Mereghetti su Hereafter di Eastwood

 

Dopo averne tessuto le lodi in esito alla proiezione che ha chiuso il Festival di Torino lo scorso dicembre, Mereghetti ritorna – dalle pagine del Corriere della Sera del 2 gennaio – sull’ultimo film di Clint Eastwood, Hereafter, elogiandolo come un capolavoro dickensiano.

Incomprensibile appare la fredda accoglienza americana: “ma come si poteva non farsi catturare da un film così diretto ed emozionante, così bello e classico? Adesso, dopo aver fatto decantare l’emozione di quella prima visione, si può tornare sul tema cercando di approfondirne le scelte.”

Secondo Mereghetti “Hereafter non ha paura di cedere al fascino della narrazione, anzi la rivendica a gran voce, tirando direttamente in ballo uno dei padri del romanzo moderno, Charles Dickens. “

Certo la scelta di puntare sul piano squisitamente narrativo può sembrare, a prima vista, riduttiva: non c’è la visione, stoica e umanissima insieme, della paternità sconfitta che reggeva Million Dollar Baby o Gran Torino, nè la riflessione sul male di Mystic River, ma per un regista che sembra sempre più ossessionato dal tema della morte e del destino umano, la forma di Hereafter si rivela lo strumento ideale per fare i conti con alcune delle sue ossessioni: l’incidenza del caso nel destino delle persone e insieme la determinazione con cui perseguire i propri ideali o le proprie scelte, ma anche la capacità di ascoltare i propri sentimenti… per arrivare alla fine ad accettare la presenza della morte come elemento fondante per ridare un valore alla vita...”

Il giudizio sintetico è di quattro stellette. Il massimo.

A caldo, dopo la proiezione di Torino, il 5 dicembre, Mereghetti era stato ancora più chiaro: “Sono pazzi questi americani! … Pazzi per non aver apprezzato la serena saggezza e la delicatezza con cui racconta la storia di tre vite destinate a intrecciarsi: Marie è una giornalista francese (Cécilie de France) sopravvissuta allo tsunami, Marcus un ragazzino londinese che ha perso il gemello, George (Matt Damon) un operaio di San Francisco che non vuole usare i propri poteri per contattare i defunti. Tre esistenze «costrette» a fare i conti con quello che ci può essere dopo la morte: perché si è convinti di averne avuto una dimostrazione (la giornalista), perché si riesce a comunicare con chi non c’ è più (l’ operaio), perché si vorrebbe entrare in contato con chi ci ha lasciato (il ragazzo). Un tema scivoloso e insolito…

Non sono qualità molto americane e sicuramente non vanno molto di moda, ma sono gli elementi distintivi di un cinema di cui personalmente sento sempre più il bisogno: che rispetta lo spettatore, che ama i propri personaggi, che non ha paura di confrontarsi con strade ardue e sa dire qualche cosa del mondo che ci circonda.”

30 pensieri riguardo “Mereghetti su Hereafter di Eastwood”

