Baciami ancora

Baciami ancora **

Purtroppo L’ultimo bacio non è stato davvero l’ultimo.

Dieci anni dopo, Muccino riprende i personaggi del film che l’aveva imposto nel panorama del giovane cinema italiano del nuovo secolo: peccato che non abbia nient’altro da aggiungere, rispetto alle storie di allora.

Raccontare le due ore e mezza di Baciami ancora è impossibile e facilissimo contemporaneamente.

Basterebbe dire che la ronde sentimentale di dieci anni fa prosegue in un continuo prendersi e lasciarsi, tra accuse, rimorsi, rimpianti, pioggia, lacrime, canzoni invadenti….

Carlo (Stefano Accorsi) è sempre indeciso e ipocondriaco: sta con la giovanissima Anna (ancora?!), ma in fondo ama Giulia (Vittoria Puccini, che ha preso il posto della Mezzogiorno), bacia Anna ma pensa a Giulia, fa l’amore con Giulia, ma poi si riappacifica con Anna.

Giulia sta con l’attore fallito Simone (Adriano Giannini), ma forse ama ancora Carlo.

Però lo odia al tempo stesso: insomma il solito girotondo ormai scontato.

Gli altri non stanno molto meglio: Adriano (Giorgio Pasotti) torna a Roma dopo dieci anni, un paio di questi passati in carcere, per droga.

Nel frattempo la moglie Livia (Sabrina Impacciatore) ha cresciuto da sola il figlio Matteo e da un anno si vede con lo schizofrenico Paolo (Claudio Santamaria).

Marco (Pierfrancesco Favino) è sposato con Veronica, ma lei non riesce ad avere un figlio e il loro matrimonio sta andando a rotoli.

Alberto (Marco Cocci) passa ancora di donna in donna e sogna il Brasile.

Vi sembra di avere già visto tutto? Per forza, nessuno si è mosso di un millimetro dai tempi de L’ultimo bacio: i personaggi sono cristallizzati nei loro caratteri originari. Ma se dieci anni fa non conoscevamo Carlo, Giulia, Marco, Adriano…. oggi non è più così: sono tutti parte di quella borghesia romana che non ha mai problemi di lavoro, viaggia su potenti macchine tedesche e si strugge, incapace di superare un profondo e devastante egoismo.

Non ci erano molto simpatici allora, non sono cambiati oggi. Eppure Muccino, che forse si identifica con quel mondo, continua a renderli ancora più antipatici e vuoti.

Baciami ancora non fa altro che ripetere ad libitum le stesse situazioni e le stesse reazioni di allora: con quale dei personaggi ci dovremmo identificare?

Ma questo sarebbe il meno, se all’evidente limite nella struttura narrativa non si sommassero altri clamorosi passi falsi, a partire dalla totale ed assoluta inadeguetezza di Accorsi nei panni del protagonista Carlo.

Quello che, dieci anni fa, poteva sembrare ad alcuni un volto nuovo per il cinema italiano, oggi appare in tutta la sua limitata gamma espressiva: neppure lui sembra credere alle indecisioni del suo personaggio e questo sullo schermo si vede, drammaticamente. Lo sguardo sempre spento, una smorfia costante del viso, impacciato fisicamente.

Così come appaiono forzati e stucchevoli il pur altrimenti bravo Santamaria, sempre depresso o euforico, sempre sopra le righe, e la Impacciatore.

Adriano Giannini si limita a passare sullo sfondo, quando Accorsi e la Puccini si scambiano battute e accuse e Cocci non lascia alcuna traccia nel film, salvo incaricarsi di concludere (poeticamente???) il film in Brasile.

Fortunatamente ci sono alcuni momenti autenticamente riusciti e riguardano quasi tutti il personaggio interpretato da Favino, come sempre una spanna sopra gli altri, anche grazie ad un ruolo ben scritto, divertente, che ricorda, in certi duetti con la moglie e con gli amici, il miglior Sordi.

E poi c’è Giorgio Pasotti, terribilmente imbruttito e imbolsito, ma capace di infondere un po’ di verità nel suo personaggio di revenant, di fantasma del passato, che ritorna a scombussolare le vite di tutti.

Le sue scene con Valeria Bruni Tedeschi sono tra le cose migliori del film: il loro incontro in un semplicissimo campo/controcampo restituisce un po’ di vita ad un film che n’è per lo più privo.

Muccino sfiora spesso il ridicolo involontario e sembra non essere mai cresciuto, neppure dopo la lunga parentesi americana: un po’ come i suoi protagonisti è rimasto fermo al 2000.

Quei dolly pubblicitari nei campi di grano tra Carlo e la figlia, sono veramente indifendibili.

Così come il product placement invasivo e forzato.

L’ultimo bacio guardava al modello Magnolia con un misto di ammirazione e invidia. Muccino era stato capace di importare nel cinema italiano quel montaggio rutilante, quelle riprese frammentate, quelle panoramiche a schiaffo, quei carrelli veloci, quelle interpretazioni urlate e quella struttura narrativa corale, che avevano fatto la fortuna del film di Paul Thomas Anderson.

L’attenzione all’aspetto sonoro, sia nella ricchissima musica extradiegetica, sia nell’efficacissima presa diretta, segnalavano un talento registico fuori dall’ordinario e modernissimo, capace di sfruttare magnificamente le qualità produttive.

Tutto questo serviva a Muccino per raccontare le sue tormentate storie d’amore, perfette per il superficiale dibattito da psicologi televisivi e per l’identificazione un po’ facile da parte dei ventenni (Come te nessuno mai) poi dei trentenni (L’ultimo bacio), quindi dei quarantenni (Ricordati di me).

Purtroppo i suoi film hollywoodiani non sono stati capaci di mettere ordine e di dare corpo al suo indubbio talento registico: sia La ricerca della felicità sia Sette Anime non sono stati altro che veicoli, per la beatificazione dell’eroe Will Smith, a cui il nostro ha aggiunto ben poco, oltre una professionale confezione.

Ed è singolare che in Baciami ancora Carlo e Adriano vedano il dvd di Io sono leggenda, il film di Smith che Muccino ha stranamente rifiutato: forse ci ha ripensato?

Tornato a Roma, purtroppo Muccino non ha fatto altro che ripetere nuovamente i clichè narrativi di dieci anni fa, senza accorgersi che il tempo non è passato invano, l’abilità nella messa in scena non sbalordisce più e non basta a mascherare una superficialità narrativa, che negli ultimi dieci anni ha contagiato e saturato televisione e giornali, fino al rigetto.

Dal cinema – dal suo cinema – ci si aspettava qualcosa di più: un po’ di verità, di dolore, di insoddisfazione e fallimenti. Altrimenti basta un Moccia qualsiasi…

Baciami ancora risulta fasullo, posticcio, imposto, estenuante.

Un’occasione persa.

 

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2 pensieri riguardo “Baciami ancora”

  1. […] – Baciami ancora di Gabriele Muccino – Basilicata Coast to Coast di Rocco Papaleo – La doppia ora di Giuseppe Capotondi – Io sono l’amore di Luca Guadagnino – Mine vaganti di Ferzan Ozpetek – La nostra vita di Daniele Luchetti – La prima cosa bella di Paolo Virzì – Le quattro volte di Michelangelo Frammartino – L’uomo che verrà di Giorgio Diritti – Venti sigarette di Aureliano Amedei […]

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