto inadeguato alla povertà espressiva di questo Gioco di ombre.

Anche il cinema d’azione bisogna saperlo fare. Ed anche il racconto di genere ha le sue regole che bisogna conoscere prima di avere la forza di sovvertirle.

Quanto a Guy Ritchie ed al suo cinema tamarro, gli auguriamo almeno di esercitarsi su storie più solide.

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2 pensieri riguardo “Sherlock Holmes Gioco di ombre”

  1. Purtroppo l’americanizzazione del personaggio di sherlock holmes stavolta non basta a fare colpo sul pubblico, il film non aggiunge nulla di nuovo al precedente e gioca le sue carte troppo presto.
    Deludente

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