Spiderhead

Spiderhead *1/2

Top Gun: Maverick è stato rinviato così a lungo che Joseph Kosinski, il suo regista, ha avuto il tempo di dirigere un nuovo film per Netfli, che esce in contemporanea al kolossal con Tom Cruise sulla piattaforma.

Spiderhead è un thriller distopico che richiama alcune scelte tematiche del suo cinema (Oblivion, Tron:Legacy) rinunciando tuttavia ad ogni spettacolarità, per racchiudere la sua storia in una sorta di prigione di minima sicurezza, posta su un’isola sperduta in mezzo all’oceano, dove l’affabile Steve Abnesti sperimenta sui prigionieri volontari gli effetti di una serie di farmaci sperimentali, con l’aiuto del suo assistente Mark.

Steve fa credere ai suoi pazienti di essere un semplice esecutore delle decisioni di un comitato scientifico, ma in realtà è lui a guidare la sperimentazione con la sua Abnesti Famaceuticals.

La prigione di Spiderhead è un complesso che sembra più una spa futuristica che un carcere: senza sbarre e senza celle, gli ospiti trasformati in cavie da laboratorio, per medicinali che inducono risate compulsive, rabbia incontenibile, desideri sessuali incontrollabili, paura e terrore.

Tra i prigionieri/volontari c’è Jeff, che in un incidente d’auto da ubriaco ha ucciso la fidanzata e uno dei suoi amici.

Jeff sembra legare in particolare con Lizzy, una giovane donna che lavora nel reparto aperitivi, almeno sino a quando Steve se ne accorge e cerca di sfruttare il sentimento tra i due per nuove sperimentazioni.

Il film di Kosinski sembra davvero un lavoro d’occasione, poco ispirato, tutto poggiato sul carisma degli interpreti, in particolare Chris Hemsworth e Miles Teller, per sopperire ad una scrittura drammatica fatta di nulla, che lascia più interrogativi che risposte nei suoi continui buchi di sceneggiatura.

Scritto dalla coppia di Deadpool e di 6 Underground, a partire da un racconto di George Sauders pubblicato nel 2010 sul New Yorker, il film non trova mai il tono giusto, sfiora l’ironia, si tiene alla larga della tragedia, evita il melò, rimane titubante anche sulla dimensione morale. Mette pochi ingredienti ed eterogenei, in un lavoro che rimane insapore.

Lo stesso Kosinski non pare davvero a suo agio con un film senza grandi set d’azione, riflessivo, sostanzialmente inerte dal punto di vista narrativo.

L’unico grande set della prigione non viene neppure sfruttato sino in fondo, lasciando in primo piano solo lo spazio degli esperimenti.

Non c’è mai alcuna vera riflessione filosofica sulla natura dei composti somministrati e sull’induzione deterministica che provocano, se non ad un livello estremamente superficiale.

Il film si fa così sempre più piccolo e sempre meno interessante: gli sviluppi arrivano telefonatissimi e persino l’uscita finale dallo spazio concentrazionario, non viene sfruttata davvero.

Nonostante i numeri che Netflix sciorina ad ogni nuova “prima”, siamo di fronte al solito prodotto mediocre e sciatto, con i soliti nomi a fare da specchietto per le allodole.

Inutile.

2 pensieri riguardo “Spiderhead”

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