Tratto dal romanzo omonimo di Marcelo Paiva del 2015, Io sono ancora qui segna il ritorno al cinema di Walter Salles (Central do Brazil, I diari della motocicletta) a dodici anni di distanza dall’adattamento di On the Road.
Ambientato a Rio nell’inverno del 1970, il suo nuovo lavoro racconta la sparizione dell’ingegnere ed ex deputato del Partito Laburista Rubens Paiva, prelevato una mattina dalla polizia politica e mai più tornato a casa.
Per farlo si affida al punto di vista della moglie, Eunice, testimone e vittima della violenza della dittatura militare che per 21 anni, a partire dal 1964, ha retto le sorti del Paese.
Accanto a lei i cinque figli, con la più grande Veroca, che era a Londra quando il padre fu arrestato, e il più piccolo Marcelo, ancora bambino.
Il film di Salles è una parabola familiare inquietante, che preferisce limitare al massimo la rappresentazione della violenza e mostrare come la si possa esercitare in modo burocratico, asettico, nel silenzio dei motivi e dei destini.
Alla moglie e ai figli di Rubens Paiva nessuna notizia, nessuna conferma, nessuna accusa, nessun corpo. Solo l’angoscia dell’assenza e l’impossibilità di piangere davvero la fine, senza neppure sapere il perché.
Solo negli anni novanta del secolo scorso lo Stato consegna alla famiglia il certificato di morte dell’ex deputato, ammettendo le proprie responsabilità.
Ma nel frattempo la vita continua, deve farlo.
Eunice non smette mai di sorridere amaro, rimboccandosi le mani e ricominciando da capo a quasi cinquant’anni, per sè e per i propri figli. La casa che stavano costruendo assieme a Rubens rimane nei loro sogni, la famiglia deve spostarsi a San Paolo e lei si laurea a 48 anni in legge, specializzandosi nei diritti umani, senza mai perdersi d’animo, continuando a combattere la sua battaglia di verità e di dignità.
All’oscuro dell’aiuto che il marito stava dando ai dissidenti del regime militare, dal socio di Rubens si sentirà dire che “Non si può non fare nulla”: di fronte all’enormità della violenza di Stato, chi ha la possibilità, le conoscenze e le opportunità non può tirarsi indietro.
Il film è semplice, piano, onesto e civile. Molto borghese, non per questo meno necessario.
Il suo ritratto di un personaggio femminile che non si rassegna al dolore e al terrore, tenendo assieme la sua famiglia è encomiabile e questa volta anche ispirato ad una storia e una donna reali.
Formidabile il lavoro di Fernanda Torres nel ruolo della protagonista, mai sopra le righe, mai rassegnata, sempre dignitosa e sorridente, a beneficio dei figli più piccoli, anche quando le lacrime sarebbero state necessarie. La regia empatica di Salles le sta accanto, senza alcun eccesso melodrammatico, senza alcuna sbavatura.
Io sono ancora qui è un film solido, che attraversa la tragedia asciugando ogni eccesso, lasciando che sia l’angoscia dell’ignoto, in modo kafkiano, a segnare la discesa nell’abisso di una famiglia e di un Paese.
Da non perdere.


[…] Migliore sceneggiatura: Murilo Hauser, Heitor Lorega per I’m Still Here […]