Mereghetti su Thor

Secondo Paolo Mereghetti, la scommessa di Marvel e Paramount, di affidare a Kenneth Branagh l’adattamento di Thor è stata vinta, grazie alla classe del regista inglese e ad una sceneggiatura capace di tenere insieme classicismo arturiano, commedia sentimentale e l’azione che ci si aspetta da questi prodotti.

Tratto dai fumetti di Lee e Kirby, Thor, il Dio del Tuono, esiliato sulla terra a causa degli scontri con il padre Oddino, usa un particolare partello con l’impugnatura corta, come arma distruttiva e temibile in entrambi gli universi.

Quello che stupisce maggiormente è la scelta di Kenneth Branagh come regista, catapultato da Shakespeare alle strisce.

Diciamo subito, allora, che se evitiamo di voler trovare le sottigliezze del Bardo, il divertimento fanciullesco e para-mitologico c’è. Di buona grana anche, soprattutto per merito di una sceneggiatura (a cui hanno lavorato prima J. Michael Straczynski e Mark Protosevich e poi Ashley Edward Miller, Zack Stenz e Don Payne) che sa mescolare con una certa ironia il mondo fantastico e stellare di Asgard e quello polveroso e quotidiano di Hicksville, Nuovo Messico.

Da una parte c’è l’universo parareligioso della mitologia nordica, con il suo dispendio di effetti digitali e di scenografie fantasiose. Dove si consuma non solo lo scontro tra padre saggio e figlio irruente (Odino e Thor)…

Dall’altra parte, sulla Terra, c’è invece la testarda e un po’ imbranata astrofisica Jane Foster (Natalie Portman) che studiando le tempeste magnetiche dell’atmosfera si trova improvvisamente a tu per tu con un Thor precipitato sulla terra e privato dei suoi poteri.

Kenneth Branagh non sembra tanto interessato alle battaglie ed alla verosimiglianza storica con le saghe nordiche da cui discende, quanto a creare nel corto circuito spazio temporale, uno spazio per la commedia, senza prendersi troppo sul serio. 

Più dell’avventura, però, mi sembra che il film e il suo registi puntino sul divertimento, grazie all’iperbole, agli scontri all’ultimo «martello», oltre che all’amore intergalattico tra Thor e Jane, che si annuncia decisamente contrastato non fosse che per problemi di comunicazione interplanetaria.

Unico elemento che stona, ancora una volta il 3D che sembra appiccicato a posteriori, tanto per obbligare lo spettatore a inforcare gli occhiali e pagare un supplemento per il biglietto.

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