  1. Ho visto il film ieri, ed il mio giudizio è fortemente negativo. Da un punto di vista commerciale è un ottimo prodotto proprio perchè abbonda in sciocchezze.
    La sceneggiatura è banale, piatta ed assolutamente insignificante.
    Il film è culturalmente pessimo proprio perchè approfitta della faciloneria e della ignoranza della maggioranza delle persone.
    In sostanza si cerca malamente di fare una distinzione tra sensitivi buoni e sensitivi cattivi e si avanza una ipotesi di un fantomatico complotto internazionale volto al nascondimento di presunte prove scientifiche no si sa bene su cosa.
    Si vuole far credere che il mondo dell’irrazionalità e delle fantasie bislacche sia ghettizzato, mentre invece è esattamente il contrario e questo film sta a dimostrarlo.
    Oggi vengono fatte oggetto di scherno proprio le persone lucide, colte e intelligenti che vengono accusate di fredda razionalità soltanto perchè hanno un modo rigoroso di ragionare.
    Voler legittimare i “sensitivi buoni” dandogli una presunta copertura “scientifica” facendo leva sulla totale ignoranza del pubblico, è una operazione scaltra e ignobile e finisce con il far credere che non tutti i sensitivi siano dei lestofanti, dando una grossa mano proprio a questi ultimi.
    La scena peggiore è quella del bambino che perde il cappello per intervento dallo spirito del fratello gemello. E’ veramente ignobile credere che qualcuno possa essere salvato da un evento come un attentato, attraverso l’intervento di un proprio caro defunto. Quei poveretti morti non avevano nessuno che potesse intervenire? A questa domanda gli idioti rispondono che esisterebbe un disegno che noi non possiamo conoscere. Però, per loro, la cosa importante è che questo fantomatico disegno preveda il salvamento della loro ritenuta fondamentale pellaccia. Per gli altri esisterà un piano b. 🙂
    Si trattta di un ottimo prodotto commerciale, il marketing è ineccepibile.
    Per esempio la scelta della nazionalità della giornalista non è di certo casuale. Nell’immaginario delle persone abituate a “ragionare” per luoghi comuni, il francese rappresenta la persona snob e scettica per eccellenza. Questo è funzionale per rendere più “sensazionale” il fatto che sia proprio una rappresentante della Francia “neoilluminista” a ricredersi sull’esistenza di oltremondi. A questo si aggiunga anche un pizzico di patriottismo americano in chiave garbatamente antifrancese. Anche la presunta scienziata dall’accento tedesco serve per dare credibilità alla bufala sulle prove scientifiche dell’aldilà(teutonica affidabilità).
    Anche il ruolo del sensitivo aveva bisogno, per essere accattivante, di un attore bello. Vi immaginate la scena nella scuola di cucina con la strafica, recitata da un attore non piacente? Eastwood è bravissimo nel colpire l’immaginario dell’uomo medio superficiale. Il sensitivo in questo film doveva essere rassicurante, bello e dal cuore puro proprio per piacere a quella parte di pubblico che è abituato a non avere contatti con la realtà.
    Oggi purtroppo a non avere spazio è la divulgazione scientifica, e non certamente le boiate strampalate che invece hanno un grande spazio nei media. Chiunque si azzardi a contestare, peraltro con argomenti ben fondati, le sciocchezze degli oroscopi, dell’occultismo come anche delle religioni, viene immediatamente isolato e trattato come una persona insensibile che non capisce nulla.
    Questo film è un tipico esempio di approssimazione e di ignoranza costruito su misura sulle persone che non vogliono approfondire nulla.

    1. A me sembra che Eastwood faccia esattamente il contrario. Insinuando dubbi, ponendo domande, evitando di sciogliere tutti i nodi, pur scegliendo un argomento che avrebbe potuto scivolare nella new age buonista.
      Però accusare Clint di essere commerciale e di avere scelto attori di un certo tipo per motivi di cassetta o di voler voler suggestionare il pubblico, mi fa sorridere: ad un’ottantenne che ha passato la vita a fare il bastian contrario bisognerebbe dare un po’ più di credito…
      E’ quello che ho scritto nella mia recensione: https://stanzedicinema.com/2011/01/06/hereafter/

      1. Appunto, il film è ancora più subdolo proprio perchè si ammanta di un finto scetticismo superficiale. Eastwood è il mago della cassetta, qualche volta ha fatto scelte “coraggiose” si, rispetto al piattume Holliwoodiano.
        Si trattta di un ottimo prodotto commerciale, sotto il profilo del marketing è ineccepibile.
        Per esempio la scelta della nazionalità della giornalista non è di certo casuale. Nell’immaginario delle persone abituate a “ragionare” per luoghi comuni, il francese rappresenta la persona snob e scettica per eccellenza. Questo è funzionale per rendere più “sensazionale” il fatto che sia proprio una rappresentante della Francia “neoilluminista” a ricredersi sull’esistenza di oltremondi. A questo si aggiunga anche un pizzico di patriottismo americano in chiave garbatamente antifrancese. Anche la presunta scienziata dall’accento tedesco serve per dare credibilità alla bufala sulle prove scientifiche dell’aldilà(teutonica affidabilità).
        Anche il ruolo del sensitivo aveva bisogno, per essere accattivante, di un attore bello. Vi immaginate la scena nella scuola di cucina con la graziosa figlia di Howard, recitata da un attore non piacente? Eastwood è bravissimo nel saper colpire l’immaginario dell’uomo medio superficiale. Il sensitivo in questo film doveva essere rassicurante, bello e dal cuore puro proprio per piacere a quella parte di pubblico che è abituato a non avere contatti con la realtà.
        Oggi purtroppo a non avere spazio è la divulgazione scientifica, e non certamente le boiate strampalate che invece hanno un grande spazio nei media. Chiunque si azzardi a contestare, peraltro con argomenti ben fondati, le sciocchezze degli oroscopi, dell’occultismo come anche delle religioni, viene immediatamente isolato e trattato come una persona insensibile che non capisce nulla.
        Questo film è un tipico esempio di approssimazione e di ignoranza costruito su misura sulle persone che non vogliono approfondire nulla. Il livello è quello di Voyager.

