Ferry: una serie crime agrodolce con un protagonista in gran forma

Ferry ***

Ferry Bauman (Frank Lammers) non sembra passarsela benissimo: la concorrenza tra i trafficanti di droga nel Brabante non è poca e i suoi mezzi sono limitati. Ferry del resto è ancora solo un piccolo produttore che fatica a trovare occasioni per smerciare le sue pastiglie. Per fortuna può contare su un gruppo di collaboratori fidati e quando il principale venditore di ecstasy della zona viene incarcerato, egli coglie l’occasione per rimpiazzarlo, grazie ad un accordo da un milione di pasticche con la banda motociclistica dei Pusaka: Ferry produce, loro trasportano. Dall’accordo però consegue la necessità di aumentare i volumi della produzione e questo non solo mette sotto stress l’organizzazione artigianale, in particolare Lars (Yannick Van de Velde), ‘cuoco’ e fratello della sua compagna Danielle (Elise Schaap), ma richiede anche un diverso volume di approvvigionamento. Ferry cerca allora di coinvolgere Marco (Koen De Graeve), suo amico d’infanzia e titolare del salone di bellezza Styletto, dove lavora Danielle. Quando le cose si mettono male e la polizia scopre l’accordo tra i due, Marco non esita a tradire Ferry che nel frattempo si trova, suo malgrado, sul punto di rompere con Danielle, che è rimasta incinta e non vuole che il figlio cresca in un ambiente criminale.

Gli otto episodi di Ferry: De Serie (Ferry: la serie), diffusi in streaming da Netflix, si presentano come un prequel delle vicende narrate nelle tre stagioni di Undercover, show molto apprezzato da pubblico e critica. In quel caso i protagonisti erano due agenti della polizia olandese, infiltrati nella banda (e nella famiglia) di Ferry che aveva ormai assunto lo status di ‘nemico pubblico n.1’ per gli agenti del narcotraffico.

Il personaggio di Ferry è nato quindi come un moderno villain, ma ben presto si è guadagnato l’interesse del pubblico al punto da spingere Netflix a commissionare un lungometraggio (Ferry) sulle sue origini ciminali e poi, appunto, questa serie che a livello storico rappresenta un collegamento tra il film e le vicende narrate in Undercover. Si tratta quindi di un mondo narrativo ramificato e di successo. Come in tutti i sistemi narrativi complessi degli ultimi anni, la porta d’accesso non conta: quando ci si trova immersi nel mondo criminale di Bauman fa poca differenza da dove si è entrati. Per l’esplorazione di questo eccentrico sottobosco criminale non serve quindi necessariamente aver visto prima il film o le tre stagioni di Undercover.

Tra la galleria degli antieroi che affollano il nostro immaginario seriale, catalogo peraltro ricchissimo, Ferry Bauman trova una sua ben precisa collocazione. Innanzitutto geografica: certo non sono molte le produzioni dei Paesi Bassi con questa visibilità internazionale. Le vicende sono infatti strettamente legate al Brabante. Il territorio, di nobili origini storiche e oggi diviso tra Olanda e Belgio, è noto agli appassionati di ciclismo per la corsa Freccia del Brabante, un succoso antipasto delle Classiche delle Ardenne (Amstel Gold Race, Freccia Vallone e Liegi-Bastogne-Liegi), ma la maggior parte delle persone lo ha sentito nominare per aver dato i natali a Vincent Van Gogh e per la città di Eindhoven, con annessi calcistici e connessi elettronici. Per gli Olandesi questa terra rappresenta un sinonimo di convivialità e di spensieratezza, è “il sud” famoso soprattutto per i suoi cottage immersi nella natura. Che sia un territorio ad alta concentrazione criminale lo abbiamo invece scoperto da qualche anno con il rinvenimento a Wouwse Plantage, un villaggio al confine con il Belgio, di container insonorizzati con agghiaccianti poltrone “modello dentista”, adibite a strumenti di tortura. È questa l’opera di gang crudeli e spietate che si occupano del traffico internazionale della droga sbarcata nei porti olandesi e belgi. Negli ultimi anni del resto l’Olanda si è impegnata in una strenua lotta alle mafie che hanno acquisito potere e senso di intoccabilità, spingendosi fino a delitti efferati di giornalisti e uomini pubblici.

