Gone Girls: Il serial killer di Long Island ***
Siamo a Long Island, Contea di Suffolk, nei pressi di Gilgo Beach, ad una ottantina di chilometri dalla città di New York. Qui, nel 2010, indagando sulla scomparsa di una giovane escort, Shannan Gilbert, vengono rinvenuti i resti di quattro vittime: Melissa Berthlemy, Amber Lynn Costello, Megan Waterman e Maureen Brainard-Barnes. Quattro donne, ribattezzate dalla stampa “GilgoFour”, di altezza e corporatura minuta, iscritte al sito di annunci Craiglist, tutte morte per strangolamento. A distanza di pochi mesi, nel 2011, si aggiunge il drammatico ritrovamento dei resti di altre vittime, compresa Shannan Gilbert, andando così a delineare un inquietante ed esteso luogo di sepoltura, utilizzato da un serial killer per depositare i resti delle sue vittime. Da questo cimitero affacciato sul mare si sviluppa la nostra storia, che intreccia le vicende delle vittime, raccontata dalle rispettive famiglie, con le indagini, lunghe e travagliate, fino ad arrivare alla svolta del Luglio 2023, con l’arresto del presunto serial killer, Rex Heuermann. L’uomo, un architetto newyorchese,viene accusato grazie a tracce del suo DNA compatibili con quelle presenti sui resti delle vittime.
Gone Girls: The Long Island Serial Killer è la storia di questi omicidi, ma non solo: c’è tanto di più.
Certamente la denuncia dell’inefficienza e della mancanza di professionalità da parte delle forza dell’ordine e nello specifico della polizia di Suffolk, peraltro uno dei distretti più estesi del Paese. Per oltre dieci anni le indagini non progrediscono a causa del disinteresse dei vertici della polizia e del procuratore, che ritengono uno spreco di tempo e di risorse indagare su donne scomparse durante l’attività di sex workers.
Disinteresse talmente palese da scoraggiare non solo gli investigatori, ma anche i possibili testimoni che, temendo ritorsioni o addirittura denunce, si sono astenuti dal fornire elementi utili alle indagini. Poche volte come in questo caso è evidente come le persone facciano la differenza e come quello che ad alcuni non riesce in anni, ad altri riesce in pochi mesi, non solo per abilità differenti, ma anche e soprattutto per una diversa determinazione. In questa vicenda sarà infatti decisivo il ricambio ai vertici investigativi della Contea. Durante i lunghi anni delle indagini condotte in modo approssimativo e isolato dalla polizia, l’unica voce che ha saputo mantenere alta l’attenzione dell’opinione pubblica è stata quella di Mari Gilbert, la madre di Shannan: alla sua testarda determinazione si deve il ritrovamento della prime quattro vittime e l’identificazione di elementi successivamente utili per le indagini e per l’identificazione del (presunto) colpevole. E’ lei in primis che devono ringraziare i parenti delle vittime del serial killer di Long Island perché è soprattutto grazie al suo impegno che l’opinione pubblica non ha mai cessato di interessarsi alla vicenda.
Un altro elemento peculiare è proprio l’attenzione che la serie dedica alle vittime. Sono loro le protagoniste della narrazione. La regista, LizGarbus, che ha già trattato la vicenda nel film del 2020 GoneGirls, vuole raccontare soprattutto la loro storia, presentandole per quello che erano: donne giovani e piene di vita che, oltre all’attività come sex workers, erano anche madri, sorelle, amiche. Non erano solo strumenti di piacere sessuale, oggetti del godimento altrui, ma donne con speranze e affetti. Pochi documentari crime sono riusciti a ricostruire con la stessa cura la sofferenza delle famiglie delle vittime che, allora come ora, convivono con un dolore privato che i fiumi di inchiostro, video e dichiarazioni non possono minimamente lenire. Solo l’identificazione e la cattura del colpevole può aiutarle: non certo ad eliminare il dolore, ma a dargli una dimensione temporale circoscritta al passato. Mettere un punto, che non cancella, ma aiuta a scrivere qualcosa di nuovo.
La serie si muove su tre episodi, seguendo uno schema diffuso nelle miniserie crime che consente di sviluppare il racconto su di un arco temporale di circa 2 ore e mezza, mantenendo la tensione senza perdere la dimensione di approfondimento e quella, come detto rilevante anche a livello drammaturgico, del coinvolgimento emotivo. Anche le scelte stilistiche si inseriscono nel solco delle precedenti produzioni di genere, particolarmente rilevanti, sia a livello quantitativo che qualitativo, nel catalogo di Netflix. L’alternanza di diversi momenti temporali, di interviste e ricostruzioni fiction, di filmati e documenti d’epoca è gestita con cura e attenzione al ritmo, senza enfatizzazioni di sorta.
La docuserie si inserisce quindi in un filone crime consolidato, raccontando con garbo e attenzione soprattutto il punto di vista delle vittime: non solo il loro dolore, ma anche la loro resistenza, la loro frustrazione, le loro umiliazioni, la loro ricerca di giustizia.
TITOLO ORIGINALE: Gone girls: The Long Island Serial Killer
DURATA MEDIA DEGLI EPISODI: circa 50 minuti
NUMERO DEGLI EPISODI: 3
DISTRIBUZIONE STREAMING: Netflix
GENERE: Crime Documentary True Crime
CONSIGLIATO: a quanti cercano una storia ricca di sfumature emotive. Qui l’attenzione è posta soprattutto sulle famiglie delle vittime, sulla loro dimensione umana più che su altri aspetti propri del genere come l’esplorazione della mente criminale o del contesto storico/sociologico.
SCONSIGLIATO: a quanti cercano un crime documentario crime centrato sul serial killer o sulle indagini. Come detto, qui il focus è diverso.
VISIONI PARALLELE: altre mini serie con un taglio particolare nel racconto di assassini seriali sono la produzione Amazon Prime Video Ted Bundy: Falling For a Killer e This is the Zodiac Speaking – Lettere da un serial killer distribuita da Netflix, entrambe recensite su Stanze di Cinema. Il racconto delle vicenda di Zodiac viene presentato con un focus sempre centrato sul killer, ma visto dalla famiglia che gli è stata vicino per anni, senza sospettare nulla; la vita di Bundy è invece letta con gli occhi delle donne che gli sono state vicine e in particolare della fidanzata. Le vittime vengono presentate con cura e lo spettatore percepisce la drammatica perdita delle loro intelligenze, dei loro sogni, del loro fiorire.
Per quanti volessero invece restare a Long Island e approfondire questo specifico caso, c’è il film del 2020 Lost Girls, sempre diretto da LizGarbus.
UN’IMMAGINE:le numerose riprese dell’Ocean Parkway,viste da una prospettiva dall’alto, per trasmettere al contempo l’ampiezza del territorio di caccia del serial killer e lo spaesamento del nostro sguardo che non ha un luogo dove posarsi, dis-perso tra mare, strada e la boscaglia sul ciglio della strada divenuta un cimitero infinito.