      2. Va beh, la pensiamo diversamente, niente di grave.
        Però i film non sono trattati scientifici. Raccontano storie, più o meno bene.
        “Eastwod mago della cassetta” ????!!!!
        Mah…

  2. Ci mancherebbe niente di grave, le opinioni possono benissimo essere diverse, l’importante è argomentare.
    E’ ovvio che si tratti d un film e non di un trattato scientifico, però quando si fa un film nel quale si tenta di raccontare storie credibili, e si fa riferimento all’esistenza di un complotto internazionale volto all’insabbiamento di fantomatiche prove scientifiche, si finisce con l’insinuare dei dubbi sulla possibilità che il mondo dei “sensitivi” possa elevarsi ad una dignità che non ha. Come distinguiamo il sensitivo “buono” dal sensitivo in malafede? Se non si fosse fatto riferimento a tale sciocchezza il film sarebbe stato soltanto insignificante, invece così oltre ad essere tale, è diventato anche sciocco nonchè segno di deriva culturale.
    Ma perchè Eastwood incassa poco? E tutte le marchette pubblicitarie di cui il film è infarcito?

  3. Si rilassi ! Un film è uno spettacolo ritengo più interessante coglierne i lati emozionali e poetici che quelli razionali, di quello ne abbiamo già abbastanza nella realtà.

    1. Che in questo caso sarebbero? Io penso che i due aspetti non entrino in contraddizione. Si possono benissimo cogliere entrambi. Io in questo film non ci vedo niente di emozionante ne tantomeno di poetico, però siamo nel campo della pura soggettività, ognuno si emoziona con quello che vuole, pensa c’è anche chi si emoziona ascoltando Eros Ramazzotti. 🙂
      Non credo che oggi nella realtà di tutti i giorni si colgano gli aspetti “razionali” della vita, anzi chiunque si azzarda ad utilizzare un minimo di senso critico, viene immediatamente additato come una persona insensibile incapace di provare emozioni. Io sono circondato da persone che credono agli oroscopi, ai fiori di bach, allo Yeti, a fantomatiche divinità ecc. In generale l’approccio alle cose della vita è superficiale, irrazionale e approssimativo.

  4. Caro Pippo, non hai capito proprio nulla del film. Come se si giudicasse ‘2001 odissea nello spazio’ un film che parla dei viaggi nello spazio…

    1. Allora cosa aspetti ad esporre il tuo giudizio sul film? Posto che io non ho capito nulla, spiegami tu cosa questo “capolavoro” vuole comunicare.

  5. Mi piace molto Mereghetti e “IL Mereghetti”, ma talvolta rimango davvero stupito dai suoi giudizi e questo è uno di quei casi. Mi chiedo come si possano assegnare le “olimpiche” quattro stellette a un film che tratta di un argomento così impegnativo, problematico e profondo in termini tutto sommato superficiali, che non sa – per esempio – rinunciare a minuti e minuti di effetti speciali da filmaccio spettacolare per descrivere lo tsunami, un evento che non ha alcun peso sia dal punto di vista della struttura narativa, sia da quello più generale del “tema” del film (in fin dei conti, l’unica cosa che importa è che il personaggio ha avuto un’esperienza”tra la vita e la morte”, la causa è ininfluente). E si potrebbero citare tante altre sequenze. La storia del ragazzino forse è la meglio costruita; all’interno di un film organizzato – ahimè – in tal modo, inoltre, il finale risolve coerentemente l’intreccio…il punto della questione, però, è questo: e cioè che il film lascia davvero il tempo che trova, non dice nulla di nuovo sull’argomento (“Il settimo sigillo” bastava e avanzava), è solo una furbata, un’operazione di marketing capace di accontentare più fasce di pubblico: film effettistico “raffinato”, che dà l’illusione di aver sentito parlare di temi “alti” mentre in realtà è un pastiche di storielle strappalacrime e sequenze di “luce bianca”.
    Per quel che riguarda ciò che ha scritto Pippo3131: indubbiamente hai ragione, ma in parte non posso fare a meno di criticarti, non per difendere Clint, ma per difendere il diritto di un artista (poeta, scrittore, regista che sia) di “inventare”. Non puoi aspettarti un trattato da un film (anche la “morte” di Bergman è assai poco “scientifca”, non trovi?), o comunque non solo l’esposizione di una tesi, ma in primis un contenuto emozionale. L’espediente del cappello potrebbe essere usato da un buon regista, all’interno di tutt’altra struttura narrativa, in maniera più che convincente.
    Sul fatto che tutto il fim “tiri” subdolamente dalla parte di un certo “misticismo”, invece, sono d’accordo..e sappiamo tutti bene da che parte, a sua volta, tiriil misticismo. Sicuramente siamo in presenza dell’ennesimo, subdolo, film per l’amercano medio conformista

