Dragon Trainer

Dragon Trainer ***

Con colpevole ritardo, recuperiamo uno dei migliori film d’animazione del 2010: Dragon Trainer, prodotto dalla Dreamworks di Spielberg e diretto da Chris Sanders e Dean DeBlois (Lilo & Stitch).

La produzione li aveva assunti per portare a termine la terza collaborazione con la Aardman di Wallace e Gromit, ma poi ha preferito impegnarli su questa bellissima favola di vichinghi e draghi, tratta da un libro di Cressida Cowell.

Il film è ambientato sulla freddissima isola di Berk: Hiccup è il gracile figlio del vichingo Stoick, possente guida del villaggio, contro i temibili draghi, che rubano provviste e bestiame, mettendo a ferro e fuoco la comunità.

Il piccolo protagonista è un emarginato: non riesce a farsi valere in battaglia, non ha la forza degli altri suoi coetanei e nessuno lo prende sul serio, neppure il padre, quando racconta di aver catturato grazie all’astuzia una furia buia: la specie più veloce e temuta tra i draghi.

Incapace di sferrare il colpo finale per uccidere il drago che ha catturato, Hiccup, incredulo, scoprirà che invece la convivenza è possibile. Il draghetto, che il protagonista chiama Sdentato, a causa dei denti retrattili, è meno temibile di quello che sembra e non è davvero ostile. Immobilizzato sulle rive di un lago, non riesce a volare via, perchè ha la coda ferita: sarà proprio Hiccup ad aiutarlo.

I due superano la diffidenza reciproca e si aiutano l’un l’altro, superando ogni limite.

Nel frattempo, grazie alla conoscenza ed ai trucchi imparati da Sdentato, Hiccup diventa ben presto il miglior allievo alla “scuola dei draghi” del suo villaggio, guidata dal rude Skaracchio.

La bella Astrid si accorge finalmente di lui, invidiosa del suo insospettato talento ed altrettanto curiosa di scoprire cosa nasconde il prode Hiccup.

Il protagonista intanto si guadagnandosi sul campo il diritto alla prova finale: come un rito di passaggio all’età adulta, dovrà uccidere un drago, per dimostrare a tutti di essere parte della comunità.

Quando Hiccup si rifiuta sarà la furia buia a venire in suo soccorso. Entrambi finiranno però catturati e isolati dagli increduli vichinghi, che useranno Sdentato, per raggiungere il mitico luogo in cui si nascondono i draghi.

Il racconto di Chris Sanders e Dean DeBlois è una straordinaria avventura all’interno di una comunità, che vive nel terrore e nel pregiudizio: tutto quello che non si conosce è certamente malvagio e pericolosamente mortale.

La diversità di Hic e la sua incapacità di uccidere a sangue freddo saranno le chiave per aprire ai vichinghi le porte di un nuovo mondo, in cui la convivenza è possibile anche tra chi sembra inconciliabile.

La minaccia si tramuta in opportunità, attraverso la reciproca conoscenza, ogni diffidenza può essere vinta, concentrando le proprie forze per combattere i nemici reali e non quelli costruiti dall’ignoranza.

Allo stesso tempo Dragon trainer è una straordinaria storia di formazione, in cui diventare adulti non significa per forza uniformarsi, ma trovare il coraggio di non rinunciare mai a sè stessi, alle proprie qualità. Anche se sembrano poco apprezzate dagli altri e se questo vuol dire perdere qualcosa: ogni processo di cambiamento richiede un sacrificio, talvolta non solo metaforico.

Il film della Dreamwirks è un piccolo gioiello anche dal punto di vista visivo, anche grazie alla consulenza di Roger Deakins, che ha sfruttto magnificamente i chiaroscuri e le possibilità di un mondo in cui fuochi e luci naturali erano le uniche fonti di luce.

Le scene che coinvolgono i draghi volanti e i piccoli vichinghi sono quanto di più stupefacente si sia visto nell’ultimo anno, Avatar compreso. Le qualità cromatiche e la fluidità di racconto si legano perfettamente ad un racconto che non sembra avere cadute di tono e di gusto.

Quasi sempre nell’ultimo decennio, la migliore animazione finiva per rivolgersi anche e sopprattutto ad un pubblico adulto, diverso da quello d’elezione dell’infanzia e della primissima adolescenza.

Shrek, gli ultimi Miyazaki, gli stessi Up, Ratatouille o Gli Incredibili sono film che, per complessità di temi, età dei protagonisti, ironia sofisticata, sembravano accontentare un pubblico più smaliziato, più consapevole.

Per non parlare del secondo e terzo episodio Toy Story, vera e propria elegia del giocattolo, vista attraverso gli occhi di chi non è più un bambino e guarda con meravigliosa nostalgia alla spensieratezza dell’infanzia.

Dragon Trainer invece riesce nel miracolo di raccontare una storia che parla ai più piccoli, ma che riesce a coinvolgere anche i più grandi e funziona alla meraviglia anche per leggere, sia pure metaforicamente, il tempo in cui viviamo.

Negli Stati Uniti e nel resto del mondo il film è stato un enorme successo. In Italia invece non è riuscito a trovare il suo pubblico. Riscopritelo anche voi: non ve ne pentirete.

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