Charlie’s Angels

Charlie’s Angels *1/2

Prodotta nel 1976 per la Abc da Aaron Spelling e Leonard Goldberg, Charlie’s Angels divenne subito un fenomeno di massa, capace di arrivare alla copertina di Time.

L’uscita di Farrah Fawcett dal cast originale dopo la prima stagione non intaccò il successo della serie che continuò ininterrottamente fino al 1981.

I due remake cinematografici dei primi anni 2000, diretti da McG con Cameron Diaz, Drew Barrymore e Lucy Liu, avevano puntato tutto sul fascino delle interpreti, su un tono demenziale e scanzonato e su una quantità di azione decisamente superiore alla serie originale.

Quando la Sony Columbia ha assegnato a Elisabeth Banks il compito di scrivere, dirigere e interpretare un nuovo remake, da un punto di vista completamente differente e più chiaramente femminile, pensava di rilanciare ancora una volta una delle sue proprietà storiche, facendone un veicolo per la star anticonformista Kristen Stewart.

Il prestigio non è riuscito, il film è stato un flop negli Stati Uniti, condito dalle puerili accuse della Banks al trattamento sessista riservato al suo film.

La realtà è che questo nuovo Charlie’s Angels è certamente coerente con l’idea originale di farne un film tutto dalla parte delle donne protagoniste, una sorta di chick flick d’azione, ma è altrettanto chiaramente un disastro da ogni altro punto di vista.

La trama è un pasticcio incoerente e incomprensibile, le parti d’azione sono fiacche e mal girate, il feeling tra le tre protagoniste vicino allo zero, l’ironia non arriva mai e tutto si risolve in due ore di noia senza fine, tra grandi quadri che si susseguono meccanicamente.

Depurare poi il film di ogni sensualità, trasformando le attrici in puri corpi d’azione, prive di qualsiasi fascino, di qualsiasi ambiguità o emozione, di qualsiasi interesse sentimentale, non aiuta di certo ad entrare in sintonia con loro e con le loro imprese.

Si è mai visto un film di 007, senza Money Penny e senza Bond Girl? Si è mai visto un Mission: Impossible senza un sottotesto sentimentale, sia pure solo potenziale?

Il giallo-rosa, che deve tutto a Intrigo Internazionale di Alfred Hitchcock, diventa qui completamente asessuato, con l’eccezione della prima scena, che serve appunto come rifiuto di una logica che evidentemente alla Banks appare vecchia e superata.

Bene, il problema è che la regista e sceneggiatrice non è capace di sostituire a quelle coordinate narrative un paradigma differente, ma ugualmente capace di ingaggiare l’attenzione dello spettatore.

Il film racconta, dopo un prologo a Rio de Janeiro, il tentativo delle ragazze di Charlie di evitare che un nuovo dispositivo energetico elettromagnetico, di nome Calisto, venga usato, grazie ad una falla del suo sistema, come sensazionale strumento di morte.

A scoprire il bug è una ricercatrice, Elena, che si mette in contatto con l’agenzia Townsend per fare in modo che Calisto non finisca in cattive mani.

Le agenti Sabina e Jane, assieme alla Bosley Rebekah, cercano di proteggerla da un complotto per eliminarla.

L’azione si sposta da Amburgo a Londra, da Berlino a Chamonix, sulle tracce dei device rubati.

Come nei peggiori action, le location internazionali sono cartoline di sfondo a inseguimenti e fughe sempre uguali e girate in modo piuttosto ordinario.

La Stewart ci prova, ma il suo ruolo è privo di alcuno spessore. La Banks si ritaglia il ruolo di Bosley, tra doppio gioco e spiegoni. Mentre il film spreca la fisicità di Ella Balinska.

Le attrici sembrano essersi divertite un mondo, noi molto meno.

In Italia dal 19 marzo 2020.

2 pensieri riguardo “Charlie’s Angels”

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