    1. Condivido sostanzialmente la tua valutazione che si avvicina molto alla mia. Solo una precisazione sulla questione “scientifica.” Come ho già detto, nessuno pretende rigore scientifico da un film, carattere che spesso manca anche in tante opere di divulgazione scientifica. Il punto è un altro. Il film è costruito in modo da creare falsamente una parvenza di credibilità, attribuendola a certi sensitivi “buoni” che non mi pare corroborata dalla realtà. Non mi pare che Bergman nella sua rappresentazione abbia mai pensato di affermare l’esistenza di prove scientifiche al riguardo.
      Tirare in ballo fantomatiche prove scientifiche non è una scelta artistica, ma semplicemente una furbata che fa leva sull’atteggiamento antiscientifico assai diffuso tra le persone ignoranti. L’uomo medio superficiale sguazza tra i luoghi comuni, e l’idea di un complotto internazionale che avrebbe lo scopo di nascondere fondamentali verità, messo in opera dalla “scienza ufficiale”, rientra perfettamente nell’immaginario collettivo.
      Il livello è quello di Voyager, l’approccio è lo stesso. La sceneggiatura avrebbe potuto scriverla anche Giacobbo.
      Anche a volerla considerare una “scelta artistica” nulla mi vieta di considerarla una pessima scelta.
      Sull’episodio del cappello il mio appunto era di ordine etico. Credere ai miracoli, agli interventi divini, agli angeli custodi ecc., per me è moralmente ripugnante. Il film pesca in questa paccottiglia molto diffusa, ed esprime il profondo egoismo di quelle persone che pensano di non essere morte in un incidente perchè aiutate da un intervento sovrannaturale. Questo è un modo di pensare ripugnante, però mi rendo conto che le persone materialiste attaccate morbosamente alla loro pellaccia che non hanno rispetto per le disgrazie altrui, non possono capirlo e mi considerano un pazzo.

      1. Nemmeno a me il film è piaciuto granché. Ma non capisco tutto questo accanimento contro l’approccio di Eastwood. Accostarlo a Giacobbo poi, mi sembra molto più irrazionale che credere all’esistenza di un aldilà. Anzi, più che credere nell’esistenza dei puffi!
        Praticamente tutti i film americani, persino quelli totalmente cazzari (potrei dirti Transformers o G.I. Joe) cercano di creare una spiegazione para-logica che leghi il mondo del film con quello della realtà. Questo serve a facilitare il processo di empatia con cui lo spettatore si immedesima nel protagonista del film.
        La scena del cappello: se non sbaglio alla fine del film il fratello morto rivela tramite il medium di non volere che il fratello vivo indossi quel cappello e spiega che è per questo motivo che glielo ha tolto nella metropolitana. Insomma il “salvataggio miracoloso” è frutto di un puro caso, sebbene legato ad un fenomeno paranormale. Clint ci dice che quello che sembra un miracolo è un caso…mica male per un presunto paladino dell’irrazionalità!
        Al di là di tutti questi discorsi, giudicare un film esclusivamente dal suo contenuto e dal suo presunto “messaggio” mi pare piuttosto puerile.
        E no, non sei pazzo, ma ti invito a dimostrare più rispetto per le persone che hanno convinzioni diverse dalle tue: mi sembri un po’ troppo emotivo per essere un razionalista. Ti invito infine a riflettere su parole quali “sogno” e “sentimento” e sul loro rapporto con la razionalità da una parte e con l’arte (e il cinema in particolare) dall’altra.

