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Che cosa dire, guardando questa foto, tra le altre cose bellissima? Ebbene, il mio pensiero va subito al “Dio” – in terra – della chitarra: Eric Clapton, la “più importante star inglese della chitarra”, come lo definiscono Nick Logan e Bob Woffinden nell’Enciclopedia del Rock, edita in Italia dalla Fabbri Editori. Ed è proprio così, in effetti, senza ombra di dubbio: Clapton è tra i tre-quattro più grandi chitarristi rock d’ogni epoca (tale lo definiscono, all’unisono, tutti i migliori critici mondiali del settore: viene subito dopo, a mio avviso, un certo Jimi Hendrix, e sta insieme a Jimmy Page, Carlos Santana, Jeff Beck (altro big della contea del Surrey, da dove proviene Clapton), David Gilmour. Clapton è stato uno dei pionieri del cosiddetto British Blues degli anni sessanta, che prese piede in Inghilterra per “colpa” di alcuni vecchi mestieranti della musica come Alexis Korner, Cyril Davies e Graham Bond. Che cosa fu, il “revival” del blues inglese? Appunto la voglia di alcuni musicisti di importare in terra d’Albione il suono del blues del Delta, formatosi lungo le rive del fiume Mississippi negli States. Nei locali della capitale (dapprima il Blues and Barrelhouse Club o il Roundhouse, in seguito lo Ealing Rhythm and Blues Club, dove evoluì lo stesso Clapton, il Marquee, o etc.) così come nella provincia inglese si cominciò a suonare, in versione anglo-europea, il blues di Charly Patton, di Eddie “Son” House, Skip James, Leadbelly, padri fondatori del genere, e soprattutto quello di Robert Johnson: colui che ha dettato, secondo i più, le “tavole” del blues e colui che è stato uno dei modelli cardine del nostro Clapton. Fu Johnson, soprattutto, uno dei progenitori di alcune tecniche chitarristiche (bending, tapping, hammering, fingerpicking, bottleneck, etc., ossia le cosiddette “pizzicate” delle corde) che poi sono state acquisite, in vari momenti, dai moderni musicisti. Insieme a Clapton, in quei locali si sono formati tutti i grandi del rock britannico: da Jagger e Watts a McLaughlin, da Keith Richards, Jack Bruce, Ginger Baker (entrambi formarono i Cream con Clapton) e John Mayall a Eric Burdon, Jeff Beck, Steve Winwood, John Renbourn e Pete Townshend. Tornando alla foto in questione, quindi, cosa si può ancora affermare? In quella scritta “Clapton is god” è racchiusa, non solo un pezzo di storia musicale dell’ Inghilterra anni sessanta ma anche una fetta importante della società e del costume inglesi dell’epoca. Quindi, è per questo che la ritengo una foto “importante”. Pertanto, come direbbero gli inglesi: “lunga vita alla regina…pardon, lunga vita a chi ha scattato quella foto!!