La seconda stagione della commedia brillante su sfondo giallo A Man On The Inside è ambientata al Wheeler College, dove Charles Nieuwendyk (Ted Danson) si trova ad indagare sul ricatto nei confronti del Preside Jack Berenger (Max Greenfield). Al centro del ricatto c’è l’accordo tra il Preside ed un ricco magnate, l’ex-alunno Brad Vinick (Gary Cole), pronto ad effettuare una donazione importante al College, ma solo in cambio di una modifica sostanziale delle politiche di gestione della struttura. Se nella precedente stagione Charles si era finto ospite di una casa di riposo per anziani, questa volta assume l’identità di un professore di ingegneria per poter indagare all’interno del College e capire chi ha interesse a ricattare Berenger. Charles si trova però attratto da Mona (Mary Steenburgen), una vulcanica professoressa di musica che irrompe come un fulmine nella sua vita, scompaginando le sue certezze (oltre che le indagini).
Inizia con un po’ di fatica questa seconda stagione e nella visione dei primi episodi si ha la sensazione che la storia non abbia la forza necessaria per conservare l’attenzione dello spettatore per tutta la durata degli otto episodi. Poi però il focus si sposta sui personaggi, sulle loro relazioni, sui rapporti personali e finisce per valorizzare il patrimonio più grande della prima stagione: le relazioni interpersonali. Ancora una volta le emozioni dei protagonisti sono il motore della vicenda, con particolare attenzione al mondo degli anziani. Certo viene da sorridere nel vedere vecchietti così lucidi e acuti, come nel caso di Charles e di Mona e a molti suona un po’ artefatta la loro condizione psico-fisica, che chiaramente rappresenta un’eccezione e non la norma; eppure il messaggio va oltre alcuni limiti di verosimiglianza: le relazioni sono il bene più importante, a tutte le età.
Nella prima stagione Charles trovava non solo il colpevole, ma soprattutto degli amici. Nella seconda stagione il protagonista continua a lavorare come detective, ricevendo anche il diploma di investigatore privato , ma soprattutto continua a tenersi stretti gli amici, a far crescere il rapporto d’amicizia, a costruire ponti che lo portino a restare vivo, senza mettersi da parte, senza indietreggiare di fronte alle novità tecnologiche o ai cambiamenti del mondo. Charles continua a crescere, così come tutti i protagonisti: li conosciamo meglio, ma soprattutto li vediamo affrontare e superare i propri problemi: la figlia di Charles, Emily (Mary Elizabeth Ellis) si lascerà alle spalle le proprie gabbie mentali per affrontare una nuova avventura professionale, spinta in questa scelta dall’esuberante incoscienza di Mona; Calbert (Stephen McKinley Henderson), il migliore amico di Charles, troverà la forza di farsi operare all’anca; Julie Kovalenko (Lilah Richcreek Estrada) ricostruirà il rapporto con la madre. E’ proprio la titolare dello studio investigativo dove lavora Charles ad essere sotto i riflettori e a diventare un personaggio più ricco di sfumature rispetto al passato. La crescita di Julia, come degli altri personaggi, passa da ottime interpretazioni, sia dal punto di vista del singolo che dell’interazione, come dimostra il particolare feeling che si crea tra Danson e la Steenburgen, compagni nel cast come nella vita.
Certamente la trama investigativa appare poca cosa, leggera e scarsamente emozionante, ma anche nella prima stagione, come detto, il cuore del racconto era piuttosto quello relazionale e non quello investigativo.
Se nella prima stagione il racconto era fortemente influenzato dal documentario The mole agent, del 2021, ora la serie procede con le sue gambe, con l’ambizione di diventare uno show antologico, ma perdendo equilibrio nella costruzione narrativa. L’interesse di Michael Schur (The Office, The Good Place, Brookliyn Nine-Nine) è chiaramente rivolto ad altri aspetti rispetto alla detection, ma questo in alcuni passaggi finisce per indebolire il racconto nel suo complesso e per depotenziare i temi sviluppati, peraltro ambiziosi ed originali. Accanto al tema della terza età della vita, il racconto affronta le questioni della formazione e dell’educazione dei giovani. Parlare del College porta naturalmente con sé anche dei ragionamenti sugli studi, sulle possibilità di accesso (fa sorridere il caso di una ragazza costretta a fare 12 lavori per potersi pagare gli studi), sul rapporto tra scuola e mondo del lavoro e, nello specifico, tra mondo umanistico e società contemporanea. Il tutto sempre con garbo, grazia ed umorismo, percorrendo quindi vie non usuali nella serialità televisiva.
Se la prima stagione dello show era rimasta per oltre un mese nella Top 10 di Netflix, questa seconda sembra aver riscosso un gradimento inferiore: a fronte di un avvio importante è poi scivolata velocemente fuori dalla Top 10, generando qualche perplessità sul rinnovo per una terza stagione.
Vedremo, certo nel panorama seriale, sia per temi che per tono, A Man On The Inside è sicuramente un prodotto che si muove su binari diversi da quelli più battuti. Non sempre lo fa con verosimiglianza e realismo, ma sempre con l’ambizione di far sorridere e al contempo riflettere.
TITOLO ORIGINALE: A MAN ON THE INSIDE
DURATA MEDIA DEGLI EPISODI: 35 minuti
NUMERO DEGLI EPISODI: 8
DISTRIBUZIONE STREAMING: Netflix
GENERE: Comedy, Crime, Spy
CONSIGLIATO: a quanti cercano un racconto facilmente visibile, piacevole e adatto ad una serata in famiglia.
SCONSIGLIATO: a quanti cercano una storia con colpi di scena e una trama investigativa robusta: in questa stagione, più ancora che nella prima, l’attenzione è soprattutto volta alla relazione ed alla crescita emotiva dei personaggi.
VISIONI PARALLELE: per tono garbato e intrattenimento familiare la serie tratta dal romanzo di Agatha Christie The Seven Dials (I sette quadranti, Netflix 2026) può rappresentare una visione complementare a Man On The Inside. Per quanto non manchi l’ironia tipica delle narrazioni di Agatha Christie, il racconto non è particolarmente articolato e la trama investigativa cede il passo ad altri aspetti di natura storico-sociale, che coinvolgono maggiormente l’attenzione e la negoziazione dello spettatore.
UN’IMMAGINE: l’immagine di Charles, sempre perfetto nei suoi abiti ‘business professional’ rappresenta lo spirito della serie, che certamente non manca di personalità e di eleganza.