  6. Concordo quasi completamente con TOM. Il problema di fondo mi pare vada cercato a livello estetico, nel modo in cui le problematiche e la narrazione sono sviluppate: una questione, ripeto, essenzialmente estetica. Chiaramente i livelli non sono separati: e infatti spesso alla banalità nel campo della costruzione delle scene film corrisponde una certa banalità o confusione nei presupposti di partenza, nei cosiddetti contenuti, eccetera.
    Nel caso in questione, discutere sui singoli punti “non scientifici” del film è come…non saprei…come mettersi a discutere nei dettagli sulla “non elevata intelligenza” di ogni singolo personaggio di un qualche becero reality show: gente idiota in un contenitore idiota, non c’è da perderci molto tempo. A meno di non voler costruire uno studio comparato di sociologia, o mass media, nel qual caso diventerebbero SINTOMO di ben precise condizioni culturali, quindi inscritte in un orizzonte più ampio, ecc ecc.
    Anche qui, data la banalità con cui i vari “contenuti” sono esposti, secondo me non è il caso di mettersi a demolirli uno per uno, tanto è facile: è il classico film fatto per un certo pubblico americano, che sicuramente si pasce di irrazionalismi vari (nonostante viva e cavalchi l’età della tecnica) e ha bisogno di film-sensazione come questo, con magari un bel lieto fine. A mio avviso, un’indagine sociologica sulal mentalità del cittadino americano medio – di cui tale film potebbe essere un sintomo – sarebbe più indicata!
    Condivido pienamente l’ultima affermazione di TOM, infine

    1. Credo di avere spiegato bene quello che penso e non voglio ripetermi. Mi limito a precisare che non si tratta di accanimento ma di semplice analisi. Se lo sceneggiatore e Eastwood leggessero i miei commenti si farebbero quattro risate confermandomi che le scelte che hanno fatto sono dovute ai motivi che ho indicato. L’accostamento a Giacobbo a me pare adeguato, mi spieghi perchè sarebbe irrazionale? Del resto tutte le persone che conosco a cui è piaciuto il film seguono Voyager. A parte le battute, non capisco bene per quale ragione sarebbe puerile giudicare un film dal suo contenuto e dal “messaggio” che contiene. Altrimenti su che accidenti dovremmo valutare un film se non dal suo contenuto? Per quanto riguarda la scena del cappello in realtà Clint, che è un gran furbacchione, lascia intendere ambiguamente esattamente quello che ho detto io prima, mettendo una sorta di apparente dubbio per rendere la cosa più sfumata. Tutte le persone con cui ho parlato dopo il film si sono dette “commosse” proprio perchè hanno pensato all’intervento “dall’alto”. Posso legittimamente credere che questo modo di pensare, a prescindere dal film, sia eticamente ripugnante? Sulla scientificità io non ho affatto contestato il film perchè non è credibile scientificamente, la cosa è talmente ridicola che mettersi a fare le pulci su questo è assurdo. Io ho contestato il contrario, il film cerca di fare leva proprio sulla scienza per dare maggiore credibilità alla storia. Sottolineavo solo l’astuzia che consiste nell’approfittarsi della totale ignoranza della maggioranza delle persone in fatto di scienza nonchè della relativa diffidenza nei confronti della presunta “scienza ufficiale”. In conclusione, per quanto riguarda l’invito che mi avete rivolto ad avere maggiore rispetto per le convinzioni altrui, dico soltanto che “Tom” mi ha detto che sono: irrazionale, puerile e che non rifletto adeguatamente su parole come “sogno” e “sentimento”. Il tutto ovviamente senza la minima argomentazione. Manifestare, argomentando anche con toni duri, le proprie critiche nei confronti di una determinata cosa, non è segno di mancanza di rispetto, ma di onestà. Il 90% delle persone con cui ho parlato del film mi hanno dato dell’insensibile, mi hanno detto che non capisco nulla, che non capisco l’arte e poi la solita tiritera sulla presunta mancanza di rispetto per le loro opinioni. Ormai si è così assuefatti alla mancanza di senso critico, che esprimere liberamente le proprie idee (con lunghe e dettagliate argomentazioni) viene considerato offensivo. I toni duri sono solo una reazione rispetto “all’aggressione” a cui viene sottoposto chiunque esprima una opinione difforme da quella comune. Francesco, il film è stato campione di incassi in Italia, mentre in America la reazione è stata tiepidina, significherà qualcosa?

