Nella Lione contemporanea che sembra uscita da un film di Woody Allen, vivono Joan, sposata con Victor e con una figlia di otto anni, Alice che vive con Eric, senza credere nella passionalità dei sentimenti e Rebecca, che ha una storia con un misterioso Mister X, sposato.
Le prime due insegnano in un liceo locale, assieme a Victor, mentre Rebecca ha lasciato la scuola, lavora come guida in un museo, con la speranza che i suoi disegni vengano finalmente apprezzati.
Joan confessa ad Alice che l’amore per Victor è improvvisamente svanito. Quando lo dice anche al marito, quest’ultimo disperato finisce per ubriacarsi, rimanendo vittima di un incidente stradale.
Nel frattempo l’amante di Rebecca non è altri che Eric, mentre un numero sognato da Alice si rivela quello di un artista contemporaneo, con cui la donna intreccia segretamente una relazione. L’unica a conoscere la verità è appunto Rebecca, ma nel suo ruolo di amica, amante e confidente, cercherà di sistemare le cose per tutti.
Il fantasma di Victor appare una notte a Joan che nel frattempo medita di sostituirlo con il nuovo timido professore che lo ha sostituito in classe e che sembra desiderarla oppure con l’insegnante di musica, assai più affascinante.
La ronde sentimentale di Emmanuel Mouret vorrebbe avere dalla sua la leggerezza della commedia e l’amarezza della vita vissuta. Solo che ha poco di entrambe.
I desideri delle tre sembrano realizzarsi un passo alla volta, tra inciampi, rinvii, delusioni e illusioni, ma forse la realtà è più complessa e alla fine ciascuna continua a ripetere gli errori di sempre.
Trois Amies sembra dirci che l’illusione del cambiamento ci riporta sempre a noi stessi. Eppure c’è qualcuno che si sacrifica, che si ama davvero, nonostante il tempo che passa e la passione che appassisce e che in fondo l’entusiasmo dell’innamoramento è una brezza dolce che dura un attimo, ma la convivenza e la condivisione delle responsabilità è uno scirocco non sempre piacevole da affrontare.
Il film è lieve, ma non ha mai davvero la brillantezza della commedia. Mantiene un tono dolceamaro, senza mai trovare una vera necessità. Interpretato da un cast di volti ordinari, che contribuiscono a rendere almeno credibile ogni svolta narrativa, nonostante i meccanismi della commedia degli equivoci si facciano palesi, ma mai davvero utilizzati sino in fondo.
Complessità fortuita: prendendo a prestito il titolo del fortunato romanzo che ha scritto uno dei personaggi del film, possiamo dire che anche il lavoro di Mouret sembra aderire perfettamente a questa idea.
Per qualcuno potrà essere irritante l’assenza di passione vera e l’andamento ondivago di questa ronde che non prende mai velocità. Probabilmente la presenza in concorso a Venezia 81 è una scelta fin troppo generosa, per questo femminile Trois Amies, a cui sembra mancare sempre qualcosa per essere davvero interessante.
Garbato.