Ferry è però peculiare non solo per la sua simbiosi con il Brabante, ma anche per quel suo modo di apparire come un sopravvissuto alla vita. Ha ancora lo sguardo affamato e sornione di un ragazzo delle superiori che farebbe di tutto per i suoi amici, che desidera conquistare il mondo per la sua ragazza e che deve lottare con l’incomprensione di un mondo più lento di quello che vedono i suoi occhi. Anche Danielle ha lo stesso sguardo: gli amici sono sacri e il tradimento di Marco e della moglie Sabine è inaccettabile perché viola un valore fondamentale per entrambi. Danielle è più di una spalla per Ferry: solo insieme raggiungono un equilibrio, una stabilità che consente loro di superare le storture del mondo, cicatrizzando le ferite di un passato tutt’altro che facile e aspirando ad un futuro diverso insieme. Non è detto che debba essere necessariamente migliore, ma la coppia come tale ha la capacità di stare nel mondo per il semplice fatto di starci insieme. E’ il loro potere, quello che invece viene meno al cognato di Ferry, John, dopo la scomparsa della moglie, Claudia che abbiamo conosciuto nel lungometraggio.

C’è un forte senso della realtà alla base del racconto, che presenta il crimine con un misto di ironia e dramma e che assume tinte più fosche o più rosee a seconda del fatto che sia la parte drammatica o quella romantica a prevalere. La sapienza della scrittura sta non solo nell’aver amalgamato al meglio queste diverse tonalità, ma anche nell’averle condite con colpi di scena e imprevisti in grado di tenere sempre alta l’attenzione dello spettatore. Manca forse il taglio autoriale di un Vince Gilligan, ma si coglie il lavoro di un gruppo di professionisti che si muovono all’unisono sullo spartito di una scrittura che non ha niente da invidiare a Better Call Saul o a Breaking Bad.

A livello tecnico, la scelta vincente è stata confermare in blocco gli sceneggiatori di Undercover, guidati da Nico Molenaar. Anche il regista, Eshref Reybrouck è una garanzia di coerenza narrativa avendo già diretto diversi episodi delle tre stagioni precedenti. Sono invece nuove entrate sia il direttore della fotografia, ora Frederic Van Zandycke, che l’autore della colonna sonora, Byorn Eriksson, entrambi in sintonia immediata con gli altri membri dello staff. In particolare merita una citazione la qualità della fotografia che dà il meglio di sé nella rievocazione dei momenti passati, con tonalità calde ed emotive che trasmettono allo spettatore il senso struggente dei ricordi, specie di John, il cognato di Freddy che rievoca gli ultimi giorni trascorsi con la moglie. Frank Lammers fornisce poi ancora una volta un’interpretazione memorabile, con un non verbale strepitoso. Anche gli altri attori conferiscono ai personaggi tratti di realismo e di credibilità, con la giusta punta di capacità di respingere lo spettatore. Qui non ci sono infatti uomini aitanti, potenti e ricchi; c’è piuttosto un’umanità ferita e abbruttita che sopravvive in qualche modo sopportando a malapena se stessa e puntellando il proprio peso quotidiano con l’amicizia e l’amore. Questi valori rappresentano una sorta di ultima frontiera da non superare e quando avviene, anche per opera di un personaggio simpatico e piacione come Marco, il tradimento è difficile da digerire per i protagonisti come per lo spettatore.

Perdetevi in questo sottobosco criminale, anche se irto di situazioni spinose e a tratti respingenti: ne vale la pena.

TITOLO ORIGINALE: Ferry: de serie.

DURATA MEDIA DEGLI EPISODI: 45 minuti

NUMERO DEGLI EPISODI: 8

DISTRIBUZIONE STREAMING: Netflix

GENERE: Drama Crime

CONSIGLIATO: a quanti hanno apprezzato Undercover e già conoscono il personaggio di Ferry.

SCONSIGLIATO: a quanti cercano un racconto originale. Sia i tratti del villain sia lo sviluppo della trama non sono particolarmente innovativi e rispecchiano quelli che potremmo definire come i canoni della recente serialità crime.

VISIONI PARALLELE: Undercover (2019-2021) e Ferry, il film (2021). Entrambi disponibili nel catalogo Netflix.

UN’IMMAGINE: la camicia di Ferry che Marco indossa per sostituire la sua, fradicia, rende particolarmente odioso il tradimento ai danni dell’amico. I due bevono insieme, si raccontano confidenze e si passano i vestiti. Ma sotto alla camicia, Marco ha posizionato una cimice per registrare le dichiarazioni di Ferry. Anche i soldi che egli dovrebbe dare a Danielle, per garantirle un futuro economicamente sereno, vengono messi da parte come prova da consegnare alla polizia, insieme alla registrazione.

E tu, cosa ne pensi?

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.