      1. Parto dalla cosa che pensavo essere più evidente (ma evidentemente sbagliavo): cosa dovremmo giudicare di un film se non il suo contenuto. Ovviamente la forma. E’ la stessa differenza che passa tra “la vita dei soldati in battaglia è sempre a rischio” e “SOLDATI / si sta come / d’autunno / sugli alberi / le foglie”. Non voglio dire che il film di Eastwood fosse formalmente eccelso, anzi (in ogni caso il suo peggior film è sempre meglio di molti altri che circolano nelle sale). Comunque in un film ci sono talmente tanti elementi da valutare oltre al semplice messaggio, che non è proprio il caso di parlarne qui. Sarei curioso di sapere il tuo parere sui film di Tarantino, ad esempio.
        Passiamo ai miei presunti attacchi non argomentati. Io ho definito irrazionale e puerile non te, ma alcuni dei tuoi giudizi e atteggiamenti. C’è una bella differenza! Hai parlato di “semplice analisi”: non dimenticare l’analisi del testo, grazie. Se poi le mie opinioni ti hanno offeso, scusami: ho sopravvalutato la tua insensibilità ihih.
        Finisco qui, perché non sono capace di argomentare le mie opinioni.

  7. Credo che in questo film Eastwood voglia raccontare che le sole certezze della vita sono il mistero della morte che, in quanto tale, resta irrisolto e la sofferenza e la gioia legate al caso. Mistero e caso come certezze sono ossimori ontologici, la vita come contraddizione insanabile che porterebbe alla follia o al suicidio se non periodicamente addolcita dall’amore (anche filiale) . Raccontare questi temi in un film è impresa ambiziosa ed ardua che rischia – proprio come sta avvenendo nel mondo della critica – di dividere tra chi vorrebbe ritrovarvi la stessa razionalità che porta all’eutanasia in Million dollar baby, e chi invece apprezza il tono garbato ma ficcante della narrazione di vite reali, come tante altre colpite da un fato ingovernabile che sta alla radice di tutte le domande senza risposta che assediano la mente. Non è un caso che il solo che legge nel possibile aldilà sia l’operaio che una malattia cerebrale ha dotato di una forza soprannaturale che lo rende figura surreale che brama solo la sconfitta del suo potere. Come dire: se frughiamo nel mistero, questo altro non fa che infittirsi e renderci più fragili, insicuri e forse anche morti prima di morire; meglio dunque vivere un po’ quella corrispondenza d’amorosi sensi che ci allontana tanto dal terrore claustrofobico, quanto dall’immaginazione confortante di un Hereafter che resta solo un eterno dubbio. Esprimere tutto questo in circa 2 ore di pellicola è grandioso.

    1. Non ho detto che non sei capace di argomentare in generale, ho detto che nel tuo messaggio precedente hai fatto delle affermazioni senza argomentarle. C’è una bella differenza! Non dimenticare l’analisi del testo, grazie. ahahah Non credo di aver capito bene cosa tu intenda per “forma” però mi pare incomprensibile considerare l’analisi del contenuto di un film irrilevante o puerile. In ogni caso se leggi bene tutti i miei commenti le critiche sono rivolte essenzialmente proprio alla forma con cui viene espresso il contenuto. Il film Di Eastwood è un semplicissimo prodotto commerciale costruito per fare cassetta analogamente ai cinepanettoni. L’unica differenza sta nella fascia di mercato nella quale si va a collocare. Ovviamente la qualità è superiore rispetto ai film di Boldi, ma solo perchè indirizzato ad un pubblico diverso. La cinematografia oggi (quella che passa per i circuiti commerciali) nella sua quasi totalità, ha ben poco a che vedere con l’arte. La scelta di far scaturire le capacità del “sensitivo” da una malattia che gli avrebbe “scombinato” il cervello, serve soltanto ad alimentare il luogo comune secondo cui il nostro cervello avrebbe delle potenzialità portentose che però rimangono silenti nella maggioranza dei casi. Il tentativo è sempre quello di dare credibilità al sensitivo attraverso argomentazioni pseudoscientifiche. In buona sostanza si vuole dire che la capacità di “parlare”con l’aldilà avrebbe una base organica e non dipenderebbe da capacità oscure. Il film non mi pare voglia dimostrare che frugando nel mistero lo stesso si infittisca, piuttosto il contrario. Il film affronta il tema della morte in modo estremamente banale, scontanto e prevedibile. Abbiamo il sensitivo bono dal cuore d’oro che si differenzia dagli altri sensisitivi interessati alla moneta. Abbiamo le prove scientifiche certe che dimostrano l’esistenza dell’aldilà, che però ci vengono tenute nascoste dalla Cia in combutta con il Vaticano, topolino e i servizi segreti deviati. Tutti controllati dal lato oscuro della forza, manovrato a sua volta da un extraterrestre di nome Mork. 😀 In conclusione, sarebbe bello che le persone cominciassero a capire che il “sentimento” la “sensibilità” “l’amore” la “spiritualità” sono cose che possono essere espresse in tanti modi meravigliosi che prescindono dal credere a storielle bislacche.

      1. Infatti l’ho detto io che non sono capace di argomentare, non tu. Tu hai detto invece un sacco di altre cose, perfettamente ed inconfutabilmente dimostrate secondo il rigoroso metodo scientifico, che da secoli ci spiega in maniera più che soddisfacente chi siamo, da dove veniamo e dove andremo a finire.
        E così sia.

  8. Io esprimo semplicemente le mie opinioni, il metodo scientifico non c’entra nulla. Probabilmente chi ha una mentalità religiosa o pseudospiritualista non riesce proprio ad accettare il fatto che il proprio modo di vedere le cose non sia assoluto. Il film è anche uno spunto per analizzare un certo modo di approcciare alle cose. In quale parte dei miei discorsi io ho fatto capire che le mie opinioni sono inconfutabili? Pensi che le teorie scintifiche per essere tali debbano essere inconfutabili? E’ esattamente il contrario. Il problema è che la divulgazione scientifica ha sempre meno spazio e le persone quando sentono la parola “scienza” pensano a qualcosa di incomprensibile e monolitico. Quelli che da secoli hanno certezze assolute su “chi siamo, da dove veniamo e dove andremo a finire.” non sono certamente gli scienziati i quali hanno piena coscienza della limitatezza della conoscenza ed anche delle proprie teorie. Quelli che invece sanno tutto (anche come è l’aldilà dettagliatamente) sono i vari religionisti e pseudospiritualisti sparsi per il mondo che da secoli fanno affermazioni precise su chi ci avrebbe creato, come ci avrebbe creato e sul perchè l’avrebbe fatto. Ovviamente il tutto non ammettendo alcun tipo di contestazione nè tanto meno di dimostrazione La scienza per quanto possa avere implicazioni filosofiche, deve essere tenuta distinta dalla metafisica e dalla filosofia. Oggi invece nel degrado culturale che si diffonde sempre più, c’è la tendenza a non conoscere nulla nè di scienza nè di metafisica. Si crea un “minestrone” generico e superficiale adatto per chi non vuole approfondire nulla. Hereafter è un esempio di questo degrado.

    1. Caro Pippo, conosco Popper. Non personalmente (Pace all’anima sua! Ah no, l’anima non esiste…come si dice in questi casi? “Speriamo che i suoi atomi si siano amalgamati bene con il resto della materia”…), ma comunque non siamo qui a tenere lezioni di epistemologia. Anzi, faccio pubbliche scuse per aver contribuito a portare questo scambio di battute lontano da dove dovrebbe stare, ovvero nel campo del cinema.
      Hereafter secondo te è un esempio del degrado culturale. Molto bene. Sono curioso di sapere quali altri film consideri degradati e quali invece hanno il bollino di certificazione ISO (HAL) 9000 per l’approfondimento scientifico. Un paio di esempi, tanto per capire come sarà il cinema del domani.

      1. Non penso ci sia qualcosa di male nel discutere pacificamente su certi temi, anche quando questi vengono in qualche modo suggeriti da un film. Non credo che l’approfondimento scientifico sia compito della cinematografia, i canali normalmente sono altri. Precisata questa ovvietà, io mi sono limitato a “denunciare” un certo modo di affrontare il tema dell’aldilà che non mi sembra condivisibile. In hereafter il degrado consiste nel mischiare scienza e metafisica, sostenendo l’esistenza di non meglio precisate prove scientifiche che dimostrerebbero l’esistenza dell’aldilà. Il film poteva essere una boiata come tante altre se non avesse affermato falsamente l’esistenza di prove scientifiche e soprattutto l’esistenza di un complotto internazionale ordito dalla scienza ufficiale che non vuole accettare di avere torto. Così facendo si offre un quadro della scienza che non corrisponde al vero. In realtà esistono centinaia di teorie in “lotta” tra di loro è la scienza è tutto tranne che statica. La parvenza di “razianalità” di cui il film falsamente si ammanta. ha fatto scrivere a Curzio Maltese che questa pellcola metterebbe in crisi gli atei. Ovviamente non si capisce perchè ciò dovrebbe avvenire. Si tratta solo di volgarità culturale. Per concludere eccoti un esempio di un film che comunica scienza in modo adeguato. 😀 http://www.youtube.com/watch?v=jgMfki5orok&feature=related

  9. Carissimi,
    mi fa piacere che il film di Eastwood sollevi tante discussioni, anche accese. Non modero il forum e non faccio il censore, però forse abbiamo un po’ trasceso il legittimo confronto di idee su Hereafter…
    Marco

      1. A proposito di capre, sembrerebbe che il prossimo capolavoro di Eastwood affronti il difficile tema del chupacabra. E’ di questi giorni la notizia secondo cui esisterebbero prove scientifiche sull’esistenza di questo strano animale, però i servizi segreti uzbechi in combutta con Christopher Hitchens e Cristina D’Avena non ci vogliono fare sapere la verità.
        Comunque io preferisco la luce soffusa, questa storia della luce accecante che caratterizza “le esperienze pre morte” mi infastisce un pò. Senza considerare il fatto che non abbiamo manco il tempo di morire e già ci ritroviamo in mezzo alla confusione, con un traffico di persone dal quale preferirei prendermi una pausa.

  10. Sono da anni che seguo il Mereghetti e compro il suo dizionario, ma dopo questa valutazione sul film di Clint Hereafter, si interrompe! Trovo il film mediocre, come quasi tutti i suoi film ad eccezione di Lettere da Jwo Jima: didattici, didascalici, prevedibili e con un’idea di cinema opposta alla mia. Comunque, detto questo, è uno che il cinema tecnicamente lo sa fare..
    Stefano

  11. appena finito di vedere e come sempre il mio giudizio è più che positivo. io adoro l’eastwood regista, personalmente ritengo che non sbagli un colpo, e questo film mi ha strappato più di una lacrima, oltre che tanta emozione. alla fine è questo che deve fare il cinema, darci emozioni. per fortuna non siamo tutti uguali e ognuno di noi ha il suo personalissimo livello di sensibilità, motivo per cui mi astengo dal giudicare i tanti post negativi letti sopra. personalmente ritengo eastwood il miglior regista attualmente in circolazione, per quanto non disdegni il genere prettamente action, le sane arti marziali, sparatorie e tanto tarantino, è eastwood che mi riconcilia al cinema quando cerco emozioni e non solo mero intrattenimento.

  12. Mah, quando non cerco “mero intrattenimento” mi do a Bergman, o Bunuel, o Ioseliani…e pazienza se gli altri poi mi dicono “radical”. Non metto in dubbio che Hereafter possa emozionare, ma i temi sono trattati superficialmente, ci sono diverse sequenze che giocano su clichè molto banali, e inserti effettistici fini a loro stessi.
    Unica sequenza che salverei, davvero “poetica”, è quella della lezione di cucina bendati, in cui i due personaggi si scoporono a vicenda non vedendosi, il tutto in un gioco vagamente allusivo…

  13. non è il cosa ma il come… a me eastwood piace, ma Hereafter l’ho trovato noioso, impalpabile, sterile… di una banalità spaventosa… Gran Torino e Mytstic River possedevano un lirismo che quest’opera neppure si sogna…

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