Do the right thing: la Biennale confermi Marco Mueller alla direzione della Mostra di Venezia

AGGIORNAMENTO: Gloria Satta sul Messaggero fornisce una versione alternativa, ancora più thriller.

In realtà Marco Mueller si sarebbe già accordato con Polverini ed Alemanno per guidare la Festa di Roma, completamente rinnovata e divisa in due fasi: ad agosto le anteprime americane e ad ottobre gli europei ed il resto del mondo.

Fosse così, non resterebbe che augurare a Muller fortuna e gloria, come in un vecchio Indiana Jones.

In ogni caso il Festival più antico del mondo ne esce piuttosto malconcio, privato della sua solida leadership in favore del carrozzone romano che comunque nessuno si fila…

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Cineblog pubblica una notizia allarmante per la prossima Mostra di Venezia.  Dopo la conferma a furor di popolo di Paolo Baratta alla guida della Bienna di Venezia, quest’ultimo sarebbe intenzionato a non riconfermare Marco Mueller alla direzione della Mostra del Cinema, per un nuovo quadriennio.

Gli attriti e le incomprensioni del passato avrebbero giocato un ruolo determinante. Fuori dai giochi sembrerebbero anche Gianni Canova, che ha pubblicamente rifiutato ed il bravissimo Alberto Barbera, già direttore per un biennio alla fine degli ani ’90.

Circolano altri nomi, già impegnati con la Biennale in ruoli consultivi ed organizzativi oltre a quello, onnipresente, della direttrice della Festa di Roma.

Stanze di Cinema non ha dubbi a riguardo. Il lavoro svolto da Marco Mueller è stato straordinario. Con le risorse limitatissime messe a disposizione e con gli spazi sempre più angusti del cantiere-Mostra, Mueller ha fatto un miracolo, allestendo rassegne di grande qualità, culminate con un’edizione 2011 letteralmente memorabile, capace di tener assieme l’avanguardia e la tradizione d’autore, il cinema di genere e lo sperimentalismo.

Con la temibile concorrenza di Toronto, Mueller non ha sbagliato un colpo, mostrandosi debole solo con la pattuglia italiana. Ma che colpa ne ha se il livello del nostro cinema è così mediocre, impantanato tra commedie improponibili e registi di serie B che si sentono autori?

Basterebbe ricordare i Leoni d’Oro alla carriere di questi otto anni, per capire quanto lungimirante e indovinato sia stato il suo percorso: da Lynch a Burton, dalla Pixar a John Woo, fino a Marco Bellocchio, l’unico grande regista italiano in attività, il cui sguardo sul paese è stato un’ancora di salvezza imprescindibile, nella tempesta degli ultimi dieci anni.

Ci si è battuti perchè la Biennale non fosse affidata a mani inadeguate. Ora ci batteremo perchè il lavoro di primissima qualità di Mueller possa proseguire nel segno di una rinnovata continuità.

Continuità che è un valore essenziale per il successo di un festival che ambisce ad essere ancora un faro nel mare procelloso del cinema mondiale.

Il patrimonio di contatti internazionali, credibilità, apertura e affidabilità, costruiti da Mueller a Venezia e nella sua passata attività a Rotterdam e Locarno, ne fanno il nome migliore per un incarico di importanza cruciale.

Baratta sotterri l’ascia di guerra. Per il bene della Biennale e del nostro derelitto cinema italiano